martedì 14 gennaio 2014

La Cascina Marchesa: così la più elegante cascina di Torino è diventata una biblioteca

Nella sua espansione degli ultimi decenni del XX secolo, Torino ha inglobato varie cascine presenti nel suo territorio. Alcune sono andate perdute, ma tre sono state ristrutturate e trasformate in centri polifunzionali o in appartamenti, senza tradire l'identità della loro costruzione architettonica. La più famosa di tutte è la Cascina Marchesa, diventata uno dei centri culturali di riferimento della Barriera di Milano.
La storia di questa cascina inizia intorno al XVI secolo: apparteneva al feudo dei Marchesi Wilcardel de Fleury, un'antica famiglia nobile della Piccardia francese, arrivata a Torino nel VI secolo. Il primo documento storico che parla di questa cascina, all'epoca chiamata Floritta, è del 1677 ed è l'atto con cui Cristina Carlotta l'acquista dal fratello Franco Giuseppe, marchese di Fleury. Nel documento si forniscono informazioni oggi preziose sulla cascina, formata da un grande complesso architettonico con scuderie, due stalle, pollaio, granaio, colombari e forno. Il cortile interno ha due depositi e un pozzo d'acqua; la parte abitabile ha cantine voltate, un piano terreno con cucina e dispensa, una serie di stanze tra cui, la più grande, ha quattro finestre, due verso il giardino e due verso la corte. Ci sono inoltre due giardini esterni difesi dalle mura: in uno ci sono alberi da frutta, nell'altro una cappella. Intorno vari ettari di prati e campi coltivati.
Nel 1706, durante il famoso assedio di Torino, risolto dal sacrificio di Pietro Micca e dei suoi uomini e dall'arrivo delle truppe imperiali guidate dal Principe Eugenio di Savoia, la Cascina viene gravemente danneggiata dai francesi, che demolirono le mura di cinta e parte dell'edificio. Nel 1778, alla morte del marchese Guido Francesco Maurizio, senza eredi, tutte le sue proprietà passano ad Anna Vittoria Coardi di Carpenetto; siamo alla fine del secolo quando l'architetto Grossi racconta di una cascina Florita, chiamata anche la Marchesa, con "un edifizio ragguardevole". I documenti successivi insistono sulla bellezza dei giardini e dell'edificio padronale.
Di tutto il complesso è arrivato al nostro secolo la manica in stile neoclassico con loggiato, capitelli dorici e trabeazioni in pietra, che ospitava le stalle e i fienili e che fu aggiunta nell'Ottocento; i proprietari che si sono succeduti nel XIX secolo hanno infatti realizzato varie demolizioni, che hanno snaturato l'impianto cinquecentesco fino ad allora sopravvissuto; la frammentazione della proprietà tra gli eredi, l'intervento del Demanio, che sui territori della cascina ha disegnato le prime ferrovie, hanno fatto il resto. Ulteriori danni sono stati causati dai bombardamenti degli Alleati, durante la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni '70 le ultime demolizioni, per far spazio all'espansione di Torino, allora in piena emergenza per accogliere le grandi emigrazioni dal Sud.
La Cascina Marchesa è diventata proprietà del Comune di Torino nel 1978, in stato di abbandono.
Dopo vari lavori di ristrutturazione, è diventa parte della Biblioteca Comunale di Quartiere, con oltre 64mila libri, 94 posti di lettura e un calendario di corsi e incontri aperti al pubblico (l'ingresso è in corso Vercelli 137). Intorno sono sorti anche scuole materne elementari e medie, un centro d'incontro, un centro destinato alle donne e una palestra. Laddove c'è stata per secoli una delle più belle cascine della strada che da Torino portava a Chivasso, oggi c'è un importante punto d'incontro e di cultura per i residenti del quartiere, aperto a tutta la città.
Se siete interessati ad approfondire la storia della Cascina Marchesa, c'è questo interessante studio di Mauro Silvio Ainarti, con la collaborazione di Alessandro Depaoli, fornito anche di stampe, mappe catastali e foto d'epoca.
Dalla scheda sulla Cascina Machesa di museotorino.it, un paio di immagini di ieri e di oggi .






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