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lunedì 1 agosto 2016

Qualche idea sul prossimo Salone del Libro di Torino

Parlare o non parlare del Salone del Libro di Torino, che l'Associazione Italiana Editori (AIE) vorrebbe affossare, organizzando una kermesse sull'editoria nello stesso periodo a Milano?

Ci ho pensato molto, in questi giorni di rabbia e di delusione. Rabbia e delusione allo scoprire che l'Italia non è un Paese che fa squadra, che è inutile parlare di Cultura e Turismo come risorsa nazionale se poi si continua a lottare per campanili e a pensare per signorie.
Ma devo anche dire una cosa, onestamente: al Salone del Libro di Torino non ci mettevo piede da anni, a parte l'edizione 2014, che ho visto solo perché volevo vedere la Cupola di San Pietro fatta di libri, nello stand di Città del Vaticano. Non ci mettevo piede da anni perché nella vita posso superare molte cose, ma non la mancanza di puntualità e le code. E per me 5-6 persone davanti sono una coda da prendere e andare via, per cui immaginate come potevo entrare al Salone del Libro, che mostrava compiaciuto le lunghe code di ingresso (mania di molti enti culturali italiani, che considerano le code un segno di successo e non un'indicazione di fallimento nell'accoglienza). Nei primi anni il Salone del Libro era un'occasione per scoprire libri altrimenti introvabili, si potevano ascoltare scrittori altrimenti irraggiungibili; mi ricordo la passione con cui avevo seguito gli autori latinoamericani, nell'anno in cui Latinoamérica era l'ospite del Lingotto e i suoi scrittori, la sua politica, la sua cultura erano tutti da scoprire (non c'era ancora Internet, che rendeva autonomi nella propria ricerca del sapere). Poi.

Poi le dimensioni del Salone sono cresciute in maniera abnorme, come l'autocompiacimento. E il Salone delle chicche, degli autori da scoprire, delle conferenze da seguire, è diventato l'ennesima kermesse di facce che trovi ovunque (davvero avevamo bisogno di portare a Torino autori mediatici degli ultimi bestseller, intervistatissimi da tutte le testate, presenti in tutti i tg a presentare l'ultima fatica? E davvero c'era bisogno dell'ennesimo showman prestato alla letteratura che aveva già presentato il suo libro in tutte le trasmissioni e stressava anche nel web?). L'ultima volta che sono stata al Salone volevo seguire la conferenza di qualche economista, non ricordo chi, sorry, mi ricordo solo che era in Sala Gialla e che un'ora prima c'era una coda di oltre un centinaio di persone che aspettava di entrare (e dovevano pure uscire quelli che stavano seguendo l'incontro in corso, se non erano già dentro in attesa dell'economista). Io in quel casino, in coda per un'ora per un economista intervistato spesso sui quotidiani e dotato di blog da cui esprime disappunto, idee e proposte? Ovvio che giammai!

Non so quanti siano quelli che, come me, pensano che il Salone del Libro si fosse un po' perso in questi anni, proprio per la mania di diventare sempre più enorme, sempre meno gestibile dai suoi fruitori (ma quante conferenze in contemporanea pensano si possano seguire, gli organizzatori?), come se i numeri d'ingresso fossero il segno del successo e non la capacità di far scoprire autori, di dare spazio a chi in genere finisce in seconda fila negli scaffali, di organizzare conferenze gestibili e interessanti. Ma, seguendo le vicende di questi ultimo giorni, che hanno portato l'AIE a organizzare una propria Fiera o-come-la-chiameranno a Rho (MI), e che hanno spinto dodici editori indipendenti a dimettersi dall'AIE per continuare a sostenere il Salone, ho scoperto che siamo in tanti a pensare che questo 'scippo' dev'essere un'occasione di innovazione, per fare qualcosa di nuovo, di bello e di diverso, che parli a editori e a lettori e che permetta a entrambi di (ri)scoprire il piacere della Cultura, dell'Incontro, dello Scambio. E per questo, lascio cose a cui ho pensato in questi giorni:

1 Un Salone con un calendario di eventi, incontri e conferenze più gestibile dal pubblico (sì, anche da chi, come me detesta le code e non trova che stare un'ora e mezza in piedi ad aspettare di entrare in una sala sia la cosa migliore perché wow, sta avendo un sacco di successo e adesso mi faccio un selfie e lo pubblico sui social). Meno personaggi nazional-popolari, più autori interessanti e sconosciuti, magari da lanciare proprio al Salone. Facciamo 10 incontri al giorno e non 100, ma che abbiano qualcosa da dire al pubblico, che siano degli unicum, eventi imperdibili e non l'ennesima intervista compiacente all'autore della grande casa editrice che deve prendere l'ultimo treno per Milano perché lo aspettano per un'intervista in tv (che ci vado a fare al Salone, se poi lo vedo in tv?!)

2 Un Salone che scopra i nuovi modi di leggere e il ruolo del web: le case editrici che pubblicano solo ebooks, i siti web palestra di nuovi autori come Wattpad, gli scrittori delle auto-pubblicazioni e i siti che le facilitano. In fondo è da Wattpad, dai forum, dalle auto-pubblicazioni, che molti autori sono poi riusciti a passare alla carta. Perché non dare spazio anche a loro?

3 Un Salone che non stia chiuso solo al Lingotto e che, come ha già fatto negli ultimi anni, approfitti delle eccellenze di Torino e dell'enorme passione con cui i torinesi seguono sempre gli eventi culturali organizzati nella loro città. Torino è appassionata, anche se non ci crede nessuno. Partiamo da questo, dal Circolo dei Lettori, dalle librerie, dai caffè, dalle biblioteche, per portare gli autori ovunque, periferie comprese, e per far conoscere a chi continuerà a venire a Torino, le altre eccellenze della nostra città.

4 Un Salone che riconosca i dodici editori che si sono dimessi dall'AIE per sostenerlo (sono dodici, come le colonie americane che fondarono gli Stati Uniti d'America, non so che senso abbia l'associazione di idee, ma mi piace); che ci siano eventi speciali in cui add editore, Edizioni e/o, Iperborea, la Nuova Frontiera, LiberAria Editrice, Lindau, minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, O Barra O, SUR e 66thand2nd, abbiano attenzione, spazio e occasione di presentare i propri autori e i propri progetti. Se lo meritano.

Rotta su Torino è un piccolo blog che non parla 'di' Torino, ma 'della' Torino che piace a me, che sono la sua autrice. Lo realizzo con passione e un filo di divertimento, anche per questo è a disposizione del Salone del Libro che verrà.


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