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sabato 25 aprile 2015

Pauta Pot, ovvero come la ceramica artigianale si afferma grazie al web

Ho incrociato Pauta Pot su Facebook e sono rimasta colpita dalle sue ceramiche colorate, dai disegni vivaci di uccelli e fantasie, dal design di ciotole, spille, tazze. Nella sua pagina Facebook mi piacciono il suo entusiasmo, la passione con cui condivide tutta la genesi delle sue ceramiche, dall'intuizione, al disegno, fino alla speranza che nel forno sia andato tutto bene. Parlare con Simona Rivoira, la creatrice che si cela dietro questo nome insolito, è stata facile conseguenza.


- Da dove arriva il nome che hai scelto per la tua attività?
E' una mescola di anglo-piemontese. Pauta vuol dire fango, terra; quando ero piccola mia nonna mi diceva sempre 'smettila di giocare con la pauta!' Pot indica in inglese la ceramica. Così, quando ho dovuto pensare a un nome, mi sono servita dei ricordi della mia terra e ho internazionalizzato con l'inglese!

- La tua passione per la ceramica ha radici nell'infanzia?
No, nient'affatto, è anzi molto recente. A me è sempre piaciuto lavorare con le mani, ho fatto corsi di sartoria, ho dipinto con colori ad olio acrilici, ho fatto varie cose. Poi, nel 2010, una mia amica si è iscritta a un corso di ceramica al tornio, al Cortile del Maglio, a Torino, c'era ancora un posto libero e mi ha chiesto se mi interessava. Perché no? Ho pensato e mi sono iscritta. Con il tornio è stato quasi amore a prima vista, mi sono chiesta quasi subito perché non l'avevo scoperto prima. La ceramica, però, è un hobby piuttosto costoso. Dopo un anno, con i risparmi, ho comprato il tornio e ho iniziato a fare piccole cose e a sperimentare. Un paio di estati fa, non potevo andare in vacanza ed ero a casa, così ho iniziato a pensare a una produzione per la vendita.


- E come è andata?
Bene, sono contenta. Sono successe cose che non mi aspettavo, soprattutto grazie a Facebook. La pagina su Facebook di Pauta Pot mi è servita più del sito. Sono maestra d'asilo a Torino, ma abito a San Germano Chisone; da lì non avrei mai potuto contattare ristoranti o negozi di Milano, Lecce o Venezia, né avrei mai potuto avere clienti in Giappone. Ho fatto incontri virtuali davvero belli, che mi hanno permesso di crescere anche come creativa. I miei processi creativi sono piuttosto disordinati, nel senso che non seguo una linea di lavoro ben precisa. Magari sono in giardino a disegnare e mi viene in mente qualcos'altro. La mia linea di tazze con gli uccelletti è nata perché stavo disegnando in giardino, c'erano gli uccellini che cinguettavano e mi hanno ispirato il disegno delle tazze. Con i clienti il processo creativo si basa sulla collaborazione, spesso c'è un fitto scambio ed è un lavoro interessante, che mi permette di capire il gusto e le esigenze di chi compra i miei oggetti.

- Tra Palazzo Madama, il Museo Accorsi e Prochet 1861, a Torino ci sono, o hanno appena chiuso, mostre sulla porcellana e sulla ceramica. Credi ci sia un nuovo interesse per questi materiali?
Più che per la ceramica o la porcellana, a me sembra ci sia un grande interesse per l'handmade. Non credo sia la crisi economica, evidentemente, perché se fosse questo, uno andrebbe a comprare da Ikea, che costa molto meno. E' proprio la riscoperta del rapporto umano, vedere chi fa l'oggetto che compri. Avere in casa un oggetto fatto a mano da qualcuno che hai visto, cambia inevitabilmente il rapporto con quell'oggetto, ne hai più cura, stai più attento: non è stato fatto in una fabbrica lontana, è stato fatto apposta per te o in edizione limitata ed, essendo a mano, non sarà uguale agli altri.


- A proposito del rapporto con i clienti, ti sono successe cose belle, in questi anni?
Tante, davvero. Ti posso raccontare una cosa che mi ha molto colpito, tornando all'handmade. Qualche mese fa, tramite la pagine di Facebook, mi ha contattato un'italiana che vive in Giappone e mi ha chiesto di preparare i regali di Natale per la sua famiglia, che vive a Napoli. Per qualche settimana abbiamo studiato insieme i regali per i suoi parenti, i genitori, le zie, tutti; io ho realizzato gli oggetti. li ho incartati, come se fossero regali che stavo facendo io, e li ho spediti a Napoli. Dopo Natale, questa signora mi ha mandato dal Giappone le foto che i parenti le avevano mandato con i regali ed è stato bellissimo.

- Nessuna difficoltà, con questo lavoro?
Una. Il fisco italiano. A me piacerebbe dedicarmi alla ceramica a tempo pieno, ma molte volte sono frenata dall'accettare nuovi incarichi proprio dal fisco e dalla burocrazia, che ti ostacolano, invece di darti una mano. In un Paese ad alta disoccupazione come il nostro, i creativi dovrebbero essere sostenuti: ci creiamo un lavoro e magari, con il tempo, potremmo crearne per altri. E' un peccato.

Pauta Pot è su Facebook e ha anche un sito web, www.pautapot.com


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