mercoledì 20 agosto 2014

La leggenda della carrozza di fuoco di Madama Reale

Che il legame tra Cristina di Francia e Filippo d'Agliè sia stato uno dei più romantici del XVII secolo, non solo torinese, è cosa che su Rotta su Torino è già capitato di sottolineare. Lei, bella e sensuale, giovanissima sposa di Vittorio Amedeo I, era nata principessa di Francia ed è passata alla Storia come Madama Reale. Lui, fascinoso e colto conte di San Martino, apparteneva a una delle più nobili casate piemontesi, direttamente discendente dal re Arduino. Per amore di Cristina, Filippo non si sposò mai, rinunciando così al primo obiettivo di qualunque dinastia, la riproduzione che garantisce la continuità. Per amore di Filippo, Cristina, rimasta vedova in giovane età, ignorò maldicenze e pettegolezzi della corte e non rinunciò ad averlo al proprio fianco, come consigliere, sostegno e amante.

Ma se romantico è stato il loro legame terreno, anche le leggende che accompagnano la loro morte e, chissà, la loro vita ultraterrena non sono da meno.

Tutto è iniziato il 27 dicembre 1663, nei pressi del Castello del Valentino, una delle dimore predilette di Cristina. Il giorno della sua morte, varie persone, senza alcuna relazione tra di loro, e senza sapere che la Duchessa era morta, videro un fenomeno stranissimo e inspiegabile. Mi piace come lo racconta Giusi Audiberti nel suo bel libro, Il fantasma del Castello, a iniziare dal paesaggio che circondava i testimoni dell'incredibile visione: "Una densa nebbia saliva dalle acque del Po, a lambire i versanti boscosi della collina torinese; il fiume scorreva invisibile, con un fruscio ovattato: gli alberi del parco del Valentino emergevano a tratti con gli spigoli dei loro rampi spogli, come improvvise inquietanti presenze dalla fitta cortina lattiginosa. Dei tetti di ardesia, che coronoavano con ardito elegante slancio, i padiglioni del castello, si intravedevano appena i profili sfrangiati dei culmini. Il freddo pungente della notte invernale, l'ora tarda, l'umida presenza ostile della nebbia fecero sì che, poco prima della mezzanotte, solo in pochi ebbero modo di assistere alla straordinaria visione".

All'improvviso la nebbia diradò e si vide scivolare sul fiume, in un silenzio irreale, una carrozza dorata, come avvolta dal fuoco. Una carrozza che fu poi vista raggiungere la Vigna collinare, l'altra residenza prediletta della Duchessa appena morta, anch'essa, come il Castello del Valentino, decorata e affrescata da Filippo, con miti, immagini, versi e motti dedicati affettuosamente alla padrona di casa, sua amante e sua compagna di vita. L'apparizione di questa carrozza di fuoco, nella notte della scomparsa di Cristina, unì idealmente le due magnifiche residenze barocche, entrambe fortemente volute dalla Duchessa, entrambe simbolo dello sfarzo dell'epoca barocca, e del programma politico e scenografico dell'assolutismo secentesco, ed entrambe teatro del suo amore proibito per il bel conte d'Agliè.

Ma i vertici del romanticismo si raggiungono nel 1667, alla morte di Filippo. Il conte chiese di essere sepolto sul Monte dei Cappuccini, nell'orto del Convento, nella nuda terra, come segno di umiltà e di disprezzo per le glorie terrene (i suoi resti furono trovati nel 1989, insieme agli inseparabili fornelli da pipa). In quei giorni, ci fu chi vide la carrozza di fuoco di Cristina scivolare di nuovo lungo il Po, per risalire poi verso il Monte dei Cappuccini e perdersi nei boschi della collina torinese. I due amanti di nuovo insieme, questa volta per l'eternità?

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