venerdì 21 febbraio 2014

Vans Clapié, il misterioso mago, veggente e alchimista che inferocì i torinesi e si dileguò

"Questa città ha un impianto ortogonale così perfetto, ha un'architettura così regolare e razionale, che per forza dietro le sue finestre devono succedere cose folli". Una bella definizione di Torino da parte di un'amica meridionale di tanti anni fa, che di tanto in tanto torna alla memoria.
Come in questo caso.
Il Palazzo dei Romagnano, in via Mercanti 3, in piena Contrada dei Guardinfanti, è uno dei palazzi più belli della Torino tardo-medievale. Tanto in lui ricorda il XV secolo: le ricche finestre ogivali, le tracce delle decorazioni in cotto, gli squarci di muratura a spina di pesce, il cortile interno dai portici bassi.
Quello che non tutti sanno è che nel XIX secolo fu abitato da un personaggio piuttosto misterioso. Una di quelle figure a metà strada tra magia, esoterismo e veggenza, che hanno sempre affascinato Torino (un impianto urbanistico così razionale non può che generare qualche forma di irrazionalità, ricordate?). Si chiamava Vans Clapiè, era detto il Cinese per via di qualche viaggio in Oriente come commerciante di stoffe. Era anche detto il Mago, perché amava la veggenza e le sperimentazioni, come una specie di alchimista del XIX secolo, e si dedicava, in particolare, al magnetismo; era un guaritore e veniva cercato anche per individuare la sorte delle persone scomparse. Le leggende che lo circondano vogliono che nel 1855 abbia previsto la Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, vedendo nei cristalli "centinaia di uomini che che indossavano una camicia rossa scendere da navi sbarcate in un'isola, guidati da un uomo in camicia rossa, con la barba e gli occhi ardenti", e che abbia previsto anche la morte di Cavour e altri fatti di cronaca.
E più che la sua passione per lo spiritismo o per le sperimentazioni, fu proprio la preveggenza a creargli non pochi problemi, insieme alla fama sinistra che poi accompagna spesso gli alchimisti, i guaritori e i sensitivi. Le sue previsioni riguardavano infatti quasi sempre eventi tragici e, quando iniziarono a verificarsi, i torinesi iniziarono a guardare al Cinese con sospetto e diffidenza. La prima volta fu quando annunciò la caduta di un balcone in via Dora Grossa (adesso via Garibaldi). E un balcone cadde davvero, ferendo un venditore ambulante; il proprietario si lavò le mani della faccenda, sostenendo che era colpa di Vans Clapié, che gli aveva fatto il malocchio per essersi rifiutato di prenderlo come inquilino, qualche anno prima. La folla inferocita raggiunse la vicina via dei Mercanti, per chiedere conto al Mago e quando lo trovò lo malmenò. La violenza colpì tanto Vans che da allora prese a uscire di casa sempre più raramente e sempre con molta diffidenza, aumentando così la sua fama sinistra e antipatizzante.
Nel 1875 ci fu un altro evento tragico, previsto da Clapié (non poteva farsi i fatti suoi, direte voi, visto i guai che gli procuravano le capacità preveggenti? Pare di no). In via Pietro Micca disse ai passanti di aver visto nei cristalli il prossimo incendio di una bottega, ma di non aver potuto vedere l'insegna, a causa del fumo denso. Poco dopo, il 28 ottobre, si incendiò la Drogheria Tortora di via Milano e in tanti ricordarono le parole del Mago. Però la goccia che fece traboccare il vaso fu un incendio, che si sviluppò nella stessa casa di Clapié, durante un esperimento. Si è già detto che fosse molto interessato al magnetismo e, durante un esperimento, che aveva già preannunciato come 'molto difficile', iniziò un piccolo incendio, che fu facilmente controllato dai gendarmi, ma la colonna di fumo che si alzò allarmò la popolazione e immediatamente si radunò una folla, di nuovo inferocita, davanti alla casa di via dei Mercanti 9. Clapiè venne portato via a fatica dai gendarmi, riuscì a dileguarsi e da allora non si seppe più niente di lui.
Storie che nasconde Torino, dietro l'impianto regolare e perfetto dei suoi isolati.


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