mercoledì 19 novembre 2014

Per lo Statuto Albertino, la più grande manifestazione vista a Torino

Carlo Alberto, primo re di Sardegna del ramo cadetto dei Savoia-Carignano e penultimo re di questo Regno, è uno dei Savoia meno conosciuti e probabilmente uno dei più sottovalutati dal grande pubblico. Ed è anche uno dei sovrani più interessanti, affascinato alle nuove idee e dalla nuova epoca in arrivo, ma ancora profondamente legato alla cultura della monarchia assoluta: in bilico tra due mondi, rappresenta, in fondo, le contraddizioni che portano con loro i grandi cambiamenti. E' il giovane reggente che ammette i primi moti carbonari, è il re della prima guerra d'indipendenza e della sconfitta della fatal Novara, è il sovrano che sceglie un esilio austero a Oporto, in Portogallo (se andate al Museo del Risorgimento di Torino, rimarrete impressionati dalla sua ultima camera, spoglia e severa). E', soprattutto, il sovrano che concede lo Statuto al proprio popolo, trasformando il proprio Regno nel faro italiano per tutti gli esuli, nella fonte di speranza per tutti i liberali e nel luogo di tolleranza per tutti i protestanti (ogni 17 febbraio, le Valli Valdesi ancora oggi celebrano con grandi falò la concessione della libertà di culto contenuta nello Statuto Albertino). Tra i vari diritti che lo Statuto Albertino riconosceva ai cittadini del Regno di Sardegna, c'era anche quello di voto. Che fu celebrato a Torino con una grande manifestazione.

Il 27 febbraio 1848, ben 50mila persone, provenienti da tutto il Regno, si incontrarono a Torino, per il più grande corteo mai visto nella capitale. Il punto di partenza fu la Piazza d'Armi, nei pressi della Cittadella, che sin dal mattino presto iniziò a riempirsi di persone: per dare un'idea, quando la testa del corteo raggiunse la Gran Madre, in mezzo a due ali di folla, la coda doveva ancora lasciare la piazza d'Armi. Ogni città del Piemonte aveva mandato una cinquantina di rappresentanti, appartenenti alle varie classi sociali e le varie classi sociali camminavano unite nel corteo: i commercianti, gli artigiani, gli operai, gli intellettuali, gli artisti, uno specchio fedele della società del Regno di Sardegna e dell'entusiasmo che lo Statuto Albertino aveva suscitato. Dopo il Te Deum, celebrato nella chiesa della Gran Madre, il corteo tornò verso il centro e, in piazza Castello, rese omaggio al Re, che rimase per ore a cavallo, a salutare il proprio popolo. 50mila persone a Torino. Ma era solo l'inizio.

Lo Statuto Albertino venne promulgato qualche giorno dopo, il 4 marzo, e il 27 aprile ci furono le elezioni per il primo Parlamento del Regno di Sardegna (l'aula è al Museo del Risorgimento ed è davvero emozionante vederla, protetta dietro una grande vetrata, a poca distanza dalla ricostruzione della stanza in cui morì re Carlo Alberto). Ma non dobbiamo immaginarci elezioni come quelle di oggi, a cui hanno diritto di partecipare tutti i cittadini italiani con più di 18 anni (o 25 per il Senato). Alle prime elezioni del Regno di Sardegna, parteciparono solo i cittadini maschi con più di 25 anni, capaci di leggere e scrivere e che avessero pagato le tasse per un valore di 40 lire (in alcune regioni del Regno era sufficiente aver pagato 30 lire); c'erano anche altri limiti, per cui commercianti e industriali avevano diritto di voto solo se il valore delle loro attività superava una certa cifra. Insomma, alle prime elezioni viste in Italia, votò meno del 2% della popolazione, ma fu un grande segnale per l'intera penisola. L'8 maggio 1848 si riunì il primo Parlamento Subalpino: il Risorgimento stava iniziando davvero.

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