venerdì 30 maggio 2014

In the name of Go(l)d, la guerra centrafricana alla Paola Meliga Galleria d'Arte

In the name of Go(L)d è l'intelligente titolo di una bella mostra fotografica, in corso nella Galleria d'Arte di Paola Meliga, in via Maria Vittoria 46/C, a Torino. Cosa non si fa nel nome di Dio e del denaro, differenziati in inglese da una sola lettera? 36 fotografie del fotoreporter torinese Ugo Lucio Borga, uno dei più noti fotogiornalisti italiani, rispondono alla domanda, raccontando il dramma della Repubblica Centrafricana, insanguinata dal conflitto tra cristiani e musulmani, che, a sua volta, nasconde un altro conflitto, quello per il controllo delle preziose risorse naturali del Paese (i diamanti sono una delle prime voci d'esportazione, sia legale che illegale).
Sono immagini in bianco e nero che colpiscono al cuore, per la loro violenza e per gli sguardi delle persone ritratte. Ci sono l'infanzia e la vecchiaia violate, i corpi abbandonati, la vita precaria sotto le tende. Ci sono le insidie che a un primo sguardo l'occhio inesperto non nota e che Paola Meliga sottolinea: in alcune foto si vedono i soldati che controllano gruppi di bambini piangenti e impauriti, hanno il dito quasi sul grilletto. Cosa potrebbero mai fare loro quei bambini inermi? "Non sono inermi. Nel Centrafrica i bambini imparano a usare le armi non appena sanno tenere qualcosa in mano; in mezzo a loro ci può essere qualcuno che tira una bomba a mano, una pistola, un'arma e provoca la morte. I bambini centrafricani possono essere molto pericolosi". Addestrati a uccidere sin dall'infanzia: "Sono sottoposti a una violenza che non dimenticheranno mai, anche se portati a vivere in territori di pace" commenta Paola Meliga.
Le fotografie sono accompagnate da brani di articoli o pensieri di Ugo Lucio Borga, che racconta in essi in quali condizioni sono state scattate le fotografie, a quali scene ha assistito durante il suo soggiorno centraficano; non sono solo ricordi di guerra, ma anche di credenze e usanze locali, come i rituali ancestrali o gli amuleti per difendersi dai proiettili. Sono note che aiutano a situare le fotografie e spiegano le sensazioni di una guerra senza fine, che divide anche nella morte, perché cristiani e musulmani non possono più essere sepolti nella stessa terra. Borga è uno dei fondatori dell'Associazione Six Degrees, che intende raccontare guerre e conflitti, discriminazione, povertà e immigrazione, e ha lavorato per numerosissime testate italiane e internazionali, tra cui La Stampa, il Corriere della Sera, Vanity Fair, il Venerdì di Repubblica, Time, The Guardian, Die Welt, La Vanguardia, La Croix.
Il conflitto centrafricano è dimenticato dai media internazionali, ma, denuncia l'UNICEF, ha causato oltre 600mila vittime tra i bambini, esposti alla violenza e alla malnutrizione (a causa della guerra, la Repubblica Centrafricana è uno dei Paesi più poveri del mondo, nonostante le potenzialità economiche).
La mostra torinese è stata organizzata con la collaborazione dell'Associazione Amici per il Centrafrica, che ha anche collaborato alla realizzazione del fotoreportage di Borga. L'8 aprile la presidente dell'Associazione Carla Pagani ha portato aiuti umanitari per 300mila euro a Bangui, la capitale della Repubblica, con un volo speciale organizzato dalla Farnesina e dal World Food Program. In the name of Go(L)d ha come obiettivo non solo far conoscere ai torinesi le conseguenze nefaste della guerra, ma anche la raccolta di aiuti e donazioni, per la gestione dell'emergenza. I progetti di Amici per il Centrafica riguardano soprattutto l'educazione e l'accoglienza dei bambini, la promozione della donna, la sanità, la formazione, lo sviluppo sostenibile, la difesa dei diritti; bisogna pensare che una parte della popolazione, la minoranza pigmea, vive addirittura in condizioni di semischiavitù (e storicamente il Centrafrica è stato serbatoio di schiavi sia per le potenze europee che per i Paesi del Nord del continente).
La mostra rimarrà aperta fino al 30 giugno; gli orari di apertura di Paola Meliga Galleria d'Arte sono dal martedì al sabato 10.45-12.45 e 15.30-19.30; l'ingresso è libero.



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