mercoledì 23 novembre 2016

Se la Madonna della Consolata di Torino fosse Iside?

Il Santuario di Santa Maria della Consolazione, nel cuore del centro storico di Torino, è uno degli edifici religiosi più antichi della città e, come la maggior parte delle chiese più antiche, sorge molto probabilmente sui resti di un tempio pagano. Se chiedete indicazioni con il suo nome ufficiale, molto probabilmente buona parte dei torinesi non saprà aiutarvi, ma se chiedete del Santuario della Consolata, non ci sarà torinese che non saprà aiutarvi per raggiungerlo.


La leggenda vuole che sia stato fondato nel V secolo dal vescovo Massimo, il primo vescovo torinese, che lo aveva dedicato a Sant'Andrea. Le origini del Santuario sono avvolte in leggende affascinanti e intriganti e portano il culto della Madonna della Consolazione direttamente a Iside, che fu molto popolare in area piemontese in epoca romana. Il fatto che la nuova chiesa fosse costruita su un tempio pagano dedicato a una divinità femminile facilita l'ipotesi. Ma Laura Fezia va oltre e nel libro Forse non tutti sanno che a Torino scrive: "Se analizziamo il nome popolare dato al santuario, la Consolata, sembrerebbe che fosse la la Vergine ad avere bisogno di conforto, non che fosse lei la consolatrice degli afflitti e allora, facendo un banale due più due, spunta il nome di Iside, l'inconsolabile vedova di Osiride".

A sostenere questo possibile legame tra Maria e Iside c'è anche il quadro della Vergine con il Bambino, posto nell'altare principale, in un tripudio di decorazioni barocca. Questo quadro ha una storia piuttosto complicata e non sempre provata. Ancora le leggende vogliono che sia arrivato a Torino intorno al Mille, con i monaci dell'Abbazia di Novalesa, in fuga dalle devastazioni dei Saraceni; un'altra leggenda spiega invece che questo quadro fosse già a Torino e che fosse andato perduto, venendo ritrovato nel 1104 grazie al cieco di Briançon, Giovanni Ravacchio, che arrivò in città giurando di aver avuto dalla Madonna le indicazioni per ritrovare il quadro. E, ritrovatolo, Giovanni riacquisto la vista. Il ritrovamento e il miracolo diedero un forte impulso al culto della Consolata: nel corso dei secoli, grazie anche all'interesse della dinastia sabauda, il Santuario si trasformò in una delle architetture barocche più affascinanti della città, grazie all'intervento di tutti i più importanti architetti di corte, da Guarino Guarini a Filippo Juvarra, e la Madonna della Consolata divenne una delle più amate dai torinesi.

Nel 1898, però, ci fu la grande sorpresa: per poter fotografare il quadro nella sua interezza, venne smontata la cornice e venne così scoperta una scritta sapientemente occultata, Santa Maria de Populo de Urbe, che datava il quadro al XVI secolo. Cos'era successo? Forse il quadro originale era andato di nuovo perduto o forse era andato distrutto in qualche guerra, fatto sta che il dipinto della Consolata è stato realizzato da Antoniazzo Romano su commissione del cardinale Della Rovere; l'artista si ispirò a una Madonna presente nella Cappella Paolina di Santa Maria Maggiore, a Roma, "una giovane donna con bambino, che si dice sia stata dipinta da San Luca e che intorno al 1240 era venerata come Regina Coeli".

Laura Fezia sottolinea come questa Madonna abbia un aspetto olivastro, "ben lontana dall'iconografia mariana cui la Chiesa ci ha abituati". E aggiunge: "Non dimentichiamo che le vaghe notizie sull'antico dipinto risalgono a poco prima del Mille, quando il culto della Dea Madre era ancora ben vivo tra il popolo: i monaci di Novalesa lo trovarono (o ritrovarono) dove probabilmente stava almeno fino al V secolo, quando il furore iconoclasta di san Massimo abbattè un preesistente tempio pagano che sembra si chiamasse Nostra Donna".

A sostenere l'idea che la Madonna con il Bambino rappresenti in realtà Iside con il piccolo Horus, c'è anche il fatto che il culto mariano si è affermato non dalle origini del Cristianesimo, ma dall'Alto Medio Evo, quando è stato necessario "sostituire le figure delle dee pagane con un'immagine femminile cristiana". Così si può ipotizzare che nel tempio pagano preesistente si venerasse sì la Consolata, ma che fosse Iside. Un'ipotesi affascinante, che conferma la forza del culto della dea egizia in Piemonte e che rende ancora più affascinante quell'epoca confusa, in cui gli antichi dei lasciarono il posto al Dio cristiano, regalandogli i propri miti e le proprie festività.


Nessun commento:

Posta un commento