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martedì 9 giugno 2015

La Cavallerizza Reale come le Scuderie Imperiali di Vienna?

La visione più lirica della Cavallerizza Reale possibile la fornisce Beppe Minello su La Stampa, in un articolo di qualche giorno fa: "Bar, negozi, ristoranti sotto i portici di edifici che, ai piani superiori, quasi certamente ospiteranno, non i temuti alloggi di lusso, ma residenze universitarie perché è difficile ricavare altro da strutture vincolate fino all'ultimo mattone e formate da un corridoio e stanzette, le stesse che un tempo usavano paggi e palafrenieri. S'incroceranno, forse, gli studenti dell'Accademia Albertina e i ragazzi arrivati da tutta Europa ad ammirare una città ancora più universitaria di oggi e che troveranno nel nuovo, storico, quartiere l'ostello che Torino non ha mai avuto in centro. Per strada v'imbatterete negli studiosi e i loro allievi impegnati nelle ricerche all'Archivio di Stato finalmente dotato di spazi adeguati visto che, molto probabilmente, si sarà allargato dove oggi ci sono i genieri dell'Esercito. Nell'aria potrebbero sentirsi i gorgheggi degli artisti del Teatro Regio impegnati nelle prove, oppure gli accordi dei musicisti al lavoro nella sala di registrazione. Gli attori e le comparse del Teatro Stabile, impegnati anche loro nelle prove, saranno accanto a voi a trovare un po' di ristoro al bar o, magari, faranno, come voi, due passi nei giardini dei bastioni finalmente aperti a tutti".


Gli ultimi progetti del Comune di Torino su uno dei complessi aulici più importanti e più originali della città, pensano a una sua trasformazione ispirata dalle Scuderie Imperiali di Vienna, diventate un polo culturale, con gallerie d'arte, caffè, residenze universitarie. E' fattibile un progetto di questo tipo, davvero affascinante, nel cuore di Torino, tra l'Università e il Teatro Regio? Il progetto iniziale del Comune prevedeva la vendita del complesso ai privati, affinché ricavassero appartamenti di lusso e un centro commerciale. L'idea che un complesso, progettato dagli architetti più brillanti dei Savoia e adesso Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, potesse finire fuori controllo, in mani private, ha indignato un gruppo di cittadini, che, poco più di un anno fa, hanno occupato la Cavallerizza; è nata così Assemblea Cavallerizza 14.45, che organizza eventi, incontri, passeggiate negli edifici storici. Viste le proteste, il Comune ha deciso di cambiare direzione e, qualche settimana fa, è arrivata la nuova proposta: un masterplan in cui si spiegano destinazioni d'uso e sostenibilità economica della trasformazione di ogni parte del complesso. Si inizierà con un piano d'ascolto, da parte degli architetti di Homers, che valuteranno le idee, mentre gli economisti di Equiter controlleranno la sostenibilità delle proposte. Alle conclusioni del masterplan dovranno poi attenersi gli investitori che parteciperanno ai vari bandi.


La foto, dalla pagina Facebook di Assemblea Cavallerizza 14.45

In un'intervista a La Stampa l'architetto Marco Robiglio, che guiderà lo staff di Homers per la realizzazione del masterplan, ha vagheggiato per la Cavallerizza Reale un futuro come quello delle Scuderie Imperiali di Vienna e ha assicurato una sola preoccupazione, che "la Cavallerizza torni  a essere vissuta da tutti i torinesi".

Il nuovo piano del Comune, però, non convince Assemblea Cavallerizza 14.45. Nel suo blog si legge: "In sostanza nessuna delle richieste sino ad ora avanzate dalla cittadinanza (no alla vendita, destinazione e fruizione pubblica, unitarietà dell’insieme e progettualità partecipata), con il supporto di oltre 10.000 firme della popolazione torinese, viene accolta dalle istituzioni, neanche negli intenti. Non c'è alcun passo indietro rispetto allo smembramento e alla vendita del bene. Non è garantita una progettazione e un trattamento unitario delle trasformazioni del complesso. Il coinvolgimento di una pluralità di soggetti anche pubblici sembra strumentale a nascondere che la progettazione non coinvolgerà direttamente i cittadini né, aspetto inquietante, passerà neanche attraverso il Consiglio comunale, palesando come le decisioni rispetto ad una questione così delicata e strategica vengano a formarsi fuori dai luoghi che dovrebbero garantire la democrazia".

In un altro blog, Cavallerizza Bene Comune, che ha sostenuto per primo l'idea della trasformazione della Cavallerizza in un polo culturale sul modello delle Scuderie Imperiali di Vienna, si analizzano i conflitti d'interesse di chi dovrebbe decidere il futuro del complesso aulico: Homers è "da tempo inserito nella filiera imprenditoriale cittadino-bancaria-politecnica torinese"; "alla Compagnia di San Paolo viene delegato lo studio di fattibilità (ossia che si può o non può fare) riguardo alla destinazione della Cavallerizza" si legge "Però la Compagnia è parte in causa, in quanto una filiale di Intesa San Paolo ha prestato soldi al Comune che, di rimando, ha posto tra le altre garanzie la Cavallerizza. La Compagnia di San Paolo, a sua volta, ha assoldato la società Homers, 'social real estate developers', per fare uno studio architettonico. Lo studio quindi è diretto e commissionato da San Paolo, che non essendo un ente pubblico con finalità pubbliche, punta naturalmente a realizzare il massimo guadagno possibile, legittimamente derivato dalla cessione del bene o dalla sua messa a valore privato".

Il futuro di questo complesso magico, situato in un triangolo di grande fascino storico-culturale, l'Università, il Teatro Regio, i Giardini Reali, è insomma ancora fumoso e tutto da scrivere. Per la sua salvaguardia c'è un appello, che ha già raccolto un migliaio di firme e il cui primo firmatario è Gustavo Zagrebelsky (con lui hanno firmato anche intellettuali di tutta Italia, a testimoniare come il futuro di questo gioiello torinese stia a cuore a tanti). La petizione chiede una moratoria di almeno un anno sulle operazioni in corso. "In tale lasso di tempo potrà essere avviata una iniziativa di diffusa informazione alla cittadinanza e di coinvolgimento della stessa, nelle sue varie componenti associative, professionali, culturali e sociali per una reale progettazione partecipata che esamini ogni altra possibile soluzione, attingendo anche ad esperienze europee affini e ne fissi i limiti all'interno dei principi costituzionali di tutela del patrimonio storico artistico e culturale" Se volete firmarlo, lo trovate su cavallerizzabenecomune.blogspot.it


Pubblicato su Architettura e DesignProgetti