martedì 12 maggio 2015

Quando c'era Villa Robilant, al Lingotto

Le mappe settecentesche di Torino la mostrano solitaria, nella campagna meridionale della città: Villa Robilant. Le fotografie mostrano un'elegante residenza aristocratica, che potrebbe ricordare le ville palladiane, con una scansione degli spazi classica. Il corpo centrale d'ingresso sottolineato da un doppio ordine di lesene, alternate alle finestre e raddoppiate ai lati; i corpi d'angolo dànno l'impressione di essere lievemente aggettanti, grazie alle lesene; sul tetto una balaustra, impreziosita da vasi e più suontuose sul corpo centrale e agli angoli. Pochi tratti architettonici che rendono l'edificio elegante e aristocratico.

La tradizione vuole che Villa Robilant fosse stata disegnata da Filippo Juvarra o da qualche suo allievo, ma non ci sono prove, a parte il gusto per le balaustre e per le grandi lesene, che scandiscono la facciata e che si trovano, in edifici più aulici firmati dall'architetto siciliano (si pensi, fatte le dovute proporzioni, a Palazzo Madama). Quello che è certo è che questa costruzione così elegante e severa, nella campagna torinese, testimoniava il potere e il prestigio dei Robilant, grandi latifondisti, militari e diplomatici dei Savoia.



Villa Robilant ha una storia triste. Si trovava nel quartiere del Lingotto, nell'area adesso occupata dal cantiere del grattacielo della Regione. Dopo un periodo di decadenza, all'inizio del XX secolo, la sua vita si fece complicata, a causa dell'espansione della Fiat, che lì costruì il suo grandioso stabilimento del Lingotto; la stessa Fiat la acquistò a metà degli anni 30, senza darle un uso particolare. Fu gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e, finito il conflitto, divenne sede del Circolo delle Commissioni Interne della Fiat, fu, insomma, un punto d'incontro degli operai. Un'antica villa aristocratica, elegante e severa, diventata il tempio degli operai della grande fabbrica, in cerca di giustizia sociale: c'è un certo fascino e una certa nemesi in questo rapporto.

Ma, negli anni 50, la Fiat riuscì a sfrattare gli operai, e, perché il messaggio fosse chiaro, fece radere al suolo l'antica residenza dei Robilant, nonostante ci fossero i vincoli della Soprintendenza. Oggi di Villa Robilant rimangono gli alberi secolari del suo parco e poche foto, che potete trovare in giro per la Rete. Sono loro, le foto, che testimoniano come Torino abbia perso un piccolo gioiello architettonico, che poteva trovare un uso dignitoso e culturale, come altre ville e cascine inglobate dall'espansione della città e diventate biblioteche e luoghi d'incontro dei quartieri.


Pubblicato su Torino com'era


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