lunedì 24 ottobre 2016

Il progetto della Fondazione Merz, un lavoro di squadra che sfida il tempo

Il viaggio di Rotta su Torino tra le architetture ex industriali convertite a nuova vita termina dov'era iniziato a gennaio: alla Fondazione Merz, in via Limone 24. E' iniziato con una bella conversazione con l'architetto Mariano Boggia, che fu braccio destro di Mario Merz e che ha raccontato le esigenze della committenza, e finisce con un bell'incontro con l'architetto Cesare Roluti, che con il collega Giovanni Fassiano ha curato il progetto di riqualificazione dell'ex centrale termica della Lancia, in Borgo San Paolo. Tutte le conversazioni con gli architetti sono state davvero affascinanti e hanno svelato lati inaspettati di quello che c'è dietro un progetto di riqualificazione; mi hanno lasciato così tanto materiale che ne farò presto un ebook (tornerò a parlarne).

L'incontro con Cesare Roluti ha posto un tema finora non affrontato e che però è molto interessante: cosa succede se il committente ha una personalità carismatica, decisa e travolgente e cerca nell'architetto il professionista che risolva tecnicamente le proprie idee?


"Mario Merz è sempre stato un cittadino del mondo, non ha mai mostrato grande interesse per la torinesità, era un artista che andava e veniva. Poi, a un certo punto, c'è stato un movimento per convincerlo a dare una sede alle sue opere straordinarie, il Comune ha dato in comodato l'ex centrale termica della Lancia e abbiamo iniziato a lavorarci. Per capire questo progetto, dobbiamo avere chiaro che racconta l'anima di Mario Merz ed è come lui l'ha voluto. Mario era un uomo anziano, consapevole che lì si sarebbe conservata la sua memoria anche dopo di lui, possiamo considerarla il suo legato, dunque il suo impegno diretto è comprensibile. Non c'è cosa nella Fondazione, che non sia stata discussa da e con lui: dalle pareti bianche e libere alle finestre luminose, fosse stato per lui avrebbe fatto una scatola di luce trasparente, dato il suo rapporto senza mediazioni con il mondo esterno, ma c'erano i vincoli imposti dalla Sovrintendenza e alcune scelte sono state frutto di un compromesso ragionato con lui".


Ma quando un architetto lavora con una personalità così prorompente, cosa rimane per lui in una ristrutturazione? "Rimangono le scelte tecniche, come risolvere i problemi che il committente ti pone, quali materiali utilizzare, quali soluzioni possibili in base alle richieste. Poi bisogna pensare alle opere di Merz: in genere le opere vengono ospitate in Musei più o meno esistenti, qui si trattava di costruire, in un edificio già esistente, uno spazio straordinario per le opere di Mario, che sono sempre state enormi. Era necessario dare a questi lavori uno spazio adeguato, che li valorizzasse. E' stata una bella sfida." E lo è stata in molti sensi. "Quando disegni un edificio e lo plasmi secondo le tue idee vai quasi con il pilota automatico, non sfida tanto le tue conoscenze e la tua creatività quanto lo sforzo di dover adattare un interno già esistente. La Fondazione Merz è stata una sfida molto interessante, sia perché bisognava mediare tra un edificio con una storia e la sua nuova destinazione, sia perché il committente era un uomo dalle idee molto chiare, che non si curava dei dettagli, che però erano fondamentali. Lui ti diceva 'questo spazio lo voglio così', provavi a spiegargli che non stava in piedi e per lui era un dettaglio insignificante e quindi dovevi trovare una soluzione alternativa. Sono tutte cose che ti mettono alla prova come professionista e ti propongono sfide molto interessanti". Sfide che rappresentano anche il futuro della professione: "La tendenza è la riduzione di terreni edificabili in favore di interventi su edifici già esistenti e con questo noi architetti dovremo fare i conti. Dobbiamo essere preparati a lavorare negli spazi interni e a mettere in gioco lì la nostra competenza e la nostra creatività".

La riqualificazione dell'ex centrale termica si è caratterizzata anche per i cambiamenti in corso d'opera: "Al piano inferiore avevamo disegnato uno spazio per i magazzini, ma quando dalla Fondazione lo hanno visto, lo hanno immaginato subito come un'altra sala per le mostre temporanee e quindi lo abbiamo adattato; poco prima dell'inaugurazione si è deciso un collegamento tra queste sale e le vasche degli ex serbatoi. Diciamo che non è stato un progetto disegnato e realizzato, ma una sorta di work in progress".

A Mario Merz era piaciuta molto la forte connotazione industriale dell'ex impianto Lancia, che si associava bene alla maestosità delle sue opere. "La prima volta che siamo entrati è stato quasi uno choc, la situazione era disastrosa, dentro c'era di tutto, l'edificio era abbandonato da tempo. Ma abbiamo ammirato sin da subito la sua dignità architettonica: all'esterno non abbiamo fatto alcuna modifica, non solo per i vincoli, ma anche per scelte di Merz, che ha voluto conservare la scritta Lancia della facciata, e per nostra convinzione, data la bellezza dell'architettura industriale. Abbiamo mantenuto i serramenti originali e all'interno abbiamo avuto più libertà. La grande sala espositiva è a tutta altezza, per poter collocare le opere di Mario; su di essa si affaccia una sorta di balconata, che abbiamo realizzato per ospitare la biblioteca della Fondazione" ricorda Roluti.

E a oltre 10 anni dall'inaugurazione, Roluti definisce la sede della Fondazione Merz "un progetto in cui ogni elemento si incastra in modo giusto rispetto all'obiettivo"; è un lavoro di squadra, assicura, che ha coinvolto Fassiano, lui e i Merz, perché anche Marisa e Beatrice, la moglie e la figlia di Mario, hanno partecipato attivamente al disegno della sede. "Non potrei neanche dire cosa mi sia piaciuto di più, quali siano gli elementi caratterizzanti, è tutto frutto di un incastro, nessun elemento è più importante degli altri né cambierei niente, oggi, perché tutto è così come Mario Merz l'ha voluto, è un progetto che parla di lui ed è il suo legato alla posterità, impossibile cambiarlo".

C'è anche una consapevolezza che magari altri progetti non regalano: "Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con un grande artista, la Fondazione ci ha regalato un pezzo di immortalità, in qualche modo. La vera sfida è stata essere all'altezza di questo compito, perché sapevamo che saremmo stati giudicati come non sarebbe successo progettando altri edifici".


Gli articoli dedicati alle fabbriche ex industriali riconvertite:
Il progetto del BasicVillage, un villaggio aperto al quartiere - 22 febbraio 2016
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La Fondazione Merz, nell'ex centrale termica della Lancia - 25 gennaio 2016



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