venerdì 28 ottobre 2016

La flotta di Kublai Khan e Transitions, due mostre al MAO

Al MAO ci sono due belle mostre fotografiche, aperte al pubblico fino ai primi giorni di novembre.

Sono andata a visitare il Museo di via San Domenico 11 per vedere finalmente La flotta perduta di Kublai Khan; la cosa curiosa è che in questi giorni ho finito di vedere la seconda stagione di Marco Polo, in streaming su internet, e sono ancora intrisa di cultura mongola, con le ricerche nel web, alla fine delle puntate, per approfondire la storia di Kublai e di Karakorum, dell'imperatrice Chabi e dei khanati asiatici. Così vedere la mostra è stato un po' come essere a casa. Le belle fotografie e i numerosi video, raccontano una delle più straordinarie imprese dell'archeologia subacquea e contemporanea: nel 2006, al largo dell'isola Takashima, nel Giappone meridionale, sono stati ritrovati i resti della grande flotta con cui Kublai aveva tentato di invadere il Giappone per due volte, nel 1274 e nel 1281. In realtà i ritrovamenti erano iniziati decenni prima, con il recupero di anfore e reperti vari da parte dei pescatori, ma la mancanza di finanziamenti e di criterio scientifico avevano impedito una ricerca sistematica nei difficli fondali giapponesi.


E' stato l'intervento dell'italiano IRIAE, a dare una svolta: la metodologia proposta da Daniele Petrella, presidente dell'IRIAE, prevedeva infatti lo studio delle correnti marine e della morfologia dei fondali, per identificare la zona delle immersioni. E con questi studi sono stati ritrovati oltre 200 relitti, con i loro tesori di armature e suppellettili, che hanno aiutato a chiarire non solo uno degli episodi più importanti della storia del XIII secolo asiatico, ma anche lo stile di vita dei mongoli. Le fotografie mostrano gli incantevoli scenari della ricerca, le immersioni e il ritrovamento dei reperti, il lungo lavoro di conservazione e di studio; i video raccontano in italiano il lavoro degli archeologi subacquei, il significato della scoperta e il ruolo dell'IRIAE. Se avete visto Marco Polo, o siete comunque a conoscenza della saga di Kublai e delle sue guerre di conquista, dei suoi tentativi di far convivere le diverse culture del suo enorme impero, potete apprezzare ancora di più questa straordinaria figura politica, giunta a noi attraverso Il Milione e cronache lontane, altrimenti c'è Internet. L'importante è capire quanto sia stata importante questa scoperta archeologica, che non sarebbe stata tale senza il contributo dell'Italia e delle sue competenze.

L'Italia è protagonista anche di Transitions – l'umanità in transito, che mette al centro il Mediterraneo, come luogo di scambio e di transito. Si è accolti da un'installazione che evidenzia il Mediterraneo e cancella le terre che lo definiscono: sembra un Paese, fino a quando, in negativo, si vedono la forma dello Stivale e del Peloponneso e si capisce. Se il Mediterraneo fosse un Paese, viene subito da pensare. Tutt'intorno tante fotografie di uomini e di donne che emigrano, di barchette di legno abbandonate, di vita più o meno possibile nelle città d'Europa. Non più numeri, ma persone, volti negri fieri, di grandi occhi a volte sorridenti e a volte dolenti, di colorati copricapi africani per le donne, di sguardi lontani per gli uomini.


Victor López González, che ha realizzato le installazioni e le fotografie, non giudica. Si limita a mettere davanti agli occhi del visitatore la realtà: la fuga dalle guerre o dalla miseria, i mezzi di fortuna e di disperazione che si adottano, una vita clandestina, in tutti i sensi, nelle diffidenti città dell'accoglienza. Il giudizio del visitatore viene da sé e dipende dalla sensibilità di ciascuno: l'empatia del "e se fossi io al suo posto? In fuga dalla mia terra e alla ricerca di un futuro migliore?" dovrebbe essere quella più naturale, ma chi lo sa. Rimane in testa quell'installazione con il Mediterraneo che sembra un Paese, che è il Mare Nostrum e che ogni giorno è luogo di tragedie a cui si guarda con sguardo estraneo.

Entrambe le mostre sono comprese nel biglietto d'ingresso al MAO, che costa 10 euro, ridotto 8 euro, gratuito per gli under 18, i possessori della tessera Abbonamento Musei; l'orario di apertura è mar-ven ore 10-18, sab-dom ore 11-19, chiuso lunedì. La flotta perduta di Kublai Khan sarà aperta al pubblico fino al 20 novembre 2016. Transitions – l'umanità in transito chiuderà il 6 novembre 2016. Tutte le info su http://www.maotorino.it.


Nessun commento:

Posta un commento