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domenica 28 ottobre 2012

Piazza San Carlo e la sua statua, protagoniste della storia torinese

E' considerata il "salotto di Torino" e sicuramente piazza S. Carlo è una delle più belle piazze d'Europa, con i due lati scanditi dall'elegante architettura barocca di Carlo di Castellamonte e con le due chiese gemelle di santa Cristina e san Carlo a chiudere il lato meridionale. La prospettiva è conclusa verso nord dal Palazzo Reale, tornato finalmente all'originario ed elegantissimo color bianco ghiaccio, e verso sud dall'ampia facciata ottocentesca della stazione di Porta Nuova. Al centro della piazza la statua più amata dai torinesi: il duca Emanuele Filiberto di ritorno dalla vittoriosa battaglia di S. Quintino, fermato nell'atto di inguainare la spada.
Testa di Ferro, questo il soprannome del duca, è ancora oggi, a ormai cinque secoli di distanza dal suo regno, uno dei sovrani più amati e più rispettati dai torinesi: fu lui a ricostruire il ducato sabaudo dopo le devastanti guerre cinquecentesche tra Spagnoli e Francesi, che ebbero proprio nelle sue terre uno dei teatri di battaglia più feroci. Fu lui a intuire che l'Italia, e non la Francia, doveva essere il centro degli interessi della sua dinastia. Fu lui a portare la capitale da Chambery a Torino e a voler dare un nuovo volto alla città subalpina.
La sua statua, al centro di piazza san Carlo, è l'omaggio di un popolo a un sovrano illuminato e mai dimenticato. Fu realizzata da Carlo Marochetti e posta al centro della piazza nel 1838. Affettuosamente chiamata dai torinesi Caval'd'Brons (cavallo di bronzo), doveva essere circondata da un basamento a gradoni, da statue allegoriche e da quattro grandi fontane alimentate dalle acque della Dora e dei laghi di Avigliana. Ma ci si fermò al severo ed essenziale basamento attorno al quale si sono svolti i principali avvenimenti dell'ultimo secolo di storia torinese.
Voluta da Carlo Emanuele I, figlio di Emanuele Filiberto, piazza san Carlo era il principale nodo urbano del primo ampliamento di Torino, verso la Porta Nuova. L'architettura uniforme che ancora oggi la caratterizza era tipica delle monarchie assolute, che attraverso l'uniformità, esprimevano la propria potenza. Non appena fu pubblico il progetto le famiglie patrizie fecero a gara per assicurarsi i lotti della piazza. Se i progetti urbanistici impedivano di manifestare il proprio prestigio e la propria potenza nelle facciate principali, volte verso la piazza, fu nei preziosissimi cortili, nei raffinati scaloni, nell'elegante sviluppo di saloni e appartamenti che le famiglie nobiliari e i propri architetti poterono sbizzarrirsi.
Oggi i palazzi nascosti dietro piazza san Carlo non appartengono più alla nobiltà piemontese, ma ad associazioni, fondazioni e banche che hanno tentato, nei restauri, di mantenere l'antico splendore. Sul lato meridionale della piazza le due chiese gemelle di san Carlo e di santa Cristina, diverse solo per piccoli dettagli e particolari che sfuggono all'occhio disattento e che ognuno dovrebbe divertirsi a scoprire da solo. Un po' come a piazza del Popolo, a Roma.
Sin dalla sua nascita piazza san Carlo è stata al centro della storia torinese. Il suo primo nome fu piazza Reale e a quell'epoca fu teatro di spettacoli grandiosi, tra cui una memorabile battaglia navale. Fu poi piazza d'Armi e anche sede di uno dei mercati cittadini. Gli ampi spazi e la vicinanza ai luoghi del potere fecero sì che in epoca più recente si tenessero qui le manifestazioni cittadine più importanti.
E' in piazza san Carlo che si accende il falò che il giorno di S. Giovanni predice il futuro cittadino; è qui che terminano, o comunque passano, tutti i cortei; è qui che si tengono i grandi concerti che aprono l'estate torinese o vogliono offrire un'occasione di incontro ai giovani; è qui che lo sport celebra i suoi momenti di dolore e di gioia: il corteo funebre del Grande Torino, che nel maggio 1949 paralizzò una città piangente e annichilita, ebbe in piazza san Carlo uno dei momenti più emotivi. E non sarebbe festa di scudetto o di vittoria se il Caval'd'Brons non portasse la bandiera della Juve o del Toro (una tradizionale manifestazione di gioia, questa di imbandierare il Duca Emanuele Filiberto, di cui è comunque bene sottolineare il pericolo e l'azzardo inutile).
Fino a una decina d'anni fa Piazza San Carlo era uno dei paercheggi più ambiti del centro storico., Che differenza da allora a oggi! Oggi, che è una magnifica piazza pedonale, si passeggia fino alla statua del Duca e si ammira il suo sguardo lontano, mentre inguaina la spada e lascia pensierosamente san Quintino, si raggiungono le due chiese gemelle camminando al centro della piazza, per non lasciarsi sfuggire la sua meravigliosa architettura. E senza correre il rischio di incorrere nel traffico impaziente di città. E' un sogno realizzato e chissà cosa ne penserà il Caval'd'Brons nella sua secolare imperturbabilità.

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