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mercoledì 13 aprile 2016

Vittorio Amedeo II, il Duca di Savoia che divenne Re

L'11 aprile 1713, 303 anni fa, veniva firmato il Trattato di Utrecht, che trasformava il Ducato di Savoia in Regno e univa il suo destino a quello della Sicilia. A ottenere il sospirato titolo, era stato Vittorio Amedeo II, una delle figure più affascinanti e complesse espresse dalla dinastia sabauda nella sua storia millenaria. Quando nacque, nel 1666, dal duca Carlo Emanuele II e dalla moglie Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, non sembrava destinato a una vita avventurosa. Pallido e gracile, sembrava il classico erede al trono di salute cagionevole, che caratterizzava tutte le Famiglie Regnanti. Sapete che i grissini sono stati inventati per lui? Il duca doveva seguire una dieta precisa a causa della sua salute: doveva mangiare un pane friabile e ben digeribile e per questo il panettiere di corte, Antonio Brunero, inventò una nuova pasta e, quindi, il grissino.

Diventato Duca a 9 anni, sotto la reggenza della madre, la seconda Madama Reale, Vittorio Amedeo mostrò di che pasta era fatto a 13 anni. Maria Giovanna Battista amava il potere e, decisa a non cederlo al figlio, prossimo alla maggiore età (15 anni per un sovrano), iniziò le trattative per sposarlo a Isabella Luisa, figlia ed erede di re Pedro II del Portogallo. In base agli accordi, Vittorio Amedeo si sarebbe trasferito a Lisbona, dove sarebbe diventato re del Portogallo, lasciando così la madre libera di governare il Ducato. Ma il giovanissimo Duca, che non aveva intenzione di abbandonare Torino, fece credere agli ambasciatori portoghesi in visita di essere di salute molto cagionevole e piuttosto debole, così le nozze saltarono. E, raggiunta la maggiore età, decise di condurre da solo i negoziati per il proprio matrimonio, spiazzando la madre. Lo scopo principale del giovane principe era liberarsi dell'invadenza materna e prendere il potere che gli spettava e che la Madama Reale, con una scusa o con un'altra, non gli cedeva. Vittorio Amedeo si rese conto che per raggiungere il suo scopo doveva gestire in proprio il rapporto con la Francia e con il suo re, Luigi XIV, così, non avendo questi figlie, rivolse lo sguardo ad Anna Maria d'Orléans, figlia di Philippe, il fratello minore del re e fondatore della Casa d'Orléans. Alla Madama Reale non restò altro che farsi da parte e cedere il potere al figlio e alla nuova Duchessa consorte.

Questo il prologo a una vita straordinaria, in equilibrio perenne tra le grandi potenze, per garantire identità e sopravvivenza a uno Stato transalpino, sempre nella mira per la sua posizione strategica, in grado di garantire il passaggio in Italia da Occidente. Per Vittorio Amedeo ci fu all'inizio l'alleanza tollerata con la Francia e, quindi, l'accordo con la Lega di Augusta, in chiave anti-francese. La lunga storia del duca sabaudo parla di un uomo che non aveva una sola parola e che cambiava le alleanze secondo le convenienze del momento, sempre con l'obiettivo di garantire sopravvivenza al Ducato e gloria alla sua Dinastia. Lo si vide nella lunga guerra che portò all'Assedio di Torino, nel 1706. Deciso a liberarsi del giogo di Luigi XIV, aveva saputo abilmente negoziare con lui, durante una guerra guerreggiata tra Piemonte e Delfinato, ora essendo suo alleato, ora suo nemico, per ottenere i maggior vantaggi possibili, senza fidarsi di nessuno, a parte, probabilmente, il cugino Eugenio di Savoia-Soissons, il più grande condottiero del XVII e XVIII secolo. Fu Eugenio a evitare l'assedio di Cuneo, nel 1691, e ad aiutare Vittorio Amedeo a liberare Torino dal suo assedio più famoso e più pericoloso, nell'estate del 1706. Dopo aver rafforzato le difese della città e della sua Cittadella, dotata di lunghe e complicate gallerie sotterranee fin oltre le mura, Vittorio Amedeo lasciò la capitale, non per mettersi in salvo, ma per compiere rapide e continue incursioni contro gli assedianti francesi, in modo che non si sentissero mai al sicuro. Così la città e il suo Duca trascorsero settimane, nell'attesa dell'arrivo del Principe Eugenio, frenato dai franco-spagnoli in Lombardia. Saliti poi insieme sulla collina di Superga, i due cugini studiarono la strategia per liberare Torino dall'assedio. La battaglia di liberazione iniziò il 7 settembre 1706 e fu devastante per i francesi, costretti a una precipitosa ritirata oltre le Alpi. Non paghi, e in accordo con gli alleati, Vittorio Amedeo ed Eugenio continuarono la guerra in Francia, fino a Tolone, e, di ritorno in patria, si ripresero Exilles, Fenestrelle e Susa.

Con la pace di Utrecht, firmata nel 1713, Vittorio Amedeo ottenne il Monferrato, la Valsesia, l'alta Val di Susa e le Langhe: il Piemonte iniziava a prendere forma e a essere la regione che è oggi, sotto un unico sovrano. E non solo. Ai Savoia andava anche la Sicilia, ceduta malvolentieri dalla Spagna, sua storica dominatrice, e il titolo regio. Per la prima volta nella storia, i Savoia, una delle dinastie europee più antiche, il cui fondatore, Umberto Biancamano, aveva vissuto intorno al Mille, si potevano fregiare del titolo di Re. La Sicilia era lontana, era solare, era barocca, quanto di più distante si possa immaginare dall'austerità sabauda e continentale. Ma questa differenza non fu un ostacolo, né per la Sicilia né per il Piemonte in formazione: Vittorio Amedeo e Anna Maria salparono da Nizza il 3 ottobre 1713 per raggiungere il nuovo territorio e la notte di Natale, nella meravigliosa Cattedrale di Palermo furono incoronati re di Sicilia. Furono solo quattro anni in comune, ma diedero tanto, sia a Torino che a Palermo.

Cosa abbia rappresentato il Governo sabaudo per l'isola lo racconta il sito www.ilportaledelsud.org: "In un suo discorso al parlamento siciliano, il nuovo re dichiarò: 'I nostri pensieri non sono rivolti ad altro che a cercare di avvantaggiare questo Regno per rimetterlo, secondo la Grazia di Dio, al progresso dei tempi, riportarlo al suo antico lustro e a quello stato cui dovrebbe aspirare per la fecondità del suolo, per la felicità del clima, per la qualità degli abitanti e per l'importanza della sua situazione.' Vennero infatti presi provvedimenti per contrastare il brigantaggio, dare fiato alle attività mercantili, risanare le finanze e riorganizzare l'esercito. Vittorio Amedeo cercò di fare del suo meglio: pur essendo un fautore convinto dell'assolutismo non mise mai in discussione il (pur discutibile) parlamento siciliano, introdusse nell'isola sistemi di gestione finanziaria e politica diversi da quelli spagnoli, eliminando le frodi doganali e rendendo efficaci le leggi di pubblica sicurezza che responsabilizzavano i baroni per i delitti commessi nelle loro terre, e obbligando i baroni a pagare i debiti. Ma quando si tratta di pagare si viene considerati 'necessariamente' cattivi ed il 'povero' Savoia passò alla storia come fosse stato una sanguisuga. In realtà il sabaudo si mostrava più vicino alla Francia illuminista che alla Spagna o all'Austria. Ma rimase troppo poco tempo e in questo tempo fu costretto ad affrontare, o meglio continuare, una guerra con la Santa Sede. Una guerra 'ridicola', perché non scoppiata per 'grandi temi' ma semplicemente per una tassa da pagare su un pugno di ceci!"

Cosa abbia rappresentato il Regno di Sicilia per Torino e il Piemonte si può riassumere con poche immagini: la Basilica di Superga, Palazzo Madama, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, la Reggia di Venaria Reale, la chiesa di San Filippo Neri. In una parola, Filippo Juvarra, il grande architetto siciliano che trasformò radicalmente l'immagine di Torino e le donò uno dei suoi simboli più amati, la Basilica di Superga, costruita sul colle da cui Eugenio e Vittorio Amedeo studiarono la strategia per battere i Francesi, nel 1706. Se in pochi anni siamo riusciti a darci tanto, chissà cosa sarebbe stato se fossimo rimasti insieme. Nel 1718, dopo l'invasione della Sicilia da parte della Spagna, ci fu uno scambio di isole per i Savoia, che divennero così Re di Sardegna. E cosa sia stato il Regno di Sardegna per l'Italia lo sappiamo tutti.


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