martedì 2 dicembre 2014

Le ex Officine Savigliano, diventate centro polifunzionale del Parco Dora

SNOS sta per Società Nazionale Officine Savigliano, ma per lo studio di architettura Granma, che ne ha curato la ristrutturazione, sta per Spazio per Nuove Opportunità di Sviluppo.

Di tutti gli stabilimenti che occupavano l'area dell'attuale Parco Dora, lo stabilimento delle Officine Savigliano è l'unico sopravvissuto. Non è riuscito agli edifici industriali della Michelin o della Fiat, di cui rimangono tracce solo nelle torri di raffreddamento dell'area Vitali o nel grandioso capannone dello strippaggio, con i suoi pilastri arancioni, che scandiscono ancora il ritmo dell'area. La SNOS, arrivata a Torino nel 1881 (ma fondata a Savigliano nel 1879), è stata una società gloriosa: era specializzata in costruzioni metalliche e in materiale ferroviario. Suoi furono, per esempio, i vagoni dell'Orient Express, la struttura metallica della guglia della Mole Antonelliana e le arcate della Stazione di Milano Centrale.


Perché si è scelto di salvare la SNOS, rispetto agli altri edifici industriali della zona? La sua architettura lineare e la sua facciata rigorosa e lunghissima, circa 350 metri, la sua posizione lungo la Dora, meritavano una 'nuova opportunità di sviluppo'. Le scelte effettuate per la sua nuova vita, la rendono una delle ristrutturazioni più riuscite dell'area. Oggi la SNOS ospita un centro commerciale, vari loft e gli uffici della SEAT Pagine Gialle. La ristrutturazione è stata progettata da un giovane studio di architettura torinese, Granma, specializzatosi proprio in questo tipo di interventi sulle aree dismesse della Torino che cambia.

La parte esterna è caratterizzata dalla conservazione della lunghissima facciata che, spiega Granma nel suo sito web, "assume il ruolo di 'cerniera' fra il retrostante intervento di nuova edificazione e il parco cittadino". Ma è anche 'cerniera' tra il paesaggio industriale che si intende ricordare e il nuovo contesto, rappresentato dai servizi e dai percorsi interni che offre. L'elemento caratterizzante dell'interno è infatti una lunga e luminosa galleria, utilizzata adesso come principale percorso del centro commerciale, e un tempo "luogo di transito dei convogli ferroviari". E' questa galleria, "che accoglie i percorsi pubblici e collega i diversi livelli"; da qui "si dirama la trama di percorsi sopraelevati e attraversamenti pedonali che collegano tutte le funzioni del nuovo complesso". Su di essa si affacciano infatti i negozi della galleria commerciale, sistemati in parallelepipedi di dimensioni diverse, che ricordano vagamente la forma dei container, come a riprendere il passato industriale dell'edificio.


Verso l'esterno su corso Mortara, su cui 'sporgono' con dimensioni diverse, sono "rivestiti con lamiera metallica e colorati di rosso, mentre un nuovo ingresso, completamente vetrato, si protende dalla parte centrale della facciata verso lo spazio pubblico di corso Mortara e si infila tra i pilastri attraversando i primi due piani. Due forti segni, uno orizzontale, l'altro verticale, caratterizzano la manica lunga e costituiscono aggiunte ben visibili, realizzate con materiali leggeri, in contrapposizione alla struttura esistente monocroma di calcestruzzo armato". Questo nuovo ingresso rende indipendenti i percorsi che portano ai loft e agli uffici rispetto alla galleria interna del centro commerciale. E' un ingresso vetrato e, secondo Arketipo de Il Sole 24 ore, ripreso da edilio.it, "rappresenta una addizione significativa alla struttura recuperata: una struttura che si inserisce tra i vuoti delle arcate di calcestruzzo armato senza toccarle. Essa è formata da due parti: un vero e proprio tunnel, che dallo spazio pubblico della strada accoglie con una forma avvolgente i visitatori, e un vano ascensore".


Il colore rosso, che nella facciata su corso Mortara, segnala gli interventi della ristrutturazione, viene utilizzato anche nelle coperture delle passerelle dei nuovi percorsi. nella parte retrostante. Dove un tempo sorgevano i magazzini della SNOS si trovano adesso sei nuovi edifici per uffici disposti a pettine, rispetto alla facciata su corso Mortara. Per la loro realizzazione sono state fatte scelte di grande modernità, che Granma racconta così: "Il rivestimento degli edifici è realizzato in pannelli di alluminio di dimensioni modulari alla scansione di facciata che accentuano il contrasto fra pieni e vuoti. Grandi finestre, realizzate in lastre di vetro profilato (tipo u-glass), si aprono verso la città e verso i nuovi percorsi pedonali. Le diverse trasparenze del vetro, ottenute con due tipi di finitura, aumentano gli effetti di chiaro-scuro ed enfatizzano la memoria industriale dell'area".


Sul pavimento della galleria pubblica corrono nastri metallici che ricordano il passaggio dei binari ferroviari del passato. Il passato e il presente si rincorrono continuamente, si mescolano e convivono senza dimenticarsi: nella galleria commerciale numerosi pannelli ricordano le attività che c'erano nei luoghi occupati dai vari negozi. E questo continuo ricordo del passato, per non dimenticare l'identità iniziale dell'edificio, quasi a dare consapevolezza ai suoi attuali fruitori, riassume, in fondo, il senso dell'intero Parco Dora.

Le foto, dalle brochure dello studio d'architettura Granma; da youtube un video presentato alla Biennale d'Architettura Barbara Capocchin, per raccontare il progetto.