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mercoledì 30 dicembre 2015

Le origini egizie di Torino

Il Museo Egizio ha annunciato un interessante ampliamento del suo percorso espositivo, con l'inaugurazione delle Gallerie della Cultura Materiale, veri e propri magazzini visitabili, in cui si troveranno 38 armadi contenenti oggetti provenienti dall'antico Egitto. E la cosa bella è che questi armadi saranno continuamente arricchiti da nuovi materiali e nuovi oggetti. Un'idea di Museo vitale e innovativo, un rapporto con l'Egitto e i faraoni sempre più stretto e sempre più vivace.

Un'occasione affascinante per riscoprire i profondi legami tra Torino e l'Egitto, esistenti da prima della fondazione del Museo Egizio, il più importante del mondo dopo quello de Il Cairo, il primo del mondo per antichità (questo noi torinesi lo sappiamo, ma è sempre bene ripeterlo, per chi non lo sa e non ha idea del gioiello che Torino conserva, con molto orgoglio). Le leggende sulla nascita di Torino, la città dei Taurini, secondo i Romani, sono molte: c'è chi lega il nome dei Taurini a un culto ancestrale del toro e chi sostiene che Taurini ha origine dalla radice indoeruopea taur, che indica la montagna e, dunque, i Taurini sono le popolazioni delle montagne.

Più suggestiva di tutte, bisogna ammetterlo, è la leggenda che vuole che il mitico faraone egizio Iw Ra Danit abbia lasciato l'Egitto intorno al 1500 a.C. a causa di dissidi con i sacerdoti del culto di Amon. Dopo un lungo viaggio nel Mediterraneo, il faraone sbarca in Liguria e arriva, infine, nella Pianura Padana. Qui, vista la presenza di un grande fiume, indispensabile nella cultura egizia, fonda una nuova città, che si trova, addirittura, all'incontro di ben quattro fiumi e torrenti (il Po, la Dora, la Stura e il Sangone). I Greci rivedono la storia di Iw Ra Danit il cui nome traslitterato diventa Eridano e assegnano lo stesso nome al grande fiume; il mito del faraone egizio si arricchisce anche della storia di Fetonte, il figlio di Apollo, che un giorno riceve finalmente il permesso dal padre per salire sul suo carro d'oro e guidare il Sole nel cielo, non tiene la giusta distanza dall'astro e cade tragicamente nel Po. Il mito di Fetonte potrebbe essere collegato, ancora una volta, alla leggenda di Iw Ra Danir, la cui vita finì tragicamente nel Po/Eridano, durante una corsa di bighe nella sua nuova città.

Sono leggende, sono appassionanti e sono divertenti, magari si fondano su qualche traccia di verità. Per esempio, il culto di Iside, la dea della Luna egizia, è storicamente accertato in città. La Gran Madre si trova su un antico tempio isiaco, così come una lapide con riferimenti alla dea è stata trovata nel 1577, durante la costruzione della Cittadella. La parte più interessante delle presunte origini egizie di Torino è legata però al dio Apis, raffigurato con la forma del toro. Il culto dell'antico dio fu introdotto da Iw Ra Danit nella sua nuova terra e, in qualche modo, è questa l'eredità più importante lasciata dal faraone egizio. Lasciato il politeismo e abbracciato il Cristianesimo, diventata poi capitale del Ducato di Savoia e poi del Regno d'Italia, Torino non ha mai abbandonato la simbologia legata al toro, ancora oggi presente nel suo scudo cittadino e nella sua vita quotidiana, dai toret fino al toro di piazza San Carlo, i cui testicoli bisogna pestare per avere fortuna e tornare in città.


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