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martedì 16 settembre 2014

E se l'anfiteatro romano di Torino fosse stato a Borgo Dora?

Qualche tempo fa, a Torino, c'è stata una bella mostra sulla città, i suoi sovrani e i suoi architetti, L'architetto e il re. Una delle chicche di questa esposizione era un plastico della Torino romana, che ricostruiva la città dentro le mura, con le sue insulae e, secondo le attuali conoscenze, i monumenti che esse contenevano. A sud delle mura, nella zona dell'attuale Scuola di Applicazioni d'Arma, il plastico proponeva l'anfiteatro romano, che gli studi vogliono, senza prove scientifiche (niente è mai stato ritrovato), nella zona di piazza San Carlo o dei suoi dintorni. La tradizione vuole che, caduto l'impero e cambiati gli usi e i costumi, grazie all'introduzione del Cristianesimo, l'anfiteatro sia stato abbandonato e sia diventato una sorta di cava per gli edifici mano a mano costruiti nel Medio Evo, fino a essere poi abbattuto completamente dai Francesi, durante la loro occupazione del XVI secolo. Ma era davvero lì, ad avvisare i viandanti della prossimità con Torino, appena oltre le mura?

Non ci sono prove certe, a parte la tradizione. Niente è stato trovato, durante gli scavi del parcheggio di piazza San Carlo né durante i lavori effettuati nelle vie circostanti, che possa far pensare a una grande struttura ellittica; è stato trovato solo un grande collettore fognario, tra via Roma e via Arsenale, che può far supporre l'esistenza di un importante edificio nei dintorni.

Curiosando nella Rete, mi sono imbattuta in un articolo, pubblicato da archeomedia.net, che traccia un'ipotesi suggestiva: e se l'anfiteatro fosse stato non a sud, ma a nord della città, nell'attuale Borgo Dora? La tradizione vuole che il tratto settentrionale della città, compreso tra le mura e la Dora, fosse occupato da una necropoli. Perché quest'ipotesi così rivoluzionaria, rispetto alla tradizione, dunque? Giampaolo Sabbatini, l'autore dell'articolo, sostiene che le prime testimonianze dell'anfiteatro a sud delle mura, sono del XVI secolo e che si sono mano a mano colorite fino al XIX secolo. Niente vieta di pensare, perciò, che la memoria dell'anfiteatro vero si sia perduta nei secoli e che si siano tramandate, per inerzia e scarsa capacità scientifica, le antiche tradizioni, "fino ad ottenere, con la reiterata ripetizione scritta, una parvenza di verità che smorza lo spirito di ricerca".

Dubitando, dunque, della tradizione, Sabbatini volge lo sguardo a nord e sostiene che l'anfiteatro si trovava in realtà a Borgo Dora: la stessa via Borgo Dora, con il suo andamento ellittico, lascia intuire la forma dell'antica costruzione, un po' come piazza Navona a Roma, costruita sul perimetro dello Stadio di Domiziano. La presenza dell'anfiteatro in quest'area, a poca distanza dal Teatro (il complesso del Polo Reale, che lo ingloba, è a poche centinaia di metri in linea d'aria), è in linea con la tradizione delle città romane ed è anche più coerente. C'è poi "un antico intervento artificiale: se si completa l'ellisse, ci si accorge che essa giace su di una porzione di terreno un poco più ampia dell'ellisse stessa e perfettamente pianeggiante, quasi un'isola di forma tondeggiante, collegata in salita soltanto lungo un terrapieno stradale in direzione delle mura cittadine. Tale isola risale all'epoca romana ed è stata artificialmente costruita proprio per poter edificare l'anfiteatro poco al di fuori delle mura (il che comportava anche una sicurezza in più a favore dell'ordine pubblico, poiché negli anfiteatri, come negli attuali stadi calcistici, si svolgevano anche spettacoli largamente popolari, in grado di scatenare il 'tifo'), ma presso il teatro, i templi e le terme, ponendolo altresì, con il rialzo artificiale del terreno, al riparo dalle piene della Dora, in quel punto soggetta a straripamenti".

Oltre all'andamento ellittico di via Borgo Dora e alla presenza del terrapieno artificiale, ci sono altri indizi della possibile presenza dell'anfiteatro in quest'area. Nei sotterranei di alcuni edifici sono stati trovati blocchi di pietra simili a quelli utilizzati per la costruzione del teatro romano e un muro, che presenta caratteristiche simili a quelle di riempimento delle mura romane; in una cantina, inoltre, è stato trovato un manufatto di pietra, con un balcone aggettante, ad altezza d'uomo, "il che prova che il piano del terreno, nell'area circoscritta all'interno dell'ellisse, la cavea, era molto più in basso ed era libero da costruzioni". E anche il nome dell'area, Balon, pallone, fa pensare a qualcosa di rotondo, di curvo, come erano i resti dell'anfiteatro (ed è interessante questa teoria, che ricorda come anche a Verona, una delle vie che portano all'Arena si chiami via Pallone).

L'ipotesi è del 2003, continua a essere affascinante e suggestiva e darebbe un senso all'andamento curvilineo di via Borgo Dora, così insolito per Torino; spiegherebbe antichi toponimi e ribalterebbe molto immaginario su Augusta Taurinorum. Ma mancano le prove certe e definitive: mancano gli studi e gli scavi probatori. Che chissà se ci saranno mai.

Da Google Earth, Borgo Dora, con l'andamento curvilineo di via Borgo Dora.




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