sabato 20 aprile 2013

Il diritto alla famiglia, al centro del 28° Festival Cinema Gay di Torino

E' iniziato ieri sera, con la proiezione del film Any day now di Travis Fine e con uno spettacolo musicale con la madrina Giuliana De Sio e il cantautore Roberto Casalino, il 28° Festival del Cinema a Tematiche Omosessuali di Torino. Il film dell'inaugurazione è un po' il manifesto dell'intera manifestazione di quest'anno: tratto da una storia vera, racconta la storia di Rudy, una drag queen di Los Angeles che, insieme al suo partner Paul, viceprocuratore distrettuale, cerca di ottenere la custodia di un ragazzo 14enne, affetto dalla sindrome di Down; ma siamo nel 1979 quando matrimoni e adozioni gay erano di là da venire e le cose non sono così semplici.
Non lo sono neanche oggi, come raccontano i 120 film presentati dal Festival, al Cinema Massimo, fino al 25 aprile e provenienti da 34 Paesi. Anche se lo sguardo verso i Paesi più intolleranti lascia una luce di speranza: "Il Focus Mezzaluna Rosa, puntato sul mondo islamico, mostra come, pur nelle difficoltà di una religione e di una tradizione asfissianti, i giovani marocchini, per esempio, parlino di omosessualità e diritti, (I'm Gay and Muslim), si possa far ironia sui matrimoni combinati, (Mixed Kebab) o dissacrare e deridere il maschilismo arabo ed essere apertamente militanti in Libano (Out Loud). Oppure come si possa comunque anche solo raccontare in Iran (Aynehaye Rooberoo) la difficile strada che una donna deve percorrere per poter cambiare sesso e vivere libera in un paese dove anche recentemente sono stati impiccati tre adolescenti gay. Infatti non ci si può nascondere che le persone GLBT siano in pericolo di vita in molti Stati, tra cui la Palestina, come ci raccontano i ragazzi di Gvarim Bilti Nir'Im, o ci mostra la tragica storia d'amore tra un palestinese e un israeliano, schiacciata dal conflitto, di Alata, uno dei film in concorso." scrive Alessandro Golinelli nella guida pubblicata sul sito web del Festival torinese.
Ai Paesi in cui i gay potrebbero vivere apertamente la propria condizione, ma in cui i loro diritti, come le unioni civili e le adozioni sono ancora negati, in particolare al caso Italia, è invece dedicato il Focus We Are Family, che analizza il desiderio-diritto delle coppie omosessuali di veder riconosciuto il loro amore anche legalmente e di essere una famiglia, con figli compresi. Se ne parla sin "dal documentario Vorrei ma non posso. Il film vuol proprio mettere in luce come, pur tra difficoltà e contraddizioni, la distanza tra Italia e altri Stati occidentali, sia divenuta abissale. In molte parti del pianeta si discute e ci si interroga sulle nuove famiglie, sulle dinamiche interne, (il divertente e irriverente Mon arbre o il tenero I Do), e soprattutto di figli e di difficoltà a tenere unito un matrimonio, come tutti i matrimoni, in virtù di una nascita (A Matter of Sex, The Commitment, o Familias por igual). Ma che le cose siano almeno culturalmente cambiate anche in Italia, lo prova Chilometro Zero, l'ampia sezione dedicata a documentari, numeri zero o intere serie web, come Re(l)azioni a catena, oppure G & T, di registi e registe indipendenti italiani, anche di Torino. Il cambiamento più notevole nel mondo, riguarda proprio il fatto che quel vuoto di immagini e storie che molti registi gay militanti sentivano l'impellenza di colmare qualche decennio fa, è meno assoluto, anzi. Basti pensare alla massiccia presenza di personaggi GLBT nelle serie televisive, soprattutto americane". Ma non solo: anche le serie spagnole offrono amori omosessuali e saffici all'interno delle loro trame e li trattano con la stessa cura riservata agli amori etero (poi è la censura italiana che pensa a farsene beffe, quando arrivano sugli schermi nazionali, basti pensare a Fisica o quimica o al recente Tierra de lobos).
I film in concorso sembrano puntare soprattutto sulla fisicità: Golinelli sottolinea come ci siano "corpi nudi, uccisi, che si scambiano (Alata); che si desiderano silenziosamente (Boven is het stil), che fanno sesso a tre (El sexo de los ángeles) o che fanno sentire le propria assenza (White Frog); che comunicano e si amano ballando (Five Dances) che sono innocenti e proibiti (il polacco W imie..., sulla sessualità nei convitti cattolici); che confrontano la propria età (Todo mundo tiene a alguien menos yo); che si indagano e si conoscono col sesso (Jack & Diane) o infine che sono lo specchio di un corpo che li racchiude tutti: quello bellissimo e insaziabile di un divo del cinema come James Dean (Joshua Tree, 1951: A Portrait of James Dean)".
Al Festival diretto da Giovanni Minerba fanno come sempre da contorno feste e incontri, che rendono Torino capitale della comunità omosessuale per una settimana: la manifestazione è una delle più importanti del mondo e richiama spettatori da tutta Italia. Per ogni informazione non c'è posto migliore del vivacissimo sito web ufficiale del Festival: gli aggiornamenti sono continui ed è online anche il catalogo di quest'ultima edizione.

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