martedì 4 agosto 2015

Il Museo dello Sport di Torino chiude: ultimo appuntamento, il 6 agosto 2015

L'ultimo appuntamento è il 6 agosto 2015, alle ore 12. Il Museo dello Sport di Torino aprirà le porte per l'ultima volta e permetterà agli ultimi visitatori di scoprire i suoi mirabilia, dal casco di Ayrton Senna alle maglie di Pelè o capitan Mazzola. Onorato Arisi non è riuscito a mantenere in vita il suo Museo, che raccoglie una collezione di oltre 3000 cimeli, appartenenti a 200 campioni di ben 50 sport. Dopo aver chiesto il suo inserimento negli itinerari turistici, dopo aver chiesto maggiore visibilità e coinvolgimento nei programmi di Torino Capitale Europea dello Sport, dopo aver cercato sponsor ed essere ricorsi al crowdfunding, il presidente del Museo dello Sport si è arreso.

Sulla pagina Facebook del Museo dello Sport, il j'accuse di Arisi contro le autorità locali, che non hanno saputo valorizzare il suo piccolo gioiello (un esempio su tutti, la conferenza stampa di presentazione di Torino Capitale Europea dello Sport non si è tenuta al Museo dello Sport, ma alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo...). E' ferito soprattutto dal silenzio con cui la fine del suo Museo è stata accolta da Torino: tacciono il sindaco e la politica, ma tacciono anche i media locali, la società civile e le autorità sportive, dal CONI in poi, che avrebbero dovuto garantire la sopravvivenza del Museo. In un post del 30 luglio, quando la decisione della chiusura definitiva del Museo era già stata presa, scrive di una visita al Museo Nazionale Francese dello Sport di Nizza; i dati sono spiazzanti: il Museo dello Sport di Torino è privato, ospitato in uno spazio da 1000 metri quadrati, in un quartiere storico e facilmente raggiungibile dal centro; il Museo di Nizza è finanziato dl Ministero dello Sport ed è ospitato in uno spazio da 2000 metri quadrati, in un quartiere periferico e isolato della città. Il Museo dello Sport di Torino ha circa 6mila visitatori all'anno, quello di Nizza 36mila. Perché questa differenza? Secondo Arisi perché "c'è chi sa crederci ....sa valorizzare una grande unicità comprendendone le possibilità sia turistiche e di prestigio. C'è chi sa salvaguardare le sue ricchezze , la sua memoria, i suoi valori....chi sa fare cultura e promuoverla, mentre chi ha avuto avuto la fortuna di trovarselo fatto in casa NON ha capito niente."

E' vero che Torino non ha valorizzato questo gioiellino ospitato allo Stadio Olimpico, non ci sono giustificazioni per i silenzi e per l'indifferenza che adesso accompagnano la chiusura del Museo. Se si può aggiungere qualcosa, però, è anche vero che il Museo dello Sport non ha mai fatto una buona comunicazione, neanche nei social, pur essendo nella città che più di tutte ha saputo valorizzare i propri Musei sulle reti sociali. Il Museo Egizio, i Musei della Fondazione Torino Musei, il Museo dell'Auto e il Museo del Cinema, persino i piccoli Museo Accorsi-Ometto e Museo Diocesano, tutti hanno saputo creare una propria community, hanno saputo coinvolgere il pubblico nelle proprie iniziative, hanno saputo incuriosire sulle proprie collezioni permanenti e mostre temporanee. Il Museo dello Sport non ha saputo farlo, usando i social solo per esprimere rabbia e dolore per il disinteresse delle autorità, come se non meritassero una foto o un post la location fantastica in cui era ospitato, il racconto di una visita allo Stadio Olimpico, la festa per un anniversario sportivo, la presenza di un campione. E' mancato uno storytelling che incuriosisse e che facesse sentire il Museo dello Sport presente nella vita cittadina, al di là delle lacrime (piagnistei, direbbe il premier Matteo Renzi). E' un peccato anche questo: le reti sociali e il web potevano essere uno strumento di promozione e di visibilità, per incrementare visite e affetto.

Non perdetevi quest'ultimo appuntamento, il 6 agosto 2015, alle ore 12. Con la speranza che non sia un addio, ma un arrivederci.


Pubblicato su Cultura varia