giovedì 27 marzo 2014

Il Teatro Regio conquista il New York Times: ecco come far funzionare un teatro d'opera italiano

Di nuovo Torino sulla grande stampa internazionale e di nuovo in termini lusinghieri e positivi. Dopo El Pais, la città ha sedotto il New York Times, rimasto conquistato dal Teatro Regio, considerato uno dei tre soli teatri d'opera italiani "che pagano regolarmente le proprie bollette", insieme alla Scala di Milano e alla Fenice di Venezia. "Per anni" spiega il quotidiano newyorkese ai suoi lettori "Torino è stata come Milano, senza la moda e senza vita notturna”" ma tutto è cambiato con i Giochi Invernali del 2006, grazie ai quali la città ha scoperto "il valore del turismo". Il passo naturale successivo è stata la promozione della cultura, vero pallino del sindaco Piero Fassino, intervistato al telefono dal NYT.
E nella promozione della cultura rientra, ovviamente, il Teatro Regio, fondato nel 1740, distrutto da un incendio nel 1936 e "riaperto solo nel 1973, con un funzionale, anche se sgargiante, moderno auditorium". L'ente culturale gode di buona salute, nonostante i tagli dei fondi pubblici, "grazie all'aumento delle risorse provenienti dai privati e alla vendita dei biglietti”" E, aggiunge il NYT, dal 2007, da quando Gianandrea Noseda si occupa della direzione musicale, "la qualità ha raggiunto i più alti livelli artistici". Per il sindaco Fassino, Noseda è "il miglior direttore attualmente operante in Italia", il che risulta fondamentale per la buona immagine del Teatro. E infatti, a tesserne le lodi è stato chiamato anche Michel Franck, direttore generale del parigino Théâtre des Champs-Élysées, secondo il quale il Regio "è quasi il migliore in Italia, ancora prima della Scala. Noseda è uno dei migliori direttori d'orchestra per il repertorio italiano e i cast che mette insieme sono fantastici". La fortuna del Regio non è solo il talento del suo direttore, ma anche la sua collocazione geografica: "Con nomi come Fiat, Ferrero Rocher, Lavazza ed Eataly che hanno le loro sedi nella regione, Torino ha un forte business, che offre benefici al teatro".
E poi ci sono i managers, che "fanno la differenza tra un teatro d'opera di successo e uno prossimo al disastro finanziario". Il Regio ha la reputazione di essere ben amministrato e i suoi bilanci sono pubblicati nel suo sito web. Un'operazione di trasparenza particolarmente apprezzata dal New York Times.
Il successo del Regio dipende molto dalla presenza di Noseda, si diceva, e il quotidiano spiega la strategia del direttore d'orchestra per attirare sponsors e risorse finanziarie: "Non funziona chiedere denaro e dire che ne hai bisogno per migliorare la qualità. Devi prima migliorare la qualità e poi verrà il denaro". E uno dei migliori modi per migliorare la qualità, è stato assicurarsi buone relazioni con i sindacati e con l'orchestra: "Li ho portati dalla mia parte. Parlare loro di musica è stato il segreto per costruire la loro professionalità". Decine di concerti, la partecipazione del coro, le giovani generazioni entrate a sostituire i pensionati, hanno contribuito a costruire una professionalità a misura di Noseda e a migliorare la reputazione del Regio.
Grazie ai rapporti con i magnati torinesi, Noseda ha avuto sufficienti finanziamenti per "competere aggressivamente su base globale", perché "se ti limiti a preservare quello che hai, il risultato sarà una lenta eutanasia". Così a Torino sono arrivati grandi nomi come Roert Carsen, David McVicar, Graham Vick e Damiano Michieletto. Grande spazio stanno avendo anche i tour internazionali, che contribuiscono a rafforzare la reputazione del Teatro Regio. Cina, Giappone, Gerania e Spagna sono nella lista dei Paesi che saranno visitati da Noseda. A dicembre la compagnia presenterà il Guglielmo Tell di Rossini in quattro città americane: New York, Toronto, Ann Arbor e Chicago. "E' il primo tour nordamericano di un teatro d'opera italiano a memoria d'uomo". E per il Teatro Regio di Torino, conclude il New York Times, sarà "l'occasione per mostrare all'America cosa sa fare".


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