martedì 11 agosto 2015

Quando Aldo Rossi progettò Casa Aurora e rese omaggio a Torino

Non è che la moda italiana sia nata a Torino. E' che dici moda e dici inevitabilmente Gruppo Finanziario Tessile, GFT per i torinesi, la società che ha vestito gli italiani nel corso del Novecento, da corso Emilia, a Torino. GFT ha lanciato marchi come Facis e Marus e ha realizzato le collezioni di grandi nomi del made in Italy come Valentino o Armani; ha fatto una cosa ancora più straordinaria: ha misurato gli italiani, per avere un grande database e inventare le taglie, senza le quali il prêt-à-porter non sarebbe arrivato nei negozi di tutta la penisola, vestendo uomini e donne quasi su misura.

La lunga epopea della GFT, che troverà spazio su Rotta su Torino molto presto, si è conclusa nel 2003, a causa della crisi e del made in Asia, che ha spazzato via tante realtà economiche del nostro Paese. Della lunghissima storia rimane il preziosissimo archivio, digitalizzato, ordinato e conservato all'Archivio di Stato, grazie al lavoro di Giulia Caccia e Sara Micheletta e al finanziamento della Compagnia di San Paolo, che vi ha investito quasi 10 milioni di euro. Rimane anche la sede, all'angolo tra corso Giulio Cesare e corso Emilia. Il vecchio edificio di produzione, affacciato su corso Emilia, presenta l'architettura tipica delle fabbriche novecentesche torinesi, con grandi finestre, che davano il ritmo agli spazi interni. Anche l'edificio degli uffici presentava queste caratteristiche: quattro piani di grandi finestre fitte, quasi a tutta altezza, e di colori sobri, come si usa da sempre a Torino. Negli anni '80, la vecchia sede degli uffici fu demolita, per fare posto a Casa Aurora, uno dei primi interventi di architettura contemporanea nella Torino post industriale, firmato da architetti di grande prestigio come Aldo Rossi e Gianni Braghieri.


In realtà, basta arrivare da corso Brescia e trovarsi davanti l'angolo dell'edificio, con le due massicce colonne bianche, che reggono una torre in laterizi per riconoscere immediatamente lo stile di Aldo Rossi e per pensare ai suoi interventi berlinesi. Anche se l'edificio è moderno e coerente con lo stile dell'architetto milanese, le citazioni torinesi sono molte sia nella scelta dei materiali che negli elementi architettonici. Le due maniche su corso Giulio Cesare e corso Emilia sono costruite su tre fasce orizzontali: alla base ci sono i portici, scanditi da colonne verdi e sormontate da una fascia di pietra bianca, che costituisce il primo piano; al di sopra c'è la fascia in laterizio, caratterizzata da due piani di finestre più piccole e serrate, quindi, al di sopra, ci sono gli abbaini, di nuovo bianchi, che chiudono la facciata. L'omaggio ai portici, agli abbaini e ai laterizi, che caratterizzano l'architettura torinese è evidente, anche se interpretato in una chiave contemporanea e fedele allo stile di Aldo Rossi. Le due maniche convergono verso una torre centrale, che disegna l'angolo, guardando verso Porta Palazzo, e che è caratterizzata da due grandi colonne bianche, omaggio estremo ai portici torinesi. Ai lati delle maniche, ci sono due torri, che hanno la stessa altezza della torre centrale e che, come lei, non hanno aperture.

Nella pagina che la Fondazione Aldo Rossi dedica a Casa Aurora, c'è un'ultima nota: "Una particolare importanza ha la costruzione del pilastro in ferro e della pietra che determina l'alto basamento continuo. La pietra è Verde d’Oropa, la stessa del grande santuario piemontese d’Oropa e di altre costruzioni torinesi. Tra questa e il mattone è posto un cornicione in laterizio che si ricollega ai cornicioni dei palazzi torinesi dello Juvarra e dell’Alfieri. La copertura è in lastre di rame con volumi che sviluppano il tipo della mansarda francese, ma che seguono tutta la sezione del tetto".


Ci sono anche gli schizzi preparatori di Rossi, dalla Mole Antonelliana alle architetture barocche. Casa Aurora, insomma, vista nel suo contesto: un'architettura che cita la città che la ospita e che, allo stesso tempo, ha un effetto dirompente in Borgo Aurora.


Pubblicato su Architettura e DesignTorino com'era, Luoghi