mercoledì 10 febbraio 2016

Il balletto del Dono del Re delle Alpi, per Madama Reale

E' stato leggere un tweet di Alessia Giorda del Museo di Arte Contemporanea di Rivoli (TO) e sentire curiosità per quello che avvenne nel Castello, il 10 febbraio 1645, in occasione del compleanno di Cristina di Francia, Reggente del Ducato di Savoia nel nome dei figli Francesco Giacinto prima e Carlo Emanuele poi, e prima Madama Reale. Era nata a Parigi il 10 febbraio 1606 e, arrivata a Torino 13enne, come sposa dell'erede al trono Vittorio Amedeo, trovò nel conte Filippo d'Agliè il complice perfetto per i suoi divertimenti e per la celebrazione prima di se stessa e, durante la Reggenza, del suo programma politico, attraverso feste, banchetti e balletti. Filippo di San Martino, fu un abile stratega politico, leale consigliere della Reggente in difesa dell'indipendenza del piccolo Ducato sabaudo, ma, soprattutto, fu una delle più interessanti e versatili personalità dell'epoca barocca: colto, brillante e intelligente, fu politico, soldato, letterato, musicista, coreografo e scenografo, l'autore dei più celebri balletti di corte della Reggenza, il raffinato intellettuale appassionato di filosofia che si intratteneva con i membri dell'Accademia dei Solinghi, fondata dal cardinale Maurizio di Savoia. Il suo rapporto con laDuchessa suscitò numerosi pettegolezzi sia a Torino che tra gli ambasciatori, che riportavano preoccupati della pericolosa influenza del bel conte sulle scelte politiche di Cristina; ma né i pettegolezzi né gli ostacoli riuscirono a rompere il legame sentimentale tra i due, spezzato solo dalla morte di Cristina, nel 1663.


I balletti di corte dell'età barocca, si legge su balletto.net, che alle coreografie di Filippo dedica un lunghissimo articolo, "erano offerti esclusivamente a un pubblico di nobili e aristocratici accolti a corte e in essi si esibivano altri cortigiani e spesso lo stesso Signore, principalmente come danzatori". Non erano balletti come quelli moderni, che usiamo vedere noi, erano "forme miste di spettacolo, che alternavano parti recitate ad altre danzate, canto a musica vocale o strumentale, giochi d'acqua a fuochi d'artificio". Nati nell'Italia rinascimentale, reinventati dalla Francia sofisticata e raffinata, si diffusero poi in tutta Europa e arrivarono a Torino con Cristina, trovando però un terreno fertile: sia Emanuele Filiberto che Carlo Emanuele erano stati appassionati uomini di lettere ed entrambi si erano impegnati a trasformare Torino in una capitale di riferimento per l'Italia (Emanuele Filiberto riaprì l'Università, impose l'italiano, chiamò letterati e filosofi, Carlo Emanuele iniziò gli ampliamenti della città, imponendo l'architettura omogenea che sarebbe poi stata caratteristica della città). I balletti di corte avevano un coordinatore che si preoccupava di mettere insieme le varie parti dello spettacolo, la musica e i giochi, i testi e le danze. Nella Torino di Cristina quest'uomo era Filippo.

In onore della sua amata, il bel conte firmò i balletti più celebri e più significativi della corte sabauda dell'epoca. Uno dei più noti è il Dono del Re delle Alpi a Madama Reale, che fu rappresentato nel Castello di Rivoli in occasione del 39° compleanno di Cristina, il 10 febbraio 1645. Era un balletto di corte che celebrava il simbolico dono di Savoia, Piemonte, Nizza e Monferrato fatto dal principino Carlo Emanuele, erede al trono, alla madre Cristina, per il suo impegno nella pace, dopo l'ennesima guerra civile che aveva insanguinato il Ducato, diviso tra principisti (filo-spagnoli) e madamisti (filo-francesi). Nel secolo del Barocco, anche i balletti di corte avevano nella meraviglia uno dei fini principali. E quale sorpresa poteva essere per i cortigiani una grande festa divisa in quattro stanze del Castello, ognuna delle quali rappresentava una delle province donate a Cristina? In ogni salone si trovavano scenografie che riproducevano i paesaggi delle quattro province e si potevano gustare i piatti tipici di quella terra. Ma, oh sorpresa, ci si muoveva stando seduti a tavola, attraverso un sofisticato marchingegno che faceva scivolare i commensali da una stanza all'altra, senza farli alzare dal tavolo. Poi, dopo questa cena sontuosa, nel salone ci fu il balletto, diviso in vari quadri, in cui le quattro province vennero rappresentate attraverso i mestieri più caratteristici: la Savoia con i cacciatori, Nizza con i pescatori, il Piemonte con l'agricoltura e il Monferrato con i suonatori di cetra. Nel quadro della Savoia c'era anche il piccolo Carlo Emanuele, all'epoca 11enne, in quello del Monferrato lo stesso Filippo. Poi, dopo la rappresentazione delle province simbolicamente donate, era la volta del Re delle Alpi, impersonato da Carlo Emanuele, che dal suo carro d'argento dava la propria benedizione al regalo a Cristina, in segno di approvazione ai suoi tentativi di pacificazione. "La presenza in scena dei Duchi, che avevano appena rappresentato il successivo ingresso delle province nel Ducato, e lo sguardo benevolo loro rivolto da Carlo Emanuele apparivano come uno spaccato di storia patria, che, per metafora, ribadiva l'integrità territoriale degli stati sabaudi a fronte della presenza sul territorio di truppe francesi e spagnole" spiega Marino Palleschi nel lungo articolo di balletto.net.

Cosa non si scopre, incuriositi da un tweet e da una stampa in esso riportata.


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