lunedì 7 settembre 2015

adventuresofacarryon.com: 5 edifici insoliti di Torino

Se frequentate la blogosfera con un occhio al Piemonte, avrete incontrato qualche volta Diana Zahuranec, giornalista statunitense di Wine Pass e blogger di Once upon a time in Italy; come racconta nel suo ritratto per il suo blog, "una volta ho fatto un viaggio in Italia e poi ho fatto di tutto per poter tornare". Vive in Piemonte, tra articoli, traduzioni e collaborazioni, ed è lei a raccontare al travel blog www.adventuresofacarryon.com cinque edifici insoliti di Torino, con un occhio di riguardo per l'architettura contemporanea. Cinque edifici che, spiega Diana, rompono gli schemi, per dimenticare, per un attimo, "i capolavori barocchi e l'antico quartiere romano".

Il primo edificio che propone è l'inevitabile Fetta di Polenta, in via Giulia di Barolo 3: Casa Scaccabarozzi, costruita da Alessandro Antonelli, con misure peculiari (27 metri d'altezza e 27 di lunghezza, ma solo 5 metri di larghezza da una parte e 0,7 metri sul lato opposto), "è sopravvissuta alle bombe della Seconda Guerra Mondiale e a un terremoto che nel 1887 ha quasi raso al suolo il quartiere".

A poca distanza, c'è la Mole Antonelliana, costruita sempre da Antonelli "originalmente progettata come sinagoga", poi rifiutata dagli ebrei, per i costi e l'altezza. Ma "i torinesi, che avevano visto crescere l'edificio sul loro orizzonte dal primo giorno, chiesero che fosse finito". Oggi ospita il Museo Nazionale del Cinema, "un ascensore di vetro porta i visitatori a un punto panoramico imbattibile, dopo aver attraversato, al centro, il vuoto della cupola, che fa drizzare i capelli".


Segnalati i classici dell'architettura curiosa e inusuale di Torino, Zahuranec guarda all'architettura davvero contemporanea. E invita a scoprire Verde 25, in via Chiabrera 25, l'edificio giungla composto da 63 appartamenti residenziali e spazi per uffici. "Balconi curvi e scale a chiocciola sono costruiti in legno, dando un senso di artigianale e di casalingo". Le strutture in acciaio "sembrano crescere tra numerosi alberi, arbusti, fiori e piante. Ci sono 150 alberi sull'esterno e 50 nel cortile, oltre a centinaia di altre piante, che proteggono i residenti dal rumore e dall'inquinamento". Gli alberi producono infatti 150mila litri di ossigeno all'ora e assorbono 200mila litri di ossido di carbonio".

Sul Lungodora Siena, c'è il Campus Luigi Einaudi, disegnato da Foster e Partners; sono "due edifici collegati da un grande tetto ad arco, che lascia entrare la luce naturale". All'esterno gli angoli squadrati lasciano posto alle curve, all'interno le aule per lezioni e per la lettura sono flessibili alle esigenze di professori e studenti. "Non è solo un bell'edificio, ma è anche energeticamente efficiente" sottolinea Diana, grazie alla riduzione del bisogno della luce artificiale e a vari sistemi di sostenibilità adottati nella costruzione.

Il quinto edificio da non perdere è la Chiesa del Santo Volto, in via Val della Torre, a poca distanza dal Parco Dora, costruita "alla convergenza di tre quartieri, San Donato, Parella, and Madonna di Campagna, dove una volta dominavano i siti industriali". E' stata costruita da Mario Botta, che aveva già in mente “la nuova identità della zona”. Le sette torri che la compongono, e la versione pixelata dell'Uomo della Sindone, posta dietro l'altare, sono gli aspetti dell'edificio che Diana sottolinea.

Due edifici appartenenti alla storia e all'immagine classica di Torino, indissolubilmente legati ad Alessandro Antonelli e tre edifici davvero nuovissimi, che parlano della versatilità di Torino e del rapporto instaurato con l'architettura contemporanea. Difficile raccontare una città attraverso soli cinque edifici, ma Diana ha fatto una scelta bella e complicata e ne viene fuori una Torino fuori dai soliti stereotipi. Da riscoprire anche per noi torinesi.

Le foto, dal blog www.adventuresofacarryon.com


Pubblicato su Dicono di Torino