mercoledì 18 febbraio 2015

Quel battibecco tra il Conte di Cavour e Giulia di Barolo, nel famoso salotto torinese

Nella Torino del XIX secolo, uno dei salotti più ambiti era quello della marchesa Giulia Falletti di Barolo. Nata Juliette Colbert di Maulévrier in Francia, nel 1785, profondamente colpita dalle conseguenze della Rivoluzione Francese, che costrinse all'esilio la sua famiglia aristocratica, nel 1806 sposò il giovane Carlo Tancredi Falletti di Barolo. Nel 1814, la coppia si trasferì a Torino, nel palazzo di famiglia del marchese, discendente di una delle famiglie più antiche e ricche del Regno di Sardegna.


A quei tempi il salotto dei Falletti di Barolo era già uno dei più apprezzati della città. I salotti torinesi praticavano "le buone maniere, gli oggetti della conversazione restavano liberi e senza limiti, l'incontro, il colloquio, il dibattito privato, l'essere informati delle novità politiche e culturali, la legittimazione che se ne traeva erano gli scopi principali del rituale settimanale, gli ospiti divenivano via via più eterogenei per provenienza, ceto, formazione, idee. Vi restiteva l'autorità morale e la funzione aggregante della figura femminile, la padrona di casa, sposata o vedova o separata, mai nubile, con alle spalle solide basi culturali e una complessa educazione a svolgere tale ruolo. Al salotto nobiliare l'aristocratico invitato partecipava di diritto, il borghese per cooptazione, ma la funzione rimaneva la stessa del salotto borghese, cioè di omologazione, di riconoscimento tra simili, di incontro, di scambio culturale, di assimilazione della borghesia attraverso i suoi rappresentanti intellettuali" si legge nel libro Milleottocentoquarantotto - Torino, l'Italia, l'Europa, edito dall'Archivio Storico della Città di Torino.

I marchesi seppero inserirsi in queste dinamiche e il loro salotto divenne uno dei più ambiti di Torino, date le frequentazioni eterogenee e le brillanti conversazioni che ne conseguivano. Non possono esserci allo stesso tavolo Cesare Balbo, Santorre di Santarosa, Joseph-Marie De Maistre, Silvio Pellico, il giovane Camillo Benso di Cavour e avere come risultato a una serata noiosa. Anzi, essere stata una mosca e aver potuto vedere una serata nel salotto della marchesa Giulia! Vandeana convinta, di idee politiche profondamente monarchiche e conservatrici, anche a causa dei lutti causati dalla Rivoluzione nella sua famiglia d'origine, Giulia è ancora oggi ricordata a Torino per la sua instancabile opera filantropica. Alla sua morte, per assicurarsi che ci fosse un futuro per le sue opere caritatevoli, lasciò l'immensa eredità all'Opera di Barolo, che ancora oggi si occupa di numerosi progetti benefici, in città. Si diceva che a Palazzo Barolo, curiosamente in via delle Orfane, salissero di giorno le decine di mendicanti, per i quali la marchesa faceva preparare un piatto caldo (forse il loro unico pasto della giornata), e di notte gli intellettuali, i politici e i professionisti più prestigiosi del Regno.


Riporta ancora Milleottocentoquarantotto - Torino, l'Italia, l'Europa, che la marchesa aveva "riconvertito" il salotto laico e razionale, "con venature giacobine" del suocero Ottavio, "al più rigoroso spirito della Restaurazione e all'ostilità dell'evoluzione del Piemonte in senso liberale". Ma questo non significa che la marchesa fosse intollerante al confronto. Giovanni Lanza riporta anzi di un battibecco tra Giulia e il giovane, e già liberale, Camillo di Cavour. Siamo nel 1846 e a Palazzo ci sono riuniti i soliti intellettuali: "Si prese a parlare delle idee di libertà che di giorno in giorno guadagnavano favore e si diffondevano in Italia […] Il Conte Cavour, allora, con l'ardore che vagheggia anco le illusioni, entrò in discorso, pronosticando all'Italia gloriosi e insperati successi; segnalando la rivoluzione quale unico mezzo capace di secondare e di condurre a complimento le patrie aspirazioni; proclamando che il Piemonte, se ne avesse avuto il coraggio, era chiamato a conquistare, non che la libertà, l'indipendenza e l'unità nazionale. Il parlare del Cavour suonò temerario e chimerico all'orecchio degli uditori, che muti si guardarono in viso. La Marchesa solo ruppe il silenzio con queste parole: "In quanto a me, sono nata Vandeana e Vandeana morrò"."

Poco dopo, il Conte di Cavour smise di frequentare il salotto di Giulia. Ma sembra, dal loro successivo carteggio, che la stima e l'amicizia rimasero inalterate: il destino, in fondo, li aveva chiamati, in ruoli diversi, a lavorare a un'altra idea di Torino e d'Italia.

Le immagini di Palazzo Barolo sono di wikipedia e di museotorino.it, i ritratti di Giulia di Barolo e di Camillo Benso di Cavour sono nel web, un po' ovunque.

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