domenica 28 ottobre 2012

La Pinacoteca degli Agnelli, sospesa sul Lingotto

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli ha sede in quel magnifico esempio di architettura industriale reinventata che è il Lingotto. Alla stessa altezza della famosa bolla, in cui si svolgono riunioni di affari davanti a uno dei più superbi panorami del mondo, la Pinacoteca è ospitata da una struttura sospesa, che ricorda vagamente una nave e che è illuminata solo dall'alto, da un tetto di cristallo con alette che filtrano la luce del sole. Renzo Piano, l'architetto genovese che ha firmato la ristrutturazione del Lingotto, l'ha battezzata lo Scrigno. E come un preziosissimo scrigno, infatti, questi spazi accolgono 25 pezzi della collezione privata dell'Avvocato e di sua moglie, donati a una Fondazione che porta il nome dei due coniugi e che gestisce le attività della Pinacoteca.
Tra le opere figurano sei splendide tele del Canaletto raffiguranti Venezia e l'Alabardiere in un paesaggio del Tiepolo; ci sono quindi sette quadri di Matisse, realizzati tra gli anni '20 e '40 del Novecento, con colori mediterranei e luminosi, che è scritto nel catalogo "possono quasi competere con il gruppo dell'Hermitage di San Pietroburgo"; due opere di Picasso, una del periodo blu e l'altra, l'Uomo appoggiato a un tavolo, del periodo cubista, sono tra i capolavori dell'intera collezione; ancora, un dipinto di Renoir e uno di Manet, che rappresentano l'interesse di Giovanni e Marella Agnelli per l'impressionismo. La Velocità astratta di Giovanni Balla e i Lancieri italiani al galoppo di Gino Severini sono invece esempi dell'attenzione per l'arte italiana del primo Novecento. E proprio la presenza di Velocità massima, all'interno del Lingotto, ad aprire la visita alla Pinacoteca e ad esaltare il mito della velocità e della macchina, che all'inizio del secolo scorso affascinò i movimenti artistici italiani, assume un significato simbolico, chissà quanto casuale. Due splendide sculture di danzatrici di Antonio Canova testimoniano l'amore per l'arte e per il bello dei due coniugi.
Il desiderio di Gianni Agnelli di regalare alla sua città parte della sua collezione privata è partito da lontano, sin dai primi progetti per la ristrutturazione del Lingotto. John Elkann, l'ultimo erede della dinastia torinese, ha confidato che con questo regalo alla sua città Gianni Agnelli ha affermato "quanto sia forte il suo legame con questa terra. Voleva farlo lui personalmente, con qualcosa che duri nel tempo e sia capace di rafforzare la visibilità e il prestigio internazionale di Torino". Anche la sede della Pinacoteca non è stata scelta a caso. Il Lingotto è, secondo quanto sostiene Elkann, "uno dei luoghi della città più cari a mio nonno. La sua rinascita è un progetto che lo ha occupato molto, con l'ambizione di trasformare un'ex fabbrica in una nuova calamita dello sviluppo della città".
L'apertura della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, 10 anni fa, ha concluso la ristrutturazione del Lingotto, trasformato da fabbrica all'avanguardia degli anni '30, in luogo di cultura e di intrattenimento, di sviluppo e di attrazione della Torino del terzo millennio. Con il suo Centro Fiere, il Centro Congressi, l'Auditorium per i concerti, gli spazi commerciali dell'8 Gallery, le 12 sale cinematografiche gestite da Pathé, i suoi uffici per il terziario, l'hotel Le Meridien e la Pinacoteca, il Lingotto è ancora protagonista, con un nuovo capitolo, della storia di Torino.

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