martedì 3 febbraio 2015

I sette peccati capitali di Torino, secondo Vueling

Torino è una delle città europee con maggiore encanto. Il capoluogo del Piemonte ci cattura subito, facendo sì che soccombiamo al suo incanto, anche peccando, se necessario. Si legge un'introduzione come questa, con l'energia appassionata dello spagnolo, e si rimane encantados, claro que sí.

Myvuelingcity.com, sito web legato alla compagnia aerea spagnola Vueling e alle sue destinazioni, propone unitinerario per Torino seguendo i sette peccati capitali. "Torino è una città educata e con molta personalità, ma è anche bella e la sua bellezza arriva a essere sublime" scrive il sito web, per spiegare la scelta "Durante il viaggio a Torino abbiamo sperimentato l'incantesimo e a volte siamo stati rapiti dall'ammirazione per i suoi palazzi e i suoi eleganti viali". Ci avreste mai pensato? Iniziate a peccare!


La lussuria, spiega il sito web "è generalmente considerata come il peccato prodotto dai pensieri eccessivi" (non è esattamente quello che abbiamo imparato a catechismo, ma andiamo avanti). L'abbondanza, a cui si possono associare i pensieri eccessivi, si trova al Museo Egizio, con la sua collezione di reperti "più importante fuori da Il Cairo". Ma la vera opulenza si trova in Piazza Castello, che "ospita una grande quantità di musei, teatri e caffè", avendo il proprio centro in Palazzo Madama, "metà castello e metà edificio barocco". Di notte la lussuria è invece lungo i Murazzi e nei club notturni, tra i quali si raccomandano Hiroshima Mon Amour, United Club e Blah blah.

La gola passa ovviamente per i numerosi caffè torinesi: si inizia con una colazione da Andrea Perino, "frequentato da personaggi come Alexandre Dumas, Nietzsche e Puccini", si prende un caffè da Mulassano, "frequentato dai Savoia e dagli artisti del Teatro Regio, lì accanto", si prosegue con il Caffè San Carlo, i cui pasticcini e dolci hanno tradizione secolare, e si finisce da Sfashion, "senza dubbio la Mecca della pizza in città". Ma Torino è città della cioccolata e la prova si ha Al Bicerin. L'avarizia, "peccato di eccesso legato all'acquisizione di ricchezza", si vive nei lunghi viali porticati, in cui si trovano le boutiques più care, in via Garibaldi, dove i prezzi sono più accessibili e in via Po, con "fantastici negozi di dischi e abbigliamento vintage e alternativo".

Per la pigrizia, il momento in cui "mancano motivazioni per realizzare azioni", il luogo ideale è il Parco del Valentino, che offre il miglior relax lungo le rive del Po. E di notte, per dormire, c'è l'Hotel Dogana Vecchia, in cui "hanno alloggiato personaggi storici come Napoleone".

E' l'ora dell'ira, "un sentimento non ordinato né controllato, come quello che può provocare uno dei grandi misteri della storia, la Sacra Sindone". La Sacra Sindone e l'ira: lo avreste mai pensato? A guardare la propria città con occhi stranieri si scoprono sempre associazioni inaspettate. Ma non c'è solo la Sindone a far perdere la testa. Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano si trova in un edificio barocco che non lascia indifferenti, Palazzo Carignano. E l'invidia? E' provocata dai "gioielli su quattro ruote più belli del pianeta", custoditi dal Museo dell'Automobile, e dal Duomo di San Giovanni, così "sobrio da far sì che tutta l'attenzione vada alla Sacra Sindone".

E infine tocca alla superbia, che è "un desiderio di essere più importante e attraente degli altri". E qui il pensiero spagnolo corre al calcio. "Nel passato le squadre della città erano a grande distanza dalle altre. Prima il Torino, che negli anni 40 fece sì che nessuno gli facesse ombra, con 5 scudetti consecutivi". Ma Superga mise fine al sogno del Grande Torino e "quattro decenni dopo fu il turno dell'altra squadra torinese, la Juventus, che riuscì a essere imbattibile nella prima metà degli anni 80, quando nelle sue file militava il tre volte Scarpa d'Oro Michele Platini". Be', pure essendo granata si può dire che la gloria della Juve non è terminata negli anni '80. La superbia non è però solo il calcio: ci rimane pur sempre la Mole Antonelliana, "uno dei simboli della città, una torre di 167 metri, con una caratteristica guglia di alluminio che pretendeva stare più vicina al cielo di chiunque altro in città". La Mole Antonelliana simbolo della superbia: questa è un'associazione intrigante.

Nessun commento:

Posta un commento