giovedì 13 ottobre 2016

5 architetti per la storia dell'architettura di Torino

Riassumere secoli di storia dell'architettura torinese nei nomi di cinque architetti è difficile, ma è una di quelle sfide da prendere o lasciare. E se si prende, può essere anche divertente. Cosa sarebbe di Torino senza Guarino Guarini e senza Filippo Juvarra? Non sarebbe la stessa, lo sappiamo. E cosa sarebbe Torino senza la Mole Antonelliana e il genio di Alessandro Antonelli? Anche in questo caso, non sarebbe la stessa. La difficoltà arriva quando, dopo quattro secoli, Torino non è più capitale dei Savoia e l'architettura non è più strumento di propaganda politica. Quali sono gli architetti più rappresentativi degli ultimi due secoli torinesi? Ho scelto Pietro Fenoglio, il padre del liberty, e Roberto Gabetti, che con i suoi progetti e le sue lezioni in Facoltà, ha influenzato le ultime generazioni di architetti.



Guarino Guarini
Nato a Modena nel 1624, teatino, Guarino Guarini è l'uomo che ha disegnato lo skyline barocco cittadino. E' stato Guarini a introdurre la sontuosità della linea curva, a volte persino sensuale, nell'architettura torinese. La pianta ottagonale di San Lorenzo, con i lati alternatamente concavi e convessi, e la cupola con i suoi archi, sono uno degli esempi più belli dell'uso della curva in architettura e della luce come simbolo della sapienza di Dio. La curva domina anche il disegno della Cappella della Sacra Sindone, uno dei vertici del Barocco Europeo, con una cupola a pagoda impostata su sei grandi finestroni ad arco, e con archetti sovrapposti, all'interno dei quali si aprono piccole finestre. Ma è nella sontuosa facciata di Palazzo Carignano che Guarino Guarini esalta tutte le potenzialità della linea curva anche nell'architettura civile. E non solo: per la prima volta, grazie a lui, i mattoni hanno un'interpretazione aulica e sostituiscono marmi e stucchi con grandiosa dignità, disegnando la facciata e il cortile interno di quello che rimane sempre il più bel palazzo barocco cittadino.



Filippo Juvarra
Nato a Messina nel 1678, anche lui ecclesiastico, è l'architetto a cui Torino deve la sua immagine di capitale; ha inciso nel disegno del territorio, con le viste assiali che collegano la chiesa di Superga, da lui costruita, e il Castello di Rivoli, da lui ristrutturato; ha offerto l'immagine più raffinata e sontuosa della dinastia sabauda, progettando per lei la splendida Palazzina di Caccia di Stupinigi e l'altrettanto splendida Galleria Grande, il vertice del suo intervento nella Reggia di Venaria Reale. Ha realizzato piccoli e grandi gioielli, ancora presenti nell'immaginario cittadino più profondo: non c'è solo la chiesa di Superga, ma anche la facciata di Palazzo Madama, la chiesa di San Filippo Neri, la più grande di Torino, la chiesa di Santa Cristina, in piazza San Carlo; poi c'è un gioiellino che raccomando sempre di visitare, ogni volta che Palazzo Reale lo apre al pubblico, con le sue visite guidate: la Scala delle Forbici, che collega il primo piano con gli appartamenti di Carlo Emanuele e Anna Cristina e che testimonia il genio architettonico e la vitalità decorativa del grande architetto messinese. Potremmo dire che è stato il più importante architetto di Torino, per come ha saputo influenzare il nostro immaginario in questi ultimi 300 anni?



Alessandro Antonelli
Nato a Ghemme nel 1798, è uno degli architetti più ambiziosi e incompresi dell'Ottocento italiano. Torino gli deve la Mole Antonelliana e basterebbe lei per inserirlo per sempre nella lista degli architetti più importanti della storia cittadina. Di Antonelli colpisce la grandiosità dell'immaginazione tradotta in progetti e lo slancio verticale delle sue costruzioni più famose, la Mole Antonelliana, la cupola della Basilica di San Gaudenzio di Novara, la Casa Scaccabarozzi (la Fetta di Polenta, insomma), il Santuario del Crocefisso di Boca. Molti i suoi progetti rimasti incompiuti, sia per l'arditezza delle forme che per l'abbandono dei committenti, stremati. Rimangono le sue architetture audaci, queste cupole che bucano il cielo con il loro slancio verticale e per noi torinesi rimane la Mole Antonelliana, il nostro punto di riferimento e il simbolo non solo della città, ma dell'epoca in cui l'uomo credeva in se stesso e nel progresso della scienza, tanto da poter sfidare il cielo.



Pietro Fenoglio
E' il primo architetto torinese della lista, essendo nato a Torino nel 1865. E' uno dei massimi esponenti del liberty e la sua architettura ha profondamente influenzato l'immagine di Torino a cavallo dei due secoli. La sua opera più famosa è la Casa Fenoglio-Lafleur, in corso Francia, ma non si possono non citare Villa Scott e le numerose palazzine e ville costruite in Cit Turin, il quartiere liberty per eccellenza, tra via Principi d'Acaja, via Piffetti, via Cibrario. Porta la sua impronta l'idea del bello e dell'elegante della Torino tra i due secoli: il bow-window., i balconcini in ferro battuto, la leggiadria delle decorazioni delle facciate, le vetrate colorate, l'architettura che non tradisce il rigore della città. E non solo. Fenoglio è stato anche un grande architetto industriale. Nella città che si avviava alla forte industrializzazione che avrebbe poi caratterizzato il suo XX secolo, Fenoglio ha firmato le Officine Grandi Motori di via Luigi Damiano, la Conceria Fiorio, lo stabilimento della Società Anonima Diatto, in Borgo San Paolo. Nella lista anche il Villaggio Leumann, a Collegno (TO), non solo una fabbrica, ma anche un'idea di società, più attenta alla dignità dei dipendenti e dei lavoratori.



Roberto Gabetti
Nato a Torino nel 1925, è stato con il collega Aimaro Isola uno dei più importanti architetti italiani del Novecento. Tra le sue opere più celebri, la Bottega di Erasmo, la Borsa Valori, i Tetti Blu di Rivoli, il Centro Formazione di Iveco, l'ampliamento del Museo di Antichità. La sua è stata un'architettura rigorosa, attenta all'inserimento coerente negli isolati esistenti. Avendo studiato alla Facoltà di Architettura negli anni in cui insegnava ancora, ricordo quanto fosse influente in Facoltà il suo insegnamento: i suoi laboratori multidisciplinari con Aimaro Isola, i suoi libri, i suoi edifici hanno profondamente segnato il nostro immaginario. Me ne sono accorta anche durante le interviste che ho realizzato agli architetti autori delle riqualificazioni delle architetture industriali (potete leggere i post su Architetture ex industriali), da cui trarrò un ebook, approfittando del materiale che ho conservato e non inserito negli articoli. Roberto Gabetti è stato segnalato da molti architetti come un modello e un punto di riferimento per il loro lavoro, avendo loro insegnato a rispettare l'esistente e a non violentarlo con architetture estranee. Concetti molto torinesi, in fondo e si tornerà anche su questo, nel futuro ebook.


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