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mercoledì 28 gennaio 2015

Emanuele Filiberto il Muto, il principe che costruì Palazzo Carignano

Nei meandri della storia di Torino e dei Savoia, si incontrano personaggi sconosciuti e di grande fascino. Emanuele Filiberto di Savoia Carignano, detto il Muto, è uno di questi.


Venne al mondo il 20 agosto 1628, con una menomazione che avrebbe potuto rovinarlo per sempre: era sordo e, dunque, anche muto. Ma il giovanotto non era tipo da arrendersi. Mandato a Madrid, in una severissima scuola guidata dal prete Miguel Ramírez de Carrión, imparò a parlare, grazie a faticosissimi esercizi, e a leggere le labbra degli interlocutori, così da poter partecipare alle conversazioni. Superata la menomazione, Emanuele Filiberto fu un uomo di grande cultura, basti pensare che il suo precettore fu Emanuele Tesauro, uno dei più importanti intellettuali europei di epoca barocca. Da lui il giovane principe imparò varie lingue ed ebbe solide basi di storia, scienze, arti. La sua passione si rivelò essere l'architettura. Non solo si occupò della ristrutturazione del Castello di Racconigi e disegnò personalmente vari giardini, ma affidò a Guarino Guarini la costruzione di Palazzo Carignano, uno dei più splendidi esempi di architettura barocca presenti a Torino. Emanuele Filiberto, figlio del principe Tommaso, uno dei protagonisti della guerra dei Principi contro la Madama Reale Cristina di Francia, era infatti il secondo principe di Carignano, il ramo cadetto, iniziato da suo padre Tommaso, che sarebbe poi salito sul trono nel XIX secolo, con Carlo Alberto.

 

Colto e appassionato, Emanuele Filiberto fu anche un abile politico, tanto che il cugino Carlo Emanuele II non disdegnava di affidargli missioni delicate. Fu anche un valoroso ufficiale, al servizio del Re Sole. Di bell'aspetto (ma i Carignano dovevano esserlo tutti, a giudicare dai ritratti, con l'eccezione di Vittorio Emanuele II, basso e tarchiato), coltissimo, valoroso, brillante, curioso, questo principe riuscì a far dimenticare la sua menomazione o, comunque, a non sentirla come un impedimento per sviluppare la propria personalità.



Nel 1684, ormai 56enne, sposò la 28enne Maria Caterina d'Este, che gli diede quattro figli, tra cui l'erede del titolo, il dissoluto Vittorio Amedeo, che sposò Vittoria Francesca, figlia legittimata di Vittorio Amedeo II e Jeanne Baptiste Scaglia di Verrua, e che morì indebitatissimo a Parigi. Il matrimonio di Emanuele Filiberto e Maria Caterina fu invano osteggiato da Luigi XIV, che voleva che il principe sposasse una principessa francese, così da mantenere le possibilità di controllo della Francia sul trono sabaudo. Per qualche tempo la coppia fu quasi costretta a vivere a Bologna, per evitare le furie del Re Sole, influente sulla corte torinese, e si fece apprezzare nel vivace ambiente artistico locale. Tornati a Torino, presero possesso, finalmente, di Palazzo Carignano, dove, nel 1709, Emanuele Filiberto morì. A lui, a questo principe affascinante e tenace, che la menomazione non fermò, è dedicato il principale percorso di visita di Palazzo Carignano. Turisti o torinesi che siate, non perdete l'occasione di scoprire un uomo eclettico e curioso, ancora oggi esempio per chi non è nato completamente sano.

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