domenica 21 ottobre 2012

Quando si andava al cinematografo

I primi cinema nati a Torino erano, come nella maggior parte delle città italiane, ambulanti. Fu all'inizio del Novecento, quando i primi audaci impresari intuirono le potenzialità della nuova arte, che nacquero le sale cinematografiche. Le prime a Torino furono il Moderno, al parco del Valentino, e il Salone Lumiere in Galleria Subalpina. L'accoglienza e l'entusiasmo dei torinesi furono tali che le sale cinematografiche, o cinematografi, come si chiamavano allora, si moltiplicarono e vennero aperti, tra gli altri, il Salone Marconi, in via Cernaia 2, il Salone Madrid, in via Nizza 11, lo Splendor in via Roma 31, il Mondial in via Roma 36, il Garibaldi e l'Olimpia in via Garibaldi. Il ritmo delle aperture fu tale che nel 1915 Torino contava ben 68 sale cinematografiche contro le 48 di Roma e le 40 di Milano.
Tra il 1910 e il 1920 aprirono le sale torinesi più belle, sontuosamente arredate, in grado di arrivare a ospitare oltre un migliaio di spettatori. La via che più delle altre sembrava destinata ai cinematografi era la centralissima via Roma, che ne ospitava ben nove: il Borsa, il Meridiana, il Minerva, l'Odeon, il Royal, lo Splendor, il Vittoria, il Volta e il Ghersi. Le sale più note erano il Cinema Teatro Vittoria, in attività col medesimo nome fino al 2003, e il Salone Ghersi, distrutto nelle devastazioni compiute durante il Ventennio. Il Vittoria, raccontano le cronache dell'epoca, aveva una "sala arieggiata da 16 finestroni e da un secondo ordine di 32 finestre, ha venti porte di sicurezza ed è capace di 1200 posti a sedere. La galleria contiene 250 posti con amplissimo spazio intorno". A differenza delle altre sale aveva un vero e proprio palcoscenico e aveva un sistema tale da permettere all'orchestra di vedere lo schermo e i quadri delle pellicole, in modo da concordare immediatamente il tema musicale con quello cinematografico (siamo negli anni del cinema muto!).
Pochi mesi dopo il Vittoria venne inaugurato quello che era forse il più sontuoso cinema torinese dei primi anni del Novecento, il Ghersi, in via Roma all'angolo con l'odierna via Gramsci. "Aveva un superbo scalone a tenaglia in marmo rosso di Verona e, al piano superiore, leggiadri salotti gustosamente decorati. In sala e nel ridotto, ai soffitti e alle pareti, profusione di ori, pitture, fregi sculturali. Tre pregevoli altorilievi rappresentarono Il ratto di Proserpina, Apollo e Dafne, Ercole e Caco figlio di Vulcano, un esteso dipinto figurava l'Apoteosi del genio. Salone lungo 35 metri, largo 20 con grandi lampadari di cristallo; in fondo un elegante palcoscenico per trattenimenti vari"
Pochissimi anni prima, nel dicembre 1913, era stato inaugurato in corso Vittorio Emanuele II, l'Ambrosio (ancora in attività col medesimo nome). La scelta del locale fece storcere il naso: lontano da via Roma una sala cinematografica ambiziosa non poteva sperare nel successo. L'entusiasmo dei torinesi, che avrebbe spinto i primi esercenti a trasformarsi anche in produttori, smentì ogni funesto pronostico. Le descrizioni dell'Ambrosio nei giornali dell'epoca danno un'idea di quanto fosse diversa allora l'idea di "andare al cinema", di quanto fossero raffinate ed eleganti le pretese degli spettatori, se confrontate con i popcorn dei loro posteri. "Nei mille metri quadrati del pianterreno vennero costrutte quattro ampie sale: quella d'ingresso, dove sono installati li sportelli per la vendita dei I e II e III posti, vi possono passeggiare comodamente dalle 150 alle 200 persone, e l'entrata è libera a tutti. Da questa si passa alle altre tre sale. Quella di Prima Classe, alta, spaziosa, tutta decorata a stucco, ha un aspetto veramente regale. Adornata con piante di sempreverdi, a comodo degli spettatori sono disposte delle graziose poltrone e tavoli di vimini. In questa sala che non è divisa da quelle di II e III che da una ampia arcata vi è allogata una scelta orchestra con varietà di programmi ed esecutori. Questi ampi locali rispondono esattamente al concetto moderno come luogo di ritrovo e passatempo. In essi il pubblico può darsi convegno per ascoltare della buona musica come nei più eleganti caffè-concerto in attesa, a suo comodo, di passare al Cinema per quella proiezione che più gli garba. La Sala The Room Bar è fornita d'un ottimo buffet. Per avere una esatta idea della vastità di questo Cinema, vi basti sapere che le esecuzioni musicali delle sale d'aspetto non sono menomamente udite nella sala di proiezione ove, naturalmente, v'è la relativa orchestra. Per un ampio corridoio chiuso da vetrate con fregi, adorno di piante, si passa alla sala di proiezione Questa sala misura circa venti metri di altezza, contiene 1800 spettatori. E' tutta bianca con fregi a stucco di buona scuola. Nell'atto si apre un lucernaio a vetri fregiati, sul quale sono disposti vari ordino di lampadine a tre colori. Tutta la sala è sfarzosamente illuminata da ricchissimi lampadari".
Il Cinema Ambrosio, l'unico sopravvissuto degli anni gloriosi della Belle Epoque torinese, è oggi un cinema multisala con tre sale dotate di ogni comfort moderno. Ma, come ogni sala recentemente costruita o ristrutturata, ha perso il fascino, la magia e l'identità di quelle prime sale torinesi, sontuose e inconfondibili. Nei tempi dei multiplex di cemento che dalle grandi periferie stanno facendo concorrenza alle gloriose sale del centro cittadino, costringendole a ristrutturarsi in multisale o a chiudere, questo è un piccolo omaggio alle prime grandiose sale, che regalarono ai torinesi, grandi cinefili già allora, le prime, belle emozioni del grande schermo. Grazie a loro e grazie al Lux e al Doria, gli ultimi cinema che hanno annunciato la chiusura sotto il peso della concorrenza di anonimi cinema di cemento delle grandi periferie.
Grazie al libro "Breve storia dei cinema torinesi" di Paolo Poncino

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