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martedì 13 gennaio 2015

Quando le torri della Porta Palatina erano merlate

Pur essendo stata fondata dai Romani, con il nome di Augusta Taurinorum, Torino conserva poche vestigia del suo passato romano. Certo, c'è l'impianto ortogonale della città, tradito solo nei quartieri più moderni, ma rimanendo sempre fedeli al fatto che se svolti 3-4 volte sulla destra ti ritrovi al punto di partenza (cosa che complica non poco la vita ai torinesi in trasferta in altre città, basate su un'altra logica). Ma non ci sono ville, mosaici, terme, fori, che, come Mérida in Spagna, per esempio, possano farla considerare una piccola Roma o rimandino continuamente al suo passato romano.

L'eccezione, a settentrione del centro, a pochi passi dal Palazzo Reale e dal Duomo; qui ci sono il teatro, le cui strutture sono semisepolte sotto la Manica Nuova, che ospita la Galleria Sabauda, e la Porta Palatina, il simbolo della romanità di Torino. E' una delle porte romane meglio conservate ed è uno dei monumenti più cari a Torino, proprio per la sua antichità e per il suo significato nella millenaria storia cittadina.


La Porta si apriva sul cardo maximus di Augusta Taurinorum, l'attuale via Porta Palatina, più o meno, e permetteva l'accesso dal nord-est, Milano in primis. Sin dall'antichità, dunque, ha avuto un'importanza strategica: quando Vittorio Amedeo II ha deciso di rendere più monumentale l'aspetto di Torino, diventata capitale del Regno (e non più Ducato), spostò l'ingresso alla città dal nord, di poche decine di metri, nell'attuale piazza della Repubblica (o Porta Palazzo). La porta torinese ha il tipico aspetto delle porte romane del I secolo avanti Cristo. Spiega museotorino.it che "verso la fine dell'età repubblicana le sperimentazioni architettoniche nella realizzazione delle porte urbiche portano al perfezionamento di una tipologia che avrà molto successo, quella della porta con cavedio. Si tratta di porte doppie con un cortile aperto centrale e il lato verso l'esterno chiuso da una saracinesca o da battenti; alte torri laterali poligonali fungevano da rinforzo prima solo della cortina esterna e poi anche di quella interna. Il cortile interno, circondato da alte mura, aveva la funzione di monumentale vestibolo d’ingresso alla città, posto di controllo e probabilmente di riscossione dei dazi, e di eventuale trappola per gli assedianti che fossero riusciti a forzare la prima porta".

In età Medievale la porta venne fortificata e trasformata in castrum (un po' quello che successe alla porta adesso inglobata in Palazzo Madama, la cui prima trasformazione fu, per l'appunto, il castrum) e continuò a essere l'ingresso alla città fino al XVIII secolo, quando Vittorio Amedeo II decise di affidare a Filippo Juvarra la costruzione di un accesso più aulico. E' stato allora che la Porta Palatina è stata trasformata, incredibilmente, in un carcere.


La Porta Palatina presenta un corpo centrale su cui si aprono due ingressi centrali e, più piccoli, ai lati, due ingressi pedonali; al di sopra ci sono due ordini di finestre, ad arco al primo piano e rettilinei al secondo. Le due alti torri che la fiancheggiano sono a 16 lati e presentano quattro ordini di finestre sui lati alternati. La sua storia millenaria e il cambiamento dell'uso ne hanno profondamente cambiato l'immagine nel corso dei secoli. In passato è stata fiancheggiata da edifici, sottolineando così l'immagine di porta d'ingresso alla città; per un certo periodo le torri sono state merlate, rafforzando l'idea di una porta fortificata. E' stato durante i restauri dell'inizio del XX secolo, guidati da Alfredo D'Andrade, che il monumento è stato spogliato di tutte le strutture spurie, merli compresi; in epoca fascista le finestre sono state riaperte e sono stati abbattuti gli edifici che lo fiancheggiavano; gli ultimi restauri, nel 2006, hanno creato il Parco Archeologico: la Porta, isolata dal contesto, è all'interno di un giardino e di un percorso pedonale che permettono di apprezzarne la forza architettonica e monumentale.


Non ci sono molte immagini della Porta Palatina nel passato, la pittura del passato ha sempre preferito altri scorci torinesi, più aulici e più adatti a trasmettere l'immagine grandiosa e prestigiosa della capitale dei Savoia; perciò sono preziose le foto che la mostrano com'era all'inizio del XX secolo, circondata da edifici e con le sue torri merlate.


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