mercoledì 22 aprile 2015

Le leggende del Conte Verde e un mistero di Casa Savoia

Le origini dei Savoia si perdono nel Medioevo, dove leggenda e storia si confondono. Una delle prime personalità importanti della dinastia è Amedeo VI, il Conte Verde. La Savoia non era ancora un Ducato, era una piccola Contea già a cavallo tra la Francia e l'Italia, ma non ancora arrivata a tutto il Piemonte e priva di uno sbocco sul mare (Nizza sarebbe entrata nei domini sabaudi solo con Amedeo VII, il successore del Conte Verde).

Nato a Chambery nel 1334, il conte Amedeo si distinse sin da giovanissimo per il valore militare e le capacità politiche. Fu il primo Savoia a intuire le potenzialità dell'Italia per la sua dinastia. Nel 1355, a soli 21 anni, firmò con la Francia di Giovanni il Buono il Trattato di Parigi, con cui si stabilirono i confini tra il Delfinato francese e la Contea sabauda: i Savoia ebbero ampi territori oltre lo spartiacque, affacciandosi di fatto sulla penisola italiana. Amedeo si assicurò i domini di Cuneo, Santhià e Biella e diede alla regione un periodo di relativo benessere. 



Se fu abile come politico, non si può dire di meno come soldato. Partecipò a una crociata per liberare Giovanni V Paleologo (suo cugino, tra l'altro), conquistando così Gallipoli e sconfiggendo Bulgari e Turchi. Fu accanto all'antipapa Clemente VII e difese con forza le campagne dei suoi possedimenti dalle compagnie di ventura inglesi, durante la guerra anglo-francese. Il Trattato di Parigi aveva di fatto reso Amedeo VI alleato della Francia contro l'Inghilterra e per sancire l'alleanza il Conte sposò Bona di Borbone, una delle donne della dinastia più energiche e più abili, avendo retto la Contea sia durante le lunghe assenze del marito, sia dopo la morte prematura del figlio Amedeo VII.

Amedeo è una delle figure più carismatiche dei Savoia, oggetto di studi anche della regina Maria Josè, che, durante l'esilio svizzero, gli dedicò un libro. E' curioso che, essendo stato un sovrano così importante, sia ricordato soprattutto come Conte Verde, perché da giovanissimo aveva l'abitudine di usare il verde come colore prediletto. Su di lui ci sono numerose leggende e un mistero mai chiarito. Le leggende raccontano che la passione per il verde divenne famosa nel 1348, in occasione del suo primo torneo: verdi furono i suoi vestiti, le bardature del cavallo e gli abiti dei suoi scudieri. E successivamente furono verdi le decorazioni dei castelli che lo accoglievano, le vesti delle signore che lo accompagnavano nei tornei e delle tende delle sue spedizioni militari. Il Conte Verde, insomma, era uno dei pochi cavalieri sempre riconoscibili, anche sotto l'armatura. Famosa era anche la sua passione per le donne. Un'altra leggenda vuole che avesse partecipato a un torneo, in cui c'erano in palio i baci di quattro belle dame e vari premi d'oro, pur sconfitto, il conte sabaudo proclamò: "Posso perdere l'oro, ma non il bacio di così belle dame!" E le signore lo baciarono volontariamente, lasciando i vincitori senza premio.

A lui sono legati due dei grandi simboli dei Savoia. Una leggenda racconta che era sua abitudine ornare il suo elmo e la gualdrappa del suo cavallo con una ciocca di capelli femminili e che da lì sia nato il nodo di Casa Savoia, riportato negli stemmi. Anche il Collare dell'Annunziata, la più importante onorificenza di Casa Savoia, ha origini da lui. Nel 1362, per celebrare il matrimonio di sua sorella Bianca con Galeazzo Visconti, Amedeo istituì l'Ordine del Collare, che si ispirava ai valori cristiani e al culto della Vergine, in particolare, per invitare i suoi cavalieri all'unione e alla fraternità, in modo da evitare le guerre private. In origine era riservato solo a quattordici dei nobili più illustri, quindici con Amedeo, per onorare le quindici allegrezze della Vergine Maria. I cavalieri portavano un collare con la scritta FERT, il cui significato rimane oggi oscuro ed è oggetto di molte e diverse interpretazioni: la più popolare dice che significhi Fortitudo Eius Rhodum Tenuit, la sua forza mantenne Rodi, in ricordo di un'impresa attribuita ad Amedeo VI durante la guerra in Oriente. Ma non si esclude neanche un significato letterale: fert in latino è la terza persona del verbo fero, che significa portare, anche nel senso di sopportare: una sorta di invito a sopportare il peso delle responsabilità in quanto regnanti. Qual è il significato reale? Non si sa, non ci sono documenti storici che attestino la reale volontà del Conte Verde, quando scelse il motto del suo Ordine. Ma con il tempo sia l'Ordine che il Collare della Santissima Annunziata, da esso derivato, hanno subito numerosi cambiamenti e adattamenti ai tempi; rimane FERT, motto di Casa Savoia e, poi, della Monarchia Italiana, fino a quando è esistita.

Il Conte Verde morì di peste nel 1383 nei pressi di Campobasso, dove si era recato per sostenere i diritti di Luigi d'Angiò sul trono di Napoli. Sotto il portico del Municipio di Campobasso c'è una targa di marmo, che ricorda la sua morte, con la retorica cara all'Ottocento: "Nel Castello di S. Stefano, in questa contrada del Sannio, fu da immatura morte rapito il 1° di marzo 1383 Amedeo VI, quel fiore di cavalieri italiani che dalle sue vestimenta cognominato Conte Verde, invincibile nei tornei terribile nelle battaglie, recò vittoriosa e liberatrice in Oriente la Croce di Savoia e per armi e per ossequio spontaneo di popoli aggrandì l'antico Stato di Piemonte, nucleo dell'Italia novella – il Municipio di Campobasso affida a questa pietra la memoria di lui oggi, 22 aprile 1893, che il popolo italiano con libero e unanime plauso saluta il XXV anno compiuto del nodo maritale tra Umberto I e Margherita, fulgidissime gemme della stirpe sabauda". Una fotografia della lapide potete vederla su chieracostuicom.

Torino ricorda il Conte Verde con un monumento in piazza Palazzo di Città, davanti al suo Comune. Pelagio Pelagi lo ha immortalato mentre brandisce la spada per uccidere un turco ai suoi piedi, in ricordo delle sue vittorie. In 101 cose da fare a Torino, Paola Fiorentini fa un'interessante osservazione: la statua del Conte si trova a pochi metri dal Palazzo di Città, costruito sullo stesso posto in cui c'era anticamente la sede del Comune. Qui, nel 1360 Amedeo aveva fatto collocare una copia delle leggi che aveva approvato per regolare la vita di Torino. "A distanza di secoli, dall'alto del suo piedistallo, il Conte Verde sembra ancora voler proteggere la città e le sue leggi, quasi a volerci ricordare di quando, deposte le armi e dimenticati gli amori e i giochi delle giostre, soleva indossare le vesti del politico, oculato e previdente amministratore del proprio regno".


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