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martedì 10 giugno 2014

Quando in via Garibaldi, a Torino, passavano i tram

A passarci, un sabato pomeriggio, quando la folla dei torinesi e dei turisti la riempie per la classica passeggiata pomeridiana, non si direbbe: un tempo in via Garibaldi passavano le automobili e i tram. E quando il Comune decise di renderla pedonale, ci furono anche le solite proteste dei commercianti. Adesso tornerebbero a protestare, se si decidesse il ritorno delle auto, adesso che la loro assenza l'ha resa una delle isole pedonali più frequentate e più turistiche della città.

Quando ci passavano le auto e i tram, via Garibaldi aveva marciapiedi stretti, su cui si affacciavano vivaci botteghe e atelier. Nella prima parte, quella tra piazza Castello e via XX settembre, c'erano i negozi dei vestiti da sposa ed è probabile che molte delle nostre mamme abbiano preparato lì il loro matrimonio; adesso, sostituiti i negozi dei vestiti da sposa, da quelli di abbigliamento soprattutto giovanile, profumerie e bigiotterie, il negozio più importante di questi isolati sembra essere lo store ufficiale della Juventus, davanti al quale si incontrano sempre tifosi provenienti da ogni parte d'Italia, pronti a farsi una foto.

Più avanti, andando verso piazza Statuto, c'erano negozi di guanti e di cappellini, mercerie che vendevano nastri e pizzi, atelier eleganti in cui le madamine si rifornivano, entrando sempre con i loro vestiti migliori perché, ricordano le signore, "non si andava mai in centro senza indossare cappellino e guanti"; c'erano anche librerie, gastronomie e bar. La vocazione commerciale di via Garibaldi è antichissima ed è dovuta, in fondo, al suo stesso ruolo: nell'antica città romana, era il decumano, una delle due vie principali intorno alle quali si sviluppava lo scacchiere cittadino, collegava la Porta Decumana, adesso inglobata in Palazzo Madama, con la Porta Praetoria, situata nei pressi dell'attuale via della Consolata. Era la via che doveva attraversare chiunque volesse raggiungere le Alpi o da esse tornasse. Ovvia, quindi la sua vocazione commerciale.

Diventata Contrada di Dora Grossa, a causa di un canale, doira in piemontese, presente nel suo centro e voluto da Emanuele Filiberto per questioni igieniche, la via fu 'raddrizzata' nel XVIII secolo, quando i Savoia stavano costruendo la propria capitale a immagine del potere assoluto dei sovrani. Filippo Juvarra le diede l'aspetto barocco e unitario che ha ancora oggi e che caratterizza gli interventi seicenteschi e settecenteschi. Dietro le sue facciate signorili c'erano soprattutto appartamenti da reddito, che hanno sostanzialmente mantenuto la loro funzione ancora oggi.

Il cambio più importante, quello davvero rivoluzionario per via Garibaldi e per l'intera città, è avvenuto nel 1979, quando il Comune ha deciso di renderla pedonale. Spariti i piccoli marciapiedi laterali, è diventata una delle vie pedonali più lunghe d'Europa, chiusa da un lato dalla facciata barocca e juvarriana di Palazzo Madama e dall'altro dalle Alpi. I dehors dei bar all'aperto, i negozi di abbigliamento, i grandi marchi internazionali, hanno sostituito buona parte delle botteghe, delle gastronomie e degli atelier che la caratterizzavano, ma alle folle del sabato pomeriggio, composte sempre più anche da turisti, non sembra interessare. La storia, del resto, impone cambi continui. Il successo della via Garibaldi pedonale, ha spinto la Giunta comunale ad altre operazioni simili in altre vie del centro, basti pensare a via Lagrange o a via Carlo Alberto.

Così, al vedere la via frequentatissima e apprezzatissima, fa un po' di impressione vedere le foto di quando passavano i tram. Era solo poco più di una trentina d'anni fa, in fondo (e all'angolo con via XX settembre c'era già Bata).  



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