lunedì 25 aprile 2016

Emilio Salgari, l'inventore della letteratura italiana per ragazzi

Il 25 aprile è giornata di festa in Italia e in Portogallo: la Liberazione di Milano e la Rivoluzione dei Garofani sono giornate storiche, contro guerre e dittature. Ma ci sono 25 aprile molto più tristi. Oggi, 105 anni dopo il suo suicidio, ricordiamo Emilio Salgari, che si tolse la vita nei boschi della collina torinese, il 25 aprile 1911. Fu (ed è) il più grande scrittore italiano di avventure per ragazzi. Sandokan, uno dei suoi personaggi più noti, ha segnato l'immaginario di intere generazioni di bambini e adolescenti, grazie al leggendario sceneggiato televisivo degli anni 70. E che rabbia avere genitori che ti spedivano a letto dopo Carosello e non poter commentare con i compagni di scuola le avventure dei tigrotti di Mompracem e della Perla di Labuan, che li entusiasmavano tutte le domeniche. Poi sono arrivati i manga giapponesi e le eroine argentine e l'immaginario dei ragazzini è cambiato. Ma se si pensa alla letteratura per ragazzi, nel cielo brilla sempre la stella di Emilio Salgari.

Che non era torinese, era nato a Verona nel 1862, in una famiglia di piccoli commercianti. Aveva studiato all'Istituto Nautico, aveva sognato di diventare capitano, immaginando forse già grandi avventure da vivere direttamente, era diventato giornalista de La Nuova Arena, quotidiano di Verona. E proprio nel quotidiano diede le prime prove da scrittore, pubblicando il racconto a puntate Tay-See. Il suo universo di avventure e personaggi esotici si stava formando, con una certa inclinazione per il Lontano Oriente, la Malesia, immaginata come un mondo selvaggio di giungle inestricabili, orgogliosi pirati, crudeli colonizzatori, lotte e rivalità con codici di fierezza, nobiltà e onore. Il romanzo successivo, La tigre della Malesia, fu apprezzatissimo dai lettori, così come La favorita del Mahdi. Oltre a scrivere come giornalista, fino a diventare redattore de L'Arena, nel 1885, Salgari scrisse molti romanzi e racconti con vari pseudonimi, senza però arrivare ad avere il necessario riconoscimento economico.

Persi i genitori, il padre si era suicidato nel 1889, dopo la morte della moglie, e sposata l'attrice Ida Peruzzi, Salgari si trasferì nel Piemonte, alla ricerca di migliori condizioni economiche. Per qualche tempo vissero nel Canavese, quindi si trasferirono a Torino, dove lo scrittore aveva firmato un contratto con l'editore Speirani. Ed è a Torino che inizia la disperata attività letteraria di Salgari, arrivato a scrivere una trentina di romanzi tra il 1892 e il 1898. Una famiglia numerosa da mantenere (Emilio e Ida ebbero Fatima, Nadir, Romero e Omar) e i debiti accumulati, fecero sì che i romanzi uscissero in modo frenetico, ben cinque in tre anni. L'instabilità economica spinse Salgari a firmare un contratto anche con la genovese Donath e la torinese Bemporad, così da moltiplicare il numero dei racconti da scrivere. E, dovendo scrivere di più, Salgari si manteneva sveglio e vivace fumando in modo inaudito.

Ma tanta attività letteraria non produsse i riconoscimenti economici conseguenti: i Salgari continuavano a vivere nell'incertezza economica e la critica continuava a ignorare un autore prolifico, che faceva sognare i ragazzi del suo tempo, con avventure esotiche e magnifiche. Salgari ottenne anche il titolo di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, grazie all'interesse della Regina Margherita, ma questo prestigioso riconoscimento non cambiò per lui lo stato delle cose. "La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notti, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere" scriveva all'amico Giuseppe Gamba, il suo primo illustratore, conosciuto durante un breve soggiorno a Genova.

Il crollo psicologico avvenne però nel 1911, quando Ida fu ricoverata in manicomio a causa della sua decadente salute mentale. Se Salgari era riuscito per anni a trattenere la delusione e il dolore per il successo di vendite ottenuto e i magri risultati economici, la malattia della moglie lo stremò. Solo, con quattro ragazzi da educare e da gestire, con un lavoro che lo occupava e lo ossessionava tutti i giorni, costringendolo a orari faticosissimi, non riuscì più a reggere il ritmo. Così, il 25 aprile 1911, mandò i figli a scuola, scrisse tre lettere che lasciò sul tavolo di casa, e si avviò verso i boschi della collina, alle spalle di corso Casale, dove si uccise a colpi di rasoio. Lo ritrovò una lavandaia. Luigia Quirico, in tasca aveva una delle invettive più famose contro gli editori: "A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna".

C'è un bel video su youtube, che usa le atmosfere e le immagini d'epoca, come se fosse un film muto, per ricostruire la storia di quest'uomo dalla grande fantasia, senza il quale il nostro immaginario sarebbe molto più povero. Si intitola L'ultima avventura di Salgari, è della Bamboo Production ed è stato realizzato per il centenario dal suicidio di Salgari, sulle struggenti note di Una furtiva lacrima cantata da Enrico Caruso. Non perdetelo, sono 4 minuti di grande emozione e dolcezza.


Nessun commento:

Posta un commento