lunedì 19 gennaio 2015

Il Museo dello Sport, a rischio chiusura, ricorre al crowdfunding

Il Museo dello Sport è di nuovo a rischio chiusura. Nonostante sia l'unico Museo dello Sport in Italia e nonostante abbia il riconoscimento del CONI, la sua attività e la sua visibilità non riescono a decollare. Saranno gli strani orari di apertura, saranno la scarsa promozione, saranno i rapporti complessi con una Giunta che non crede alla sua presenza in città e non la utilizza (quest'anno Torino è Capitale Europea dello Sport, ma le sue attività non coinvolgono il Museo né vengono lì presentate, per dire), chi lo sa. Fatto sta che il Museo continua a essere una Cenerentola, in una città che si scopre sempre più a vocazione culturale.

Eppure il Museo dello Sport ha molte ragioni per interessare i turisti e i torinesi. La sua collezione di memorabilia è unica al mondo: nelle sue cinque sale si trovano un casco di Ayrton Senna, una maglietta di Pelè, l'ultima maglia in Nazionale di Valentino Mazzola, i guantoni di Mohamed Alì. La carrellata racconta la storia di oltre 200 atleti e 20 discipline sportive. E non solo. Con il biglietto del Museo dello Sport si può entrare nello Stadio Olimpico con l'Olympic Stadium Tour, con il quale si possono visitare il bordocampo, gli spogliatoi e la tribuna stampa, solitamente vietati ai non addetti.

Deciso a far sopravvivere la sua creatura, il presidente Onorato Arisi ha deciso di rivolgersi al crowdfunding. La piattaforma prescelta è l'americana indiegogo.com. Qui, fino all'8 marzo 2015, si potranno versare piccole somme individuali, a partire da 1 euro, per contribuire non solo a salvare il Museo, ma anche al raggiungimento dei suoi obiettivi, una volta assicurata la sopravvivenza. Quali sono gli obiettivi? Si leggono su Indiegogo. Il Museo intende "essere una voce forte ne dialogo sull'etica sportiva e intende proteggere l'integrità dello sport, mostrando e promuovendo il fair play"; tra i suoi impegni, la promozione dei valori sportivi tra i più giovani e, dunque, il miglioramento dei suoi programmi scolastici, per insegnare ai ragazzi come lo sport possa dare lezioni di vita, insegnando l'eccellenza, l'inclusione, il rispetto, la solidarietà, l'integrità. Il Museo dello Sport vuole incrementare il numero dei visitatori, per diffondere le leggende di grandi campioni come Mohamed Alì e Ayrton Senna, Pelè ed Eddy Mercks, Michael Schumacher e Pietro Mennea, di cui conserva alcuni memorabilia, e vuole sostenere i nuovi campioni e le nuove discipline sportive. Sono obiettivi ambiziosi, all'altezza di un Museo come questo torinese, che è unico in Italia.

Come partecipare al crowdfunding? La pagina di riferimento è www.indiegogo.com; qui si trovano anche i riconoscimenti offerti dal Museo in base alle donazioni ricevute, dai 25 dollari, che danno diritto a una lettera di ringraziamento con un biglietto gratuito per la visita, fino ai 1000 dollari, che consentono un ingresso libero per due per tutta la vita, un ingresso a un evento dello Stadio Olimpico, una lettera di ringraziamento da parte di un campione olimpico o mondiale (si può scegliere in una lista di 50 campioni), mezza giornata nel museo e nello stadio con un Campione.

Il Museo dello Sport si trova nello Stadio Olimpico di Torino, in corso Agnelli all'angolo con corso Sebastopoli, è aperto da martedì a domenica dalle 14 alle 18 (apre la mattina solo su prenotazione per gruppi e scolaresche ed è chiuso nei giorni delle partite). Il biglietto costa 7 euro, ridotto 5 euro, gratuito per i possessori della tessera Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card; il biglietto Museo+Tour Stadio costa 10 euro, ridotto 9 euro, 4 euro per Abbonamento Musei Torino e Torino+Piemonte Card. Sul suo sito web, www.olympicstadiumturin.com, trovate tutte le informazioni per raggiungerlo e per organizzare la visita.

In bocca al lupo al Museo dello Sport e, soprattutto, a Torino e all'Italia, che rischiano di perdere un piccolo patrimonio culturale e sportivo, prodotto da una grande passione, quella di Onorato Arisi per il collezionismo e per i valori sportivi (e dove sarebbe il mondo, senza passione?).

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