martedì 28 aprile 2015

Quando nelle piazze storiche di Torino c'erano i mercati

Torino è una città di mercatini rionali. Ce ne sono molti, probabilmente come non ce ne sono in altre città, ed è una delle cose di cui si sente più la mancanza, quando si vive per qualche tempo fuori. Ergo, ci sono cose a cui noi torinesi siamo abituati, che differenziano il nostro stile di vita da quello di altre città, e di cui ci rendiamo conto solo quando lasciamo Torino.

I mercati appartengono alla storia della città, solo che mentre adesso tendono a essere 'generalisti', in passato erano più 'specializzati'. Probabilmente tutti gli affezionati alla storia di Torino sanno che in piazza delle Erbe, l'attuale piazza Palazzo di Città, c'era in passato il mercato dei contadini, che portavano i loro ortaggi e i loro semi e che, quando il tempo non era clemente, spostavano i loro banchi sotto i portici della piazza. La tradizione del mercato contadino davanti a Palazzo di Città è stata ripresa recentemente: ogni prima domenica del mese, il progetto di Coldiretti Campagna Amica, riporta nella storica piazza i produttori agricoli, con frutta e verdura fresca, salumi, vino, pane, pasta, riso e quanto producono le terre piemontesi, con la garanzia della filiera corta e dell'origine dei prodotti.

Molti sapranno anche che, fallito il progetto di trasformare piazza Carlo Emanuele II (per i torinesi e per gli amici piazza Carlina) nella piazza aulica del secondo ampliamento, ebbe molto successo il mercato del vino, che la piazza ha ospitato fino a pochi decenni fa. Inimmaginabile, invece, che, tra le tante destinazioni d'uso che ha conosciuto piazza San Carlo, ci fosse anche quella di mercato del grano, testimoniato anche da un quadro di Giovanni Michele Graneri. A poca distanza, piazza Solferino ospitava il mercato del legno e del carbone, utilizzati per il riscaldamento (e infatti il nome popolare della piazza era piazza della Legna). Spostandosi ancora, verso occidente e raggiunti i pressi della Cittadella, c'era il mercato del fieno e della paglia, in una spianata oggi scomparsa, insieme al magnifico complesso militare voluto dal Duca Emanuele Filiberto.

Le architetture signorili di Torino convivevano con i mercati con molta facilità, basti pensare non solo alle piazze già indicate, ma anche a piazza Paesana, nei pressi dell'omonimo palazzo, dotato di uno dei cortili più belli di Torino. Qui c'era un mercato degli animali, in particolare degli ovini, perché il mercato del pollame e della selvaggina era in piazza San Giovanni, vicino al Duomo. Ed è davvero complicato immaginarsi le dame della buona società, che si affacciavano tra gli schiamazzi del popolino e gli odori degli animali e della terra. Ma era un'altra Torino, c'erano altre abitudini.

Oggi Torino non offre più mercati così specializzati: i mercati rionali tendono ad avere un po' tutti i generi, dagli alimentari all'abbigliamento, dal fai dai te ai fiori ai cosmetici. Ma, viste le riforme a cui sta pensando il Comune, non è detto che si salveranno dalla concorrenza dei centri commerciali e dal cambiamento di stile di vita dei torinesi. Se i mercatini rionali dovranno riformarsi per non morire, ci sono i mercatini dei contadini, del vintage, degli artigiani, che si stanno affermando.

I mercatini del vintage, la terza domenica del mese in piazza della Gran Madre e il secondo sabato del mese in piazza Carlo Alberto, il mercato degli artigiani e del design di San Salvario Emporium, con cadenza ormai quasi mensile, i mercatini di Campagna Amica, nelle storiche piazze del centro (oltre a piazza Palazzo di Città, la prima domenica del mese, anche Piazza e Giardini Cavour, la seconda domenica, piazza Madama Cristina e piazza Solferino, la terza domenica, e piazza Bodoni la quarta domenica del mese), confermano che Torino continua a essere città di mercati.



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