lunedì 15 febbraio 2016

Il rammendo delle periferie di Renzo Piano, che a Torino non è stato

Qualche giorno fa ero in corso Grosseto e ne ho approfittato per andare a vedere uno degli interventi più famosi degli ultimi anni, nella periferia torinese, quello realizzato da G124, grazie allo stipendio da senatore di Renzo Piano. Si trova nell'isolato compreso tra corso Grosseto, via Ala di Stura, via Sospello e via Chiesa della Salute, nella periferia settentrionale della città, nel quartiere di Borgo Vittoria, nato sui terreni che furono insanguinati dall'assedio francese del 1706. E' stato realizzato qualche anno fa, nell'ambito del progetto dell'architetto genovese di rammendo delle periferie urbane.

Secondo Piano, infatti, la rinascita sociale ed estetica delle nostre città non può che partire dalle periferie. Diventato senatore, ha spiegato tempo fa, ha pensato "di lavorare sulla trasformazione della città, sulla sua parte più fragile che sono le periferie dove vive la stragrande maggioranza della popolazione urbana. Credo che il grande progetto del nostro Paese sia quello delle periferie: la città del futuro, la città che sarà, quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. Sono ricche di umanità, qui si trova l’energia e qui abitano i giovani carichi di speranze e voglia di cambiare. Ma le periferie sono sempre abbinate ad aggettivi denigranti. Renderli luoghi felici e fecondi è il disegno che ho in mente. Questa è la sfida urbanistica dei prossimi decenni: diventeranno o no parte della città? Al contrario dei nostri centri storici, già protetti e salvaguardati, esse rappresentano la bellezza che ancora non c'è".


La bellezza che ancora non c'è, mi piace come definizione delle periferie, ricca di ottimismo e di potenzialità. Renzo Piano parla degli interventi effettuati in periferia come "rammendi urbani", soluzioni che sanano le ferite aperte nel tessuto urbano dalle grandi fabbriche ormai dismesse, dalle ferrovie ormai sotterrate, proposte che, approfittando degli spazi da reinventare, migliorino la qualità della vita e rendano i residenti protagonisti. E' la stessa idea che ha mosso il progetto torinese: è stato individuato uno spazio non costruito, chiamato 'il parco senza nome', tra i grandi edifici dell'emergenza casa degli anni 70, una scuola elementare e l'arteria di corso Grosseto, e lo si è voluto trasformare in una sorta di ideale prosecuzione di via Gandino (sull'altro lato di corso Grosseto) e di via Fossata, un po' più a sud, immediatamente dopo l'omonima cascina. Una prosecuzione pedonale, che potesse così diventare una sorta di punto di ritrovo per i residenti, un catalizzatore di attività per i ragazzi e per i bambini delle scuole. Un lungo lavoro di ascolto e di analisi con le associazioni di quartiere ha individuato le esigenze intorno alle quali questo nuovo percorso poteva diventare un punto di incontro; così ai lati della strada pedonale sono stati costruiti percorsi sportivi, grazie a materiale di recupero, luoghi di socialità, grandi aiuole.

All'ingresso, su corso Grosseto, c'è una struttura di legno, una sorta di porta di accesso, coperta di pannelli, che apre poi agli altri spazi: gli assi di legno e gli scivoli del percorso sportivo, le panchine di legno per la socialità, le grandi vasche di piante, per le lezioni di botanica. I tre piccoli edifici che portano al parcheggio sotterraneo sono parte del paesaggio, inseriti in questa piccola promenade pedonale senza sembrare un corpo estraneo.


Sarebbe tutto bello e affascinante, a misura d'uomo e di bambino, se non fosse tutto abbandonato: le panchine hanno varie assi di legno divelte e sono inutilizzabili, le grandi aiuole non conoscono manutenzione da vario tempo, i teli e i pannelli della struttura lignea seguono il vento. Secondo i disegni di G124, da questo spazio riprogettato doveva partire una sorta di rinascita, anche con la presenza di progetti di Arte Contemporanea, che avrebbero potuto coinvolgere i più giovani. A giudicare dallo stato, sembra che non sia stato dato seguito a quel lavoro di riqualificazione e che il progetto di rammendo urbano sia stato lasciato a se stesso. Peccato.

Il progetto di Renzo Piano per le periferie italiane continua, potete seguirne idee, riflessioni e sviluppi nel bel sito web a esso dedicato: renzopianog124.com


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