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mercoledì 9 luglio 2014

Nella Vigna di Madama Reale, il romanticismo di Filippo d'Agliè per Cristina

Nel Seicento l'aristocrazia torinese iniziò la 'colonizzazione' della collina, con eleganti residenze circondate di sontuosi giardini e, soprattutto, di vigne, che davano poi il nome all'intera proprietà. In questa nuova moda si lanciarono anche il cardinale Maurizio, fratello del duca Vittorio Amedeo I, e la duchessa Cristina prima moglie e poi vedova di Vittorio Amedeo I. Nella sua vigna in collina, arrivata a noi come Villa della Regina, il cardinale riuniva poeti e intellettuali della sua Accademia dei Solinghi, per conversare di arte e di cultura. Cristina, invece, fece della Vigna la più amata delle sue residenze.

Entrambe le proprietà rientravano nel disegno propagandistico della dinastia. La Vigna di Cristina, chiamata la Vigna di Madama Reale, era di fronte al Castello del Valentino, l'altra sua residenza prediletta, ed era a poca distanza da Villa della Regina, la cui magnificenza era chiara a tutti i torinesi, non appena uscivano dalle mura. A separare le Vigne dalla città c'era il Po, che rendeva ancora più scenografica la loro presenza. Era come un grande teatro, un'efficace rappresentazione dello splendore della monarchia assoluta, esaltata nel Theatrum Sabaudiae, distribuito tra le Corti europee.

Proprio il Theatrum Sabaudiae, una magnifica raccolta di incisioni delle residenze fatte costruire dai Savoia, illustra quella che doveva essere la residenza della Vigna di Madama Reale, secondo il disegno di Andrea Costaguta. Il palazzo doveva avere forma quadrata, con due ali; alle sue spalle una grandiosa esedra, con scale e fontane, circondata da giardini simmetrici, ninfei, giochi d'acqua. Il progetto non fu mai realizzato completamente.

La residenza porta con sé anche una storia romantica. Se furono Andrea Costaguta prima e Amedeo di Castellamonte poi a occuparsi del disegno della Villa, fu il conte Filippo San Martino d'Agliè a seguire costantemente i lavori. La miglior descrizione di quella che doveva essere la Vigna di Madama Reale nel Seicento è firmata da lui, con il nome accademico di Filindo il Costante. Numerose erano le allegorie negli affreschi, numerosi i motti scritti da Filippo per Cristina, con un solo obiettivo: esaltare Madama Reale, divertirla, renderla protagonista. Da un punto di vista romantico, la decorazione della residenza, studiata personalmente da Filippo, fu la sua dichiarazione d'amore a Cristina, che qui passò gli ultimi anni della sua vita tumultuosa, qui diede le sue feste più fastose, qui si circondò dell'aristocrazia piemontese, ricevendo alleati e antichi nemici, qui visse liberamente il suo amore con il bel conte d'Agliè, senza preoccuparsi delle maldicenze.

Della fastosa villa di Cristina e Filippo oggi rimane poco o niente. Degli affreschi voluti dal conte non c'è più traccia. Troppi i secoli passati, troppo intensa, probabilmente, la storia di Torino. Alla morte di Cristina la villa cambiò di proprietà, per tornare in mano ai Savoia sotto Vittorio Amedeo II, che qui installò la contessa di Verrua, la più famosa delle sue amanti. All'inizio del XIX secolo, ha ospitato Paolina Borghese, in fuga dalla noia di Torino. Fu suo marito, il principe Camillo Borghese, a ordinare l'abbattimento delle ali dell'edificio. Altri passaggi di mano, per arrivare al 1932, quando fu acquistata da Werner Abbegg, che la trasformò in un centro d'incontri; negli anni '80 gli Abbegg donarono la Villa al Comune di Torino, che la cedette alla Compagnia di San Paolo. Quest'ultima l'ha restaurata, per utilizzarla come sede del proprio Archivio Storico.

Da qualche tempo la Villa è visitabile su appuntamento. Da vedere, però, c'è ben poco: affreschi, decorazioni e mobili originali non ci sono ovviamente più, il gusto interno è quello di un ente che si è adattato alle architetture labirintiche degli antichi palazzi aristocratici. Dalle finestre la vista si affaccia sul bel parco e offre prospettive che sorprendono e affascinano, tra le siepi, gli alberi e le simmetrie recuperate. L'architettura esterna della villa è severa, caratterizzata da due lesene a tutta altezza che dividono la facciata, in tre parti, con un ritmo di tre finestre nella parte centrale e di due in quelle laterali; le finestre del primo piano hanno cornici triangolari e curve alternate; al centro, a movimentare il disegno, c'è il portone, sotto due colonne di gusto dorico, che reggono il balcone soprastante.

Anche il Parco è stato trasformato ed è visitabile solo la parte bassa, intorno alla palazzina. Dei giardini seicenteschi di Cristina e Filippo non c'è traccia: gli sono succeduti i gusti settecenteschi per le simmetrie e ottocenteschi per i giardini romantici. C'è un bel lago, frequentato da piccoli animali, che dona gentilezza e romanticismo al paesaggio; sull'altro lato si indovinano, al di là della balconata, tra gli alberi, il Castello del Valentino e i palazzi torinesi.

La Vigna di Madama Reale è in strada Comunale S. Vito Revigliasco 65, per visitarla bisogna scrivere a info@fondazione1563.it. Non vi trovate la romantica storia d'amore di Cristina e Filippo, ma sì, nel giardino, molta pace, molta eleganza, molto silenzio e qualche malinconia per il tempo che va, non ritorna e tutto trasforma.






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