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martedì 18 ottobre 2016

Nel cantiere di restauro della chiesa di Santa Chiara, a Torino

Grazie alla Compagnia di San Paolo, che li finanzia, nei mesi scorsi è stato possibile visitare i cantieri di restauro di alcune chiese del centro di Torino. L'ultima è stata la chiesa di Santa Chiara, nel Quadrilatero Romano, all'angolo tra via delle Orfane e della stessa via Santa Chiara. Appartenente al convento delle Clarisse, la chiesa ha tradizione antichissima: si hanno sue notizie già in età medievale, ma di quell'epoca non è arrivata a noi nessuna traccia.


L'attuale chiesa, con sontuosa facciata barocca, purtroppo non completamente apprezzabile sulla stretta via delle Orfane, è stata progettata nel XVIII secolo da Bernardo Vittone, quando il Convento delle Clarisse era arrivato a occupare già l'intero isolato. Essendo una chiesa conventuale, ha una concezione diversa rispetto alle chiese aperte al pubblico: è costituita da due sale, una, a pianta centrale, aperta al pubblico, l'altra, adiacente e di forma rettangolare, riservata alle monache. La chiesa a pianta centrale è tra le più interessanti del barocco torinese. E' impostata su quattro grandi pilastri, sui quali è stato realizzato un ottagono (e grazie ai quali non si nota che il lato all'angolo tra via delle Orfane e via Santa Chiara non è perfettamente ortogonale); i pilastri sono traforati e al livello superiore ospitano una sorta di coro; su di loro è impostata la bella cupola a spicchi ottagonale. Uno degli elementi più interessanti è il doppio involucro della struttura: la pianta centrale non si affaccia infatti 'direttamente' sulla strada, ma su una sorta di corridoio che la circonda; si nota soprattutto al piano superiore, dove i grandi finestroni si aprono su un corridoio, a sua volta illuminato direttamente dalla luce esterna, un effetto di luce indiretta, che nel cantiere non è chiaramente leggibile, a causa delle impalcature, ma si immagina facilmente come arrivi dall'alto e scenda sulle decorazioni dell'edificio; sarà una delle cose da scoprire e da ammirare, quando la chiesa sarà finalmente aperta al pubblico.


I restauri stanno riportando Santa Chiara ai suoi colori originari e stanno ripulendo le decorazioni, gli stucchi, gli scudi, in cui sono rappresentate scene di vita biblica e simbolicamente legate alla luce, citando indirettamente la Santa a cui la chiesa è dedicata. Quando saranno terminati restituiranno un edificio religioso dai colori chiari, in cui la luce avrà un ruolo primario, per affermare quella claritas, chiarezza, che arriva dall'Alto a prometterci la Salvezza. Le decorazioni, sobrie ed eleganti, come si conviene a una chiesa conventuale, sono settecentesche, gli arredi, ormai quasi inesistenti a causa della tumultuosa storia dell'edificio, trasformato anche in magazzino, risalgono al Novecento. La visita al cantiere permette di vedere da vicino le decorazioni del primo livello, fino agli scudi che decorano i grandi pilastri, sopra il primo ordine; è un'occasione unica ed emozionante, perché non sarà possibile vederli da così breve distanza non appena il cantiere sarà smantellato. Le guide, tutti giovani volontari del Gruppo Abele, che vivono nel convento, rivelano tante curiosità sulla struttura e sulle decorazioni; i restauratori spiegano il loro delicato lavoro, mostrando come sia lungo e complesso ripulire le pareti dalle pitture recenti, per riportarle allo splendore originale. La visita dura 45 minuti e permette di scoprire un piccolo gioiello dell'architettura torinese.

Dato il successo delle prime visite alla chiesa, l'iniziativa continua per tutti i venerdì di novembre 2016, alle ore 16 e 17, e il consiglio è davvero di partecipare, perché difficilmente i cantieri vengono aperti al pubblico e perché è appassionante scoprire quanta pazienza e quante competenze si nascondono dietro un restauro; per partecipare alla visita bisogna prenotare all'email cantiere.santachiara@gmail.com (è necessario indicare il numero di persone, il giorno e l'orario prescelto e un numero di telefono); alle visite non sono ammessi più di 12 persone, a cui è richiesto l'uso di pantaloni e di scarpe chiuse e senza tacchi, con suola di gomma.

Le fotografie interne della chiesa, pubblicate in questo articolo sono del fotografo Ernani Orcorte.


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