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venerdì 16 maggio 2014

I Tesori dal Portogallo a Palazzo Madama, con le loro architetture immaginarie e reali

L'allestimento è curioso, in netto contrasto con la grandiosità barocca della Sala del Senato, la grande sala che Cristina di Francia ricavò dal cortile interno della Fortezza degli Acaja. Sotto la volta affrescata del salone, ci sono alte impalcature, che sorreggono leggere teche di vetro, da cui brillano, preziosissimi, miniature, calici, reliquiari, croci. La mostra Tesori dal Portogallo – Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco, a Palazzo Madama, a Torino, fino al 28 settembre, colpisce prima di tutto per questo contrasto tra eterno e provvisorio e per le luci dorate, che attirano lo sguardo sugli splendidi manufatti di oreficeria. Poi rapisce la proposta del percorso espositivo.

L'architettura non solo nei palazzi patrizi, negli edifici religiosi, a cantare il potere dei sovrani e della Chiesa di Dio, ma anche come strumento per definire gli spazi e le illusioni, per tradurre l'immaginario comune in oggetti di piccole dimensioni, per scrivere simboli e valori estetici in cui si riconosca l'intera comunità. L'architettura, che non organizza solo gli edifici, ma stabilisce anche l'estetica degli oggetti, richiamando i propri simboli anche nel disegno di un reliquiario, per esempio.

Organizzata con il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona, la mostra offre opere provenienti da musei, chiese e collezioni private portoghesi. Sono 120 manufatti, tra dipinti, sculture, manuali, oreficerie, disegni e trattati, che raccontano l'idea di architettura, reale e teorica, realizzata e immaginata, di un Paese dalla lunga storia, con frequenti rapporti, e conseguenti influenze, con regioni lontane, grazie all'impero coloniale. Si inizia con l'età classica e si finisce con quattro progetti di architetti portoghesi contemporanei.

In mezzo ci sono le fonti che hanno ispirato l'architettura portoghese ed europea, dal De architectura di Vitruvio, fino a Leon Battista Alberti e Andrea Palladio, e alle loro influenze sul portoghese Francisco de Holanda; ci sono le preziosissime opere di microarchitettura: le croci, gli ostensori, i reliquiari, che mantengono lo stesso linguaggio architettonico dei grandi edifici, la stessa composizione/organizzazione degli spazi, con pinnacoli, volute o nicchie; ci sono i limiti all'architettura imposti dalla rigida disciplina della Controriforma (arrivata nel Portogallo, come in tutti i Paesi cattolici del sud, senza la precedente Riforma luterana) e anche i voli che l'architettura immaginata permette, definendo gli spazi in modo inedito, sviluppando la fantasia e le illusioni.

Su queste preziose teche di vetro, illuminate da una luce che rimanda i riflessi dorati degli oggetti in esposizione, veglia un magnifico arazzo fiammingo, che racconta la sfida di Niobe a Latona, nel suo tempio, con la terribile vendetta degli dèi; anche qui un'architettura fantastica, che definisce gli spazi e i movimenti, condizionando l'azione. Una bella riflessione sull'influenza che il linguaggio architettonico ha nel nostro immaginario e su come il vocabolario estetico stabilito in età classica abbia continuato a condizionare e a influenzare l'idea dello spazio e del bello fino a oggi.

Tesori dal Portogallo – Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco, è aperta fino al 28 settembre 2014; il biglietto d'ingresso è lo stesso che dà accesso a Palazzo Madama e costa 12 euro, ridotto 10 euro (gratuito per i possessori di Abbonamento Musei). Gli orari sono da martedì a sabato dalle 10 alle 18, domenica dalle 10 alle 19, chiuso il lunedì.

Tutte le info su www.palazzomadamatorino.it




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