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martedì 3 giugno 2014

Storia della Cavallerizza Reale di Torino, Patrimonio dell'Umanità a rischio

Alle spalle del Teatro Regio, seguendo via Verdi da un lato e i Giardini Reali dall'altro, si estende il complesso della Cavallerizza Reale, uno dei gioielli architettonici meno conosciuti di Torino. Appartiene alla cosiddetta zona di comando del capoluogo sabaudo, che unisce tutti i luoghi del potere torinese, in un affascinante unicum, dal Duomo e dal Palazzo Reale, sulla cui unione troneggia la Cappella della Sindone, fino, attraverso la lunga manica della Segreteria Reale, al Teatro Regio, all'Accademia e alla Cavallerizza Reale, nata per educare i giovani nobili, la futura classe dirigente dello Stato. Dal 1997, l'intera area è, insieme alle residenze sabaude, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO, perché il loro insieme offre "una panoramica completa dell'architettura monumentale europea nei secoli XVII e XVIII, utilizzando lo stile, le dimensioni e lo spazio per illustrare in modo eccezionale la dottrina prevalente della monarchia assoluta in termini materiali".

In questi giorni, la Cavallerizza Reale è tornata di grande attualità. Acquistata dal Comune di Torino al Demanio, per anni ha ospitato il Teatro Stabile, che l'ha utilizzata per spettacoli, prove, camerini, magazzini, laboratori, trasformando il complesso in un vero e proprio polo culturale, stretto, in fondo, tra il Teatro Regio, l'Università di Torino e la RAI. Con la crisi economica e la riduzione dei finanziamenti, il Teatro Stabile ha restituito la Cavallerizza al Comune, che ha deciso di vendere gli edifici a privati. Si parla così di ristrutturazioni per ospitare appartamenti di lusso e l'inevitabile centro commerciale, nel cuore di Torino.

Da alcuni giorni un gruppo di cittadini torinesi, riuniti nell'Assemblea Cavallerizza Reale 14.45, ha occupato la Cavallerizza, per protestare contro la decisione del Comune e per chiedere che il futuro di questo grandioso complesso rimanga pubblico, dedicato alla cultura, magari orizzontale, dal basso e alternativa. Gli occupanti mantengono puliti gli spazi abbandonati, offrono spettacoli e assemblee, fanno il conto dei danni e del degrado della struttura, aprono ai torinesi un angolo perduto dei Giardini Reali, da anni chiuso e per questo abitato da vegetali altissimi, quasi una selva nei pressi degli ultimi bastioni rimasti dell'antica cinta muraria.
Quest'occupazione ha riportato l'attenzione su questa costruzione barocca, a cui hanno lavorato i più importanti architetti di Corte, tra il XVII e il XVIII secolo, da Amedeo di Castellamonte a Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri. Una costruzione che racconta come i sovrani sabaudi immaginavano il loro potere assoluto e di come volevano formare la loro classe dirigente.

Siamo nella seconda metà del Seicento, ai tempi del secondo ampliamento di Torino, quello verso il Po, che dota la capitale di numerose strutture culturali, dal Teatro all'Università fino alle varie Accademie. La via principale dovrebbe essere la contrada della Zecca, oggi via Verdi, che rispetta l'ortogonalità dell'impianto romano di Torino (ma il tempo fa sì che la Contrada di Po, la prima via inclinata della città, che unisce piazza Castello con l'unico ponte sul fiume, rubi tutto il protagonismo dell'ampliamento). Sulla contrada di Zecca si affacciano gli edifici più importanti del nuovo ampliamento, dalla Zecca, appunto, all'Università all'Accademia Reale, poi Militare, con annessa Cavallerizza. Ed è su questo asse che sono impegnati per decenni gli architetti più importanti dei sovrani sabaudi, da Castellamonte a Juvarra fino ad Alfieri.

Di tutti gli edifici che vengono costruiti nella nuova via, la Cavallerizza Reale è quello architettonicamente più complesso. E quanto sia importante per i sovrani è dimostrato dal fatto che appartiene all'insieme dei palazzi del potere. La sua funzione, del resto è importante per la sopravvivenza dello Stato e viene spiegata da un editto che la Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours fa avere alle varie corti europee nel 1677, in occasione dell'apertura dell'Accademia Reale; ai giovani cadetti si insegnerà a "montar a cavallo, correr all'Anello, alle Teste, e al Fachino, a Ballare, a far di Spada, a volteggiare, l’Esercitio di Guerra, et evoluzioni Militari, le Matematiche e il Disegno. Quivi s'insegnerà anche il modo d’attaccar Piazze, e difenderle. Il che si tradurrà in pratica coll’attacco e difesa di un Forte, che si farà costruir a quest'effetto. S'aggiungerà inoltre a tutti questi Esercitii lo studio dell’Historie, quello della Cronologia, Geografia, Blasone, e delle lingue, e in particolare dell'Italiana, e Francese". Una preparazione a tutto campo, insomma, per i giovani rampolli dell'aristocrazia, che dovranno poi guidare gli eserciti e le macchine burocratiche dei sovrani. 

Il nuovo complesso deve prevedere, dunque, sia le stanze in cui i giovanotti dovevano studiare e dormire, sia i grandi spazi per il maneggio, l'equitazione e le scuderie. Amedeo di Castellamonte concepisce un grande edificio di pianta quadrata, articolato intorno a un cortile di 70 metri per quadrato; la composizione architettonica prevede due gallerie sovrapposte, appoggiate su colonne binate, e con un terzo, ulteriore ordine superiore, che riprendeva i motivi delle gallerie sottostanti. Il complesso è andato distrutto nel XX secolo, non solo a causa della Seconda Guerra Mondiale, e al suo posto sorge oggi il Teatro Regio firmato da Carlo Mollino. Accanto all'edificio dell'Accademia Reale, verso Est, Castellamonte progetta il complesso della Cavallerizza Reale, in cui trovano posto i maneggi, le scuderie e gli spazi per l'attività equestre. 

Castellamonte lo concepisce come un grande cortile, diviso in quattro parti dalle maniche delle Scuderie, raccordate al centro dalla Rotonda, un grande spazio circolare che deve servire da Cavallerizza. Il progetto castellamontiano non viene realizzato completamente e viene cambiato da Benedetto Alfieri, che, tra il 1740 e 1742, fa abbattere la manica orientale della croce, per fare posto a uno spazio molto più grande e solenne. L'edificio costruito ha dimensioni maggiori e più auliche, è completato da grandi nicchie in cui si trovano le tribune per gli spettatori, la Rotonda di Castellamonte diventa una sorta di atrio al pian terreno e di cappella nei piani superiori.

L'Accademia Militare, con la sua Cavallerizza, in realtà, è una grande opera incompiuta nel cuore di Torino. Il progetto di Alfieri non fu terminato, il che, oggi, aggiunge fascino a una struttura barocca e aulica, che non è stata quello che il suo autore aveva immaginato. Ci sono certe giornate d'inverno in cui la nebbiolina che sale dai cortili, che si rincorrono l'un l'altro, aggiunge un brivido e un mistero e non lascia indifferenti. Oggi, come nei secoli scorsi, se è vero che il maneggio e i cortili ricevettero parole d'ammirazione nelle guide del Settecento.

Si seguiranno da vicino le vicende legate a quest'angolo di Torino struggente, affascinante e sconosciuto. Anzi, se avete la possibilità, approfittate di questi giorni d'occupazione per avvicinarvi, conoscerlo da vicino e, magari, firmare l'appello di Cavallerizza 14.45 per evitare la sua svendita (se volete potete leggerlo nel blog di Cavallerizza 14.45).


L'Accademia Militare e la Cavallerizza nel Theatrum Sabaudie

Il Teatro Regio, al posto dell'Accademia e la Cavallerizza oggi, da Google Earth