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martedì 15 aprile 2014

Dal Campus Luigi Einaudi alle torri olimpiche, una passeggiata sul Lungo Dora

Nel suo percorso torinese, la Dora Riparia ha due particolarità curiose. Nei suoi estremi periferici si muove tra i prati di due grandi parchi cittadini, la Pellerina, al suo ingresso a Torino, e la Colletta, poco prima di incontrare il Po. Nel suo tratto storico, in cui le strade che la affiancano prendono i nomi delle città italiane, la vista è idealmente chiusa da due simboli dell'architettura contemporanea cittadina, il Campus Luigi Einaudi di Norman Foster, verso la collina (dal ponte di via Rossini è quasi sotto Superga), e le torri olimpiche di corso Mortara, verso le Alpi. In mezzo c'è la Torino storica, che mano a mano si è avvicinata al fiume, cambiando per sempre il suo volto, da città capitale aristocratica e burocratica a città industriale e operaia.
Ogni tanto, regalatevi una passeggiata sui Lungo Dora torinesi: sono un bel tuffo nell'immagine sempre in evoluzione di Torino e, allo stesso tempo, sempre fedele a se stessa, con le architetture severe e di ispirazione castellamontiana, con la Dora imbrigliata tra le alte mura, che la controllano e impediscono il rapporto diretto stabilito invece con il Po, nei suoi parchi e ai Murazzi.
Si lascia il Campus Luigi Einaudi, si volgono le spalle alla collina e si inizia a viaggiare nel tempo torinese. Ci sono piccoli squarci sulla Torino storica, i palazzi di sapore antico, via Rossini, con i suoi teatri e il suo Auditorium, i Giardini Reali, che aprono le porte ai palazzi del potere; e dall'altra parte gli edifici della Torino delle barriere operaie. Fino a Largo Regio Parco, dove la coesistenza delle due Torino si fa più evidente: da una parte i Giardini Reali con l'ingresso quasi monumentale al fiume, segnato dalle torri Rivella, e dall'altro corso Regio Parco e via Palermo, che si addentrano verso Barriera di Milano e i quartieri nati durante la tumultuosa crescita del Novecento, quando non era neanche più obbligatorio riprendere l'architettura severa e parigina che aveva ispirato Torino fino ad allora. Sui lungofiume si alternano palazzi signorili, che riprendono i battenti, i balconi di ferro battuto, le decorazioni in gesso del centro, a palazzi più moderni, di architettura più anonima e trasandata, con il cemento che mano a mano si afferma sugli altri materiali.
Si passeggia e si sentono parlare il romeno, l'arabo, qualche lingua slava non identificabile, di tanto in tanto anche l'italiano. Siamo tra via Bologna e corso Giulio Cesare: qui ci sono tre ponti, tutti storici. Il Ponte Mosca, su corso Giulio Cesare, a una sola campata, quasi una sfida per l'ingegneria torinese del XIX secolo (fu inaugurato nel 1830); il ponte in diagonale della ferrovia Ciriè-Lanzo, adesso pedonale e impossibile non attraversarlo, anche solo per vedere che effetto che fa; il ponte di Borgo Dora, con la sua piccola tribuna verso il fiume, che attira sempre chi vuole prendere un po' di sole e godersi la Dora e gli alberi che vi si affacciano. 
A Borgo Dora si perde il lungofiume del lato sinistro e si può continuare sull'altro lato, sul Lungo Dora Napoli, dove le architetture moderne convivono con preziosi edifici per il reddito immobiliare di inizio Novecento, ancora con qualche richiamo vagamente liberty. Le alte mure che cercano di controllare il corso del fiume lasciano il posto a rive più verdi, con alberi e siepi che ricordano la primavera e che sono di grande fascino in autunno. Superato il ponte di via Cigna, si intravedono le torri olimpiche, a chiudere la prospettiva. Poche centinaia di metri e il Lungo Dora Napoli termina in corso Principe Oddone. Di lì non ci sono più strade ad accompagnare il fiume: il Parco Dora di Spina 3 da terminare e i capannoni di Lucento, che hanno sfruttato la potenza motrice delle acque nella prima industrializzazione, hanno deciso altrimenti. Per ritrovare la Dora, bisogna aspettare il Parco della Pellerina. Non è lontano.



 



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