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martedì 1 settembre 2015

Quando c'era il Teatro Scribe, a un passo dalla Mole Antonelliana

Nonostante la fama di città provinciale e severa, Torino ha sempre amato la notte, gli spettacoli, la socializzazione. In passato, oltre ai caffè, in cui si riunivano intellettuali e politici che disegnavano l'Italia, c'erano anche molti teatri, che portavano compagnie e allestivano spettacoli. Nel XIX secolo i più importanti erano il Teatro Regio, il Teatro Carignano e il Teatro Scribe. Quest'ultimo fu costruito in via Verdi nel 1857 dall'architetto Giuseppe Bollati, presentava una sala tipicamente ottocentesca, con quattro ordini di palchi, stucchi, dorature e un loggione; poteva contenere fino a 1400 spettatori e ospitava alcune delle compagnie più importanti in visita nella capitale del Regno di Sardegna. Quando la capitale del nuovo Regno d'Italia fu trasferita a Firenze, il Teatro Scribe conobbe una rapida decadenza e finì con l'ospitare piccole compagnie dialettali.


La rinascita avvenne nel 1925, grazie all'intervento di un curioso mecenate, il finanziere Riccardo Gualino, che lo acquisto, lo trasformò nel Teatro di Torino e lo dotò di stagioni di prosa e di danza di grande ricchezza culturale e di un'orchestra propria; si rappresentarono opere di Pirandello e di Brecht, ma anche di autori dell'avanguardia, Prokofiev, Bloch, Kódaly; ci fu anche un'importante scuola di danza, guidata da Bella Hutter e da Raja Markmann. L'inaugurazione della nuova vita avvenne il 26 novembre 1925, con la rappresentazione dell'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, interpretata dai migliori interpreti dell'epoca e dotata di grandiose scenografie. Il sogno di Gualino, però, durò solo cinque anni: al crollo del suo impero finanziario, anche il Teatro di Torino chiuse la propria attività.


La sala fu quindi acquistata dall'Eiar, la futura RAI, che la trasformò in un auditorium per la propria orchestra sinfonica: si può dire che l'ex Teatro Scribe fu la prima sede dell'Orchestra Sinfonica della RAI. A decretare la fine definitiva delle sue attività, furono i bombardamenti del 9 dicembre 1942: in via Verdi c'erano anche il Distretto Militare e l'Accademia d'Artiglieria. Troppe le caserme e gli obiettivi militari della zona per evitare che il teatro si salvasse dai bombardamenti.

Oggi, davanti alla sede della RAI e sotto la Mole Antonelliana, gli spazi lasciati dal Teatro sono diventati un parcheggio, piuttosto squallido e mal tenuto, della RAI e sono una delle ferite aperte dalla Seconda Guerra Mondiale e non ancora rimarginate nel tessuto del centro della città. Rimane, a ricordare l'intenso passato culturale di quest'angolo di Torino, la facciata d'ingresso dell'edificio, con alcune sale, in cerca di destinazione. Come in fondo tutta l'area. Tempo fa si parlava di trasferire in questi spazi il Museo dell'Informatica, affidato all'imprenditore Marco Boglione, appassionato collezionista di oggetti legati ai computer (attualmente li potete ammirare al Temporary Museum). Ma andrebbe studiata anche una soluzione per gli spazi a cielo aperto, una vera e propria ferita visibile nell'isolato; su divisare.com c'è un bel progetto di Cecilia Vera che racconta piazze possibili e vivibili, a mantenere la memoria del teatro perduto.

Le foto del Teatro di Torino da joomla.cisi.unito.it, la cartina, da Google Earth.


Pubblicato su Torino com'era