domenica 12 gennaio 2014

A Torino la prima Biennale della Fotografia Italiana. A cura di Vittorio Sgarbi (con qualche polemica)

A giugno o a settembre, non è ancora chiaro (ma il regolamento d'iscrizione parla del periodo aprile-giugno 2014), le Officine Grandi Riparazioni di Torino, diventate uno dei più importanti spaz espositivi cittadini, ospiteranno la prima Biennale della Fotografia Italiana.
Ci sono una pagina web, www.biennalefotografia.it, e una pagina su Facebook che forniscono informazioni per le iscrizioni e sugli obiettivi della manifestazione.
"La sempre maggior diffusione del mezzo fotografico, dal dopo guerra ad oggi, porta ad uno sviluppo della sensibilità estetica che si espanderà all'indagine artistica e porrà le basi per un nuovo strumento che ancor oggi ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo del giornalismo e del reportage. In Italia, ad oggi, nessuno ha avuto ancora il coraggio di porre il punto zero per una storicizzazione di un mezzo espressivo quale è la fotografia, ormai assunta agli alti onori dell'arte" scrive nel sito web il direttore artistico Giorgio Gregorio Grasso.
A curare la Biennale è stato chiamato Vittorio Sgarbi ed è a lui che Grasso attribuisce buona parte del merito della realizzazione dell'evento: "Ancora una volta la zampata del leone Sgarbi pone le basi per realizzare una meravigliosa opportunità!: la Prima Biennale Italiana di Fotografia, nessuno ci aveva mai pensato, chiedetevi perché…"
Ma, rivela oggi il quotidiano la Repubblica, è proprio Sgarbi il primo a dimostrare perplessità circa l'organizzazione della Biennale. Non gli piacciono i requisiti richiesti da Grasso ai partecipanti. Possono inviare le proprie immagini sia i fotografi professionisti che i dilettanti; ognuno di loro potrà inviare "un numero minimo di quattro ed un massimo di sei immagini in formato digitale. Tali immagini dovranno essere caricate sul sito ufficiale usando la scheda d’iscrizione, in formato .jpg per un massimo di 2MB di peso entro le ore 24.00 del 20 Gennaio 2014". Quindi "per ogni artista la commissione tecnica selezionerà due delle opere inviate in formato digitale" e ogni artista selezionato avrà per sé " uno spazio pari a 100 cm di larghezza per 200 cm di altezza"; ad ogni iscritto alla manifestazione viene chiesta una quota di 350 euro.
Ed è su queste regole che entra il disaccordo di Vittorio Sgarbi: "Tutto questo è stato pubblicato a mia insaputa, devo rivedere le regole, per ora mi dissocio. Non mi preoccupa la cifra richiesta, non sono più i tempi per chiedere contributi all'ente pubblico, chi è interessato deve mettersi in gioco e pagare. E oggi bisogna fare molto con poco, io in questo non mi tiro certo indietro. Non mi piace però che si sia andati avanti nel progetto senza più consultarmi" ha detto al telefono a la Repubblica. Ma non è divorzio dalla Biennale; sempre alla redazione torinese del quotidiano, il critico d'arte ha ricordato che "la fotografia per me non è una novità, ho una storia importante nel settore. Quando mi sono laureato, nel '74, poiché ho litigato con il mio relatore, un professore di arte medievale e moderna, per restare all'università ho accettato di fare l'assistente di fotografia a Italo Zannier, un incarico proseguito al Dams di Bologna fino al '78, mentre nel '79 ho realizzato ancora con Zannier una mostra a Venezia sullo stato della fotografia nel mondo, con Cornell Capa come curatore simbolico".
La preparazone della Biennale continua e se la Repubblica lamenta che per ora i nomi annunciati sono pochi, da quanto risulta dalla pagina su Facebook, Grasso sul sito web ufficiale della Biennale sottolinea che "la fondamentale partecipazione dei fotografi italiani è il centro, lo scopo di questa grandiosa iniziativa che per la prima volta nella storia dell'arte italiana propone una visione innovativa della fotografia che fece, ha fatto e farà la storia dell'Italia".

Nessun commento:

Posta un commento