martedì 26 aprile 2016

Piazza Castello e il funerale del duca Carlo Emanuele II

C'è una stampa che gira nel web e che mostra l'aspetto di piazza Castello, il giorno del funerale del duca Carlo Emanuele II, nel 1675. Di tutte le piazze storiche torinesi, piazza Castello è quella che ha subito le maggiori trasformazioni, forse perché è anche la più antica, quella in cui le autorità che si sono succedute hanno voluto mostrare il proprio potere terreno. Non è successo lo stesso a piazza San Carlo, che, pur in tutte le trasformazioni di via Roma, ha mantenuto il suo aspetto di piazza chiusa, dalle facciate omogenee volute da Carlo di Castellamonte e caratterizzata dalla presenza delle chiese (quasi) gemelle. E neanche a piazza Vittorio Veneto, che sin dalla sua costruzione è stata quinta straordinaria della città verso il Po, senza mai perdere il suo aspetto omogeneo, definito dall'architettura ottocentesca e dai portici, che dissimulano la pendenza del terreno verso il fiume.


Piazza Castello, invece, è stata continuamente trasformata, fino a lasciare Palazzo Madama, l'edificio più antico e più ristrutturato di Torino, quasi come un'isola, circondata dai palazzi di origine barocca e poi ricostruiti, con lo stesso stile, nel corso dei secoli. Nel 1675, alla morte del duca Carlo Emanuele II, Palazzo Reale aveva sostanzialmente l'aspetto odierno, le due maniche occupate oggi dall'Armeria Reale e da Palazzo Chiablese terminavano con due avamposti, collegati da un lungo porticato, sostituito poi nell'Ottocento dalla cancellata di Pelagio Palagi, sormontata dai due Dioscuri. Mancavano le cupole delle chiese di San Lorenzo e della Cappella della Sindone, che Guarino Guarini avrebbe realizzato nei decenni successivi, e fa un po' impressione vedere lo skyline torinese privo delle sue due cupole più preziose.

Fa meno impressione, bisogna ammetterlo, vedere sul lato dell'Armeria Reale la manica che prosegue fino a Palazzo Madama e poi oltre, creando un unicum di cui abbiamo perduto traccia. Palazzo Madama non aveva ancora la facciata barocca che Filippo Juvarra avrebbe realizzato nel secolo successivo, ma era già stata una delle residenze predilette della Madama Reale Cristina di Francia, la madre di Carlo Emanuele, che fece chiudere il cortile Medievale per creare la magnifica sala centrale, oggi Sala del Senato. A segnalare la differenza del Palazzo rispetto alle maniche che lo affiancavano, c'era la facciata, con lesene a sottolinearla, un balcone che permetteva ai sovrani il saluto al popolo e un fossato, che ricordava il passato di fortezza medievale dell'edificio.

Nella stampa, la piazza è occupata dal corteo funebre di Carlo Emanuele II, che morì appena 40enne, dopo aver regnato davvero solo per una decina d'anni, a causa dell'ingombrante presenza della Madama Reale. I suoi 12 anni di regno furono proficui per il Ducato, grazie alle riforme che riuscì a realizzare. Prima tra tutte quella dell'esercito, che liberò il Duca dalla presenza di mercenari, con reggimenti composti da piemontesi. Poi ci fu la riforma della scuola, che Carlo Emanuele cercò addirittura di rendere pubblica, con le spese di gestione a carico dei Comuni. E non bisogna dimenticare il secondo ampliamento di Torino, da lui iniziato e di cui la piazza a lui dedicata avrebbe dovuto essere il fulcro, prendendo ispirazione dalle piazze chiuse parigine. Secondo i primi progetti, doveva avere forma ottagonale, ma l'irregolarità degli isolati spinse alla progettazione di una piazza dalle forme rettangolari e oggi piazza Carlina, sebbene non abbia più l'unità di stile della sua concezione, è una delle più importanti piazze del centro della città. L'architetto di Carlo Emanuele II fu Carlo di Castellamonte, che realizzò per lui anche piazza San Carlo e iniziò le trasformazioni del Castello di Rivoli e la progettazione della Reggia di Venaria. Un regno breve, ma fecondo, tra le Reggenze, non sempre all'altezza delle aspettative, delle due Madame Reali, sua madre Cristina e sua moglie Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, che gli aveva dato un unico figlio, ma indimenticabile per la storia del Ducato, Vittorio Amedeo II, il primo sovrano sabaudo a diventare re.


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