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martedì 8 luglio 2014

Il solenne battesimo di Carlo Emanuele I, che stupì l'Europa

Non c'era solo l'architettura, tra gli strumenti utilizzati dai Duchi di Savoia come propaganda politica della monarchia assoluta. I Savoia non erano i Medici, i Gonzaga o gli Este e, nonostante la relativa stabilità raggiunta dopo il Trattato di Cateau Cambrésis, nel 1559, Torino non fu teatro di feste fastose o di mecenatismo della Corte. Ma ci fu una festa a cui i duchi Emanuele Filiberto e Margherita dedicarono tutte le loro energie e di cui parlarono tutte le corti europee. Il battesimo del principino, erede al trono, Carlo Emanuele, il 9 marzo 1567.

Il bambino era nato cinque anni prima, il 12 gennaio 1562, quasi tre anni dopo la celebrazione delle nozze dei Duchi. La sua nascita aveva colmato di felicità dinastica il Duca, che, sposato a 32 anni, per ragioni politiche a una donna di cinque anni maggiore e con scarse possibilità di rimanere incinta, vedeva garantita la continuità dinastica che Francia e Spagna, all'imporre il matrimonio con Margherita nel Trattato di Cateau Cambrésis, avevano probabilmente tentato di evitare. E anche la Duchessa, che non sperava di poter diventare madre, visti i suoi 39 anni, sentì una grande felicità, tanto che riversò tutto il suo amore e tutte le sue cure su Carlo Emanuele, per il resto della sua vita.

Un bambino così atteso, figlio del miracolo, come si usa dire, meritava un battesimo fastoso, un segno della felicità dei suoi genitori e del prestigio della dinastia che andava a continuare, nonostante tutto. Emanuele Filiberto e Margherita studiarono per cinque anni il solenne cerimoniale per il battesimo del figlio. Niente fu lasciato al caso.

Furono invitati a essere padrini del giovanissimo principe il Papa, il Re di Francia e la Regina di Spagna. Mai un Savoia aveva avuto tanto.

Il Palazzo dei Duchi fu unito al Duomo, dove sarebbe avvenuta la cerimonia, con un ponte di legno, "guarnito di ginepri, allori, bussi e mirti verdeggianti, con archi trionfali di sopra spessissimi, adornati della istessa verdura, con le arme di tutti li Compatrici e di Sua Altezza" riportano le cronache del tempo. Il ponte aveva una strana forma, ma non casuale: iniziava nel "palazzo di sua Altezza e veniva di longo, retta linea, per il Sagrato dil Domo, sino in capo della Chiesa, poi si voltava per trasverso, e andava a congiungersi con la porta grande di ditto Domo, il qual Domo era tutto adornato e guarnito, di dentro e di fuori, di bellissimi raccij, e spaliere e altri ornamenti, sopra il cual ponte vi havea da venir il Principe e tutti gli altri Signori, partendosi di Palazzo per venir in Chiesa a battegiarsi".

Immaginate un corteo di sovrani, nobili e signori, su questo ponte magnificamente decorato, per andare a battezzare il futuro Duca. Quale modo più efficace, per colpire l'immaginario di una popolazione stanca di decenni di guerra e finalmente pronta alla rinascita, con un Duca volitivo e deciso, che aveva assicurato anche la continuità dinastica? L'impatto dovette essere straordinario. Anche perché il Duca, per concentrare ogni attenzione sul battesimo del figlio, fece chiudere tutte le porte di Torino. Carlo Emanuele fu accompagnato alla cerimonia di battesimo, tra due ali di paggi e al suono dei tamburi e dei violini, dalla nobiltà del ducato e dagli invitati stranieri appositamente arrivati. E, una volta battezzato il bambino e conclusa la cerimonia, "fu sparato tanti archibugi, tanta artiglieria, suoni di campane, strepito di tamburi e squillar di trombe, che pareva il mondo ruinasse, e la terra s'aprisse, tornomo poi tutti con il medesimo ordine, in dietro, per il ponte, andando a palazzo e così andando il gran Scudier di sua Altezza continuamente gettava denari da tutte le bande fuor dil ponte, sopra le genti, e così ancho in Corte".

Ma Emanuele Filiberto e Margherita non si limitarono a meravigliare il proprio popolo. Lo stesso palazzo in cui vivevano fu riccamente decorato: il salone della festa fu adornato di "raccij, spaliere, festoni e arme, e tra le altre cose fu racconciato un salone vecchio tutto di nova architettura, il ciel fatto tutto rilievo, con figure, arme, festoni, circoli, quadri e triangoli e altri disegni bellissimi, tutti messi a oro in campo turchino". In questo salone magnificamente decorato, furono apparecchiati i tavoli per celebrare il battesimo di Carlo Emanuele "e vi si mangiò e ballò fino a mezzanotte, con tanto trionfo, spasso, solacio, festa e allegrezza, che pareva un paradiso".

E poi in serata, riporta ancora la cronaca del tempo, ci furono grandi fuochi artificiali, "che pareva che tutto Turino andasse a fuoco". E nei giorni seguenti, ancora "grandissime allegrezze, feste, suoni, balli, canti e conviti, che Turino parea un Paradiso".

La cronaca entusiastica del battesimo di Carlo Emanuele, che dà un'idea della magnificenza che i Duchi di Savoia vollero, per riaffermare non solo la loro gioia di genitori, ma la forza e il prestigio della loro dinastia, è tratta da Il magnifico et eccelllente apparato fatto in Turino per il battegiamento dell'illustrissimo Prencipe Charles. E' una delle pubblicazioni che girarono in Europa, per celebrare il battesimo del futuro Duca di Savoia. Alcune copie di queste pubblicazioni potete vederle nella mostra Principessa di potere, principessa di sapere, dedicata, alla Biblioteca Reale di Torino, a Margherita di Valois, la madre di Carlo Alberto, fino al 26 luglio 2014. E' stato grazie a questa mostra, vedendo tutto lo spazio dedicato al magnifico battesimo di Carlo Emanuele e tutta l'importanza che ha avuto nella propaganda politica della dinastia sabauda, che mi sono incuriosita e ho scoperto questa incredibile festa cinquecentesca e torinese. 


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