lunedì 20 ottobre 2014

Il grattacielo di Intesa San Paolo, il progetto più polemico di Torino

Del grattacielo di Intesa-Sanpaolo, firmato da Renzo Piano, volevo scrivere da tempo. Ma non sapevo bene in che termini. Perché alzi la mano il torinese che in questi anni non si è appassionato attaccandolo o difendendolo. La sfida alla Mole Antonelliana. Il colpo allo skyline. Il dialogo con Superga e con le Alpi (abbiamo sentito pure questa).


Cosa sia il grattacielo lo sappiamo. Per i suoi cultori è il simbolo della Torino del XXI secolo, per i suoi detrattori è il nuovo pugno in un occhio allo skyline cittadino. Alto 166 metri, 1 meno della Mole, perché, dopo le proteste, Renzo Piano ha voluto rispettare la supremazia di Alessandro Antonelli nel cielo torinese, il grattacielo ha perso il suo slancio verticale originale e appare un po' più tozzo che nel progetto originario. Non ha perso, invece, la trasparenza, che lo rende più leggero nel profilo contro le Alpi, né le caratteristiche di eco-compatibilità. La struttura avrà una doppia pelle, che permetterà di regolare la temperatura dell'aria dell'intercapedine, contribuendo all'isolamento termico; i pannelli fotovoltaici permetteranno il risparmio energetico, con l'uso dell'energia solare; le lamelle dei brise soleil gestiranno l'irraggiamento a seconda delle stagioni; il giardino d'inverno, collocato agli ultimi piani e la terrazza verde saranno il tocco finale di un grattacielo nato tra grandi polemiche dal genio di un architetto che ha fatto di tutto per farlo amare da chi lo vedrà tutti i giorni. "L’idea è quella di realizzare una costruzione che abbia una valenza di pubblica utilità. Per questo un terzo della torre è aperto a tutti: oltre agli uffici ci saranno infatti un auditorium multifunzionale, una scuola di formazione, una sala espositiva, un ristorante, una terrazza panoramica dalla quale chiudere Torino in un abbraccio che va dalle Alpi, al Po alla collina" ha spiegato Renzo Piano a suo tempo. Tra le caratteristiche architettoniche più interessanti del suo grattacielo, il grande cubo di calcestruzzo sotterraneo, in cui sono stati ricavati i 5 piani di parcheggi e, su cui appoggia l'auditorium da 360 posti, protetto da una grande struttura di acciaio a sei pilastri, su cui appoggiano i piani superiori.


Non sapevo in che termini parlare del grattacielo, dicevo. Il fatto è che mi fa lo stesso effetto del Metropol Parasol di Siviglia, una grande struttura lignea di architettura contemporanea, nel cuore del centro storico: di per sé è una costruzione affascinante e interessante, ma è completamente sproporzionata nel contesto. Anche la torre di Intesa-San Paolo ha un suo fascino, non si può dire che sia brutta, ma ha proporzioni estranee al quartiere del primo Novecento in cui sorge. Poi, nel giro di due o tre giorni, ci sono stati un paio di incontri illuminanti.

Ho assistito al convegno Il paesaggio metropolitano di Torino. Temi per un progetto collettivo, organizzato dalla Fondazione OAT nell'ambito della Biennale Internazionale Creare Paesaggi. In un intervento, si è parlato di grattacieli verticali (quello di Intesa-Sanpaolo) e orizzontali (la stazione di Porta Susa). E' un'immagine che mi ha colpito, perché non avevo mai pensato a grattacieli verticali e orizzontali e perché a me la nuova Porta Susa, trasparente, luminosa ed ecocompatibile, cerniera moderna di due quartieri storici, Cit Turin e il centro, piace molto. E' un'idea curiosa, questa del paesaggio torinese del XXI secolo costituito da grattacieli orizzontali e verticali? Non lo so, ma l'ho trovata suggestiva e ve la lascio. Il professor Guido Montanari si è lanciato in un'invettiva contro il grattacielo di Piano e contro buona parte dell'architettura contemporanea torinese, figlia della speculazione edilizia e di un capitalismo selvaggio: si sono così persi il senso delle architetture uniformi e delle altezze più o meno similari, il rispetto secolare delle proporzioni e del paesaggio urbano. Cosa c'entra una costruzione XXL con Torino? E' una bella domanda. E, a proposito di paesaggio urbano torinese, mi è piaciuto anche come è stato definito: all'esterno la collina, 4 fiumi e la corona delle Alpi (che mirabile sintesi!) e, all'interno, i grandi viali alberati e le grandi vie che portano verso le antiche delizie dei Savoia. La descrizione di Torino è tutta qui!


Non fossero bastate queste pennellate sul più controverso progetto torinese di questo inizio del XXI secolo, ecco la parte finale di un articolo di Federica Lipari, pubblicato da www.architetturaecosostenibile.it: "[...] costituisce a mio avviso un barocco tentativo di imitare un'idea superata di modernità che poco si addice ad una città come Torino, accuratamente pianificata persino nelle sue colorazioni di facciata. Un'altra critica formale rivolta all'edilizia verticale è inoltre se sia giusto concentrare in un luogo solo spazi e funzioni, specie in un territorio, quello italiano, fatto di piazze e strade, come teatri d'incontri sociali di ogni genere".

E io dopo queste osservazioni su Torino e sul concetto delle città italiane, non credo di avere molto da aggiungere.  

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