mercoledì 7 maggio 2014

Nella Torino sotterranea, anche le ghiacciaie. Le ultime, a Porta Palazzo

Gallerie sotterranee per la difesa della città, costruite intorno all'antica Cittadella e alle mura fortificate. Gallerie sotterranee a collegare i palazzi e le chiese, per facilitare i movimenti di preti e aristocratici. Gallerie sotterranee che portavano verso le delizie reali intorno alla città e gallerie sotterranee che venivano utilizzate dagli alchimisti sotto i palazzi cittadini. Torino ha gallerie sotterranee per tutti i gusti e per tutte le leggende, il suo sottosuolo è uno dei più misteriosi e inesplorati che si possano immaginare e non si finisce mai di imparare. Per esempio.


Oltre a queste sorprendenti reti di gallerie, ce n'erano altre per scopi più commerciali. Le gallerie per la conservazione del ghiaccio. Nel passato, il ghiaccio era, con il sale, uno dei beni più preziosi per la conservazione del cibo, richiestissimo soprattutto dai macellai, causa il facile deperimento delle carni, ma non solo (basti pensare alla facilità con cui marciscono frutta e verdura alle alte temperature). Rispetto alle altre città, Torino era avvantaggiata dalla vicinanza delle Alpi, dove c'erano vari ghiacciai utilizzati come cave, sia in Val di Susa che nelle Valli di Lanzo.

Tagliato in blocchi di dimensioni che potevano essere facilmente trasportati e che, allo stesso tempo, permettevano di farne arrivare a valle il più possibile, il ghiaccio raggiungeva Torino avvolto in sacchi di juta bagnato, con cui si cercava di preservarlo il più possibile.


E a Torino veniva conservato nelle ghiacciaie, locali sotterranei dalle temperature gelide. Le prime ghiacciaie torinesi di cui si ha notizia erano localizzate tra Porta Palazzo e il Santuario della Consolata, disegnate in una cartina del 1753. Ma si ha notizia anche di ghiacciaie a cui si aveva ingresso da via Giulio. Erano costruzioni tronco-coniche con copertura a cupola, forma che facilitava la conservazione del ghiaccio, di dimensioni notevoli, con diametro di una decina di metri e un'altezza di dimensioni simili; erano affiancate da discese elicoidali, che favorivano il movimento dei carri (nelle ghiacciaie oltre al ghiaccio c'erano anche le merci alimentari che aiutavano a conservare).

Oltre che a conservare quello delle valli alpine, le ghiacciaie torinesi producevano anche ghiaccio in proprio. Era dunque possibile produrlo in passato, in assenza di moderni impianti di refrigerazione? Sembra di sì. Il libro I segreti di Torino sotterranea, di autori vari, racconta che si sfruttava la morfologia del luogo, in appositi bacini: "Più precisamente, le fosse si allargavano nell'attuale corso Regina Margherita fino alla Consolata ed erano depressioni, in parte naturali e in parte artificiali, fornite da un canale scaricatore, dove d'inverno si raccoglieva l'acqua per farla gelare".

Nel XIX secolo le ghiacciaie furono ampliate verso l'attuale piazza Emanuele Filiberto ed è in quest'area, adiacente a Porta Palazzo, che, con il tempo, si trasformarono in locali di supporto ai commercianti del mercato. Su lastampa.it, c'è un bel reportage su uno di questi locali, in cui ancora oggi trovano posto i carretti degli ambulanti e che scende di ben cinque piani nel sottosuolo torinese, a pochi metri da Porta Palazzo. E proprio nel cuore di piazza della Repubblica, alcuni anni fa, sono state riportate alla luce le ghiacciaie che si possono vedere nel Centro Palatino, costruito da Massimilian Fuksas al posto del Mercato dell'Abbigliamento. Sono di forma circolare, con il pavimento leggermente inclinato, in modo da favorire la discesa dell'acqua del ghiaccio in scioglimento; nella parte superiore della volta hanno aperture coperte da grate, da cui si stipava il ghiaccio all'interno. Sono una delle poche prove visibili della vivacità dei sotterranei torinesi.

Nelle foto, le ghiacciaie del Centro Palatino.

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