mercoledì 8 febbraio 2017

E se i gioielli di Casa Savoia fossero esposti al pubblico?

E' successo che ero sul profilo di Instagram della Real Casa di Savoia e ho visto una storica fotografia dei gioielli della Corona italiana, scattata nel 1946, pochi giorni dopo il referendum e poco prima della partenza di re Umberto II per l'esilio. Mi ha colpito molto il testo che accompagna l'immagine: "Foto scattate il 5 giugno 1946 quando i gioielli della Corona del Regno d'Italia vennero depositati da re Umberto II nella Banca d'Italia. Sono passati quasi 71 anni e ancora oggi questo tesoro é "nascosto" nel bunker della Banca d'Italia. Non é mai stato esposto. Il rischio é che queste meraviglie possano essere seriamente compromesse dal tempo, soprattutto le perle. Le perle coltivate non sono fragili, ma richiedono una particolare attenzione per mantenere tutta la loro bellezza e durare nel tempo, la durata media della vita di una collana di perle di buona qualità è di due secoli. Una perla contiene il 4% di acqua, e per questo rischia di seccare. Se disidratata può diventare opaca e morire. Si deve quindi imperativamente e regolarmente far prendere aria alle perle e non "dimenticarle mai in un cassetto". Con la speranza che questo tesoro venga presto reso visibile agli italiani e al mondo, godetevi questo piccolo e raro scatto".


E' stato vedere questa foto di preziosi, che appartengono alla storia d'Italia, e andare a cercare maggiori notizie. Oltre che sull'inevitabilie wikipedia, le ho trovate su Altezza Reale, il primo blog italiano dedicato alle monarchie e alla loro storia. In un articolo firmato da Alessandro Sala si legge che, nel breve Regno d'Italia, fu la regina Margherita a dare lustro e coerenza allo scrigno della Corona. "Furono smontati e riordinati per volere della prima sovrana d'Italia Margherita. Infatti per il suo matrimonio furono creati i primi pezzi che vennero integrati negli anni fino alla creazione, per i 15 anni di matrimonio, del gran diadema nel 1883. Da questa data non furono più sottoposti a modifiche e il loro numero non fu più incrementato, come è dimostrato dall'inventario fatto dalla ditta Musy in quell’occasione e da quello effettuato nel 1946. Questi gioielli, come quasi tutti quelli più importanti della famiglia, vennero ideati e creati dalla gioielleria Musy, fondata nel 1706 e attiva ancora oggi, ditta fornitrice di casa Savoia dalla metà del XVIII secolo" scrive Sala "Dopo il referendum istituzionale, il 5 giugno del 1946 l’avv. Falcone Lucifero, reggente del ministero della Real Casa, si presentò alla Banca d'Italia con il cofanetto a tre piani in cui erano custoditi i gioielli della Corona e l'ordine di re Umberto II di riconsegnarli alla nazione ad uso di chi di dovere. Venne stilato un inventario con la descrizione dei pezzi, furono scattate delle fotografie e il cofanetto venne chiuso con 12 sigilli. In teoria oggi i gioielli dovrebbero essere ancora sigillati e il cofanetto può essere aperto solo in presenza del Presidente della Repubblica e del Governatore della Banca d'Italia. Il loro valore oggi, secondo alcune stime, si aggira sui 1,5 miliardi di euro e in totale ci sono pietre per più di 1200 carati".

Nel suo articolo, Sala analizza i vari gioielli: due bracciali, la spilla con il nodo sabaudo, il gran diadema, il gran diadema, le collane. Le foto d'epoca, che trovate nell'articolo, mostrano l'eleganza dei gioielli indossati da Margherita e da Elena, in grado di rivaleggiare con quelli delle altre dinastie europee per sfarzo e disegno. Il testo allarmante pubblicato su Instagram circa i pericoli che corrono i gioielli dei Savoia dovrebbe far riflettere sulla possibilità di esporli e farli conoscere a noi italiani e ai turisti che visitano il nostro Paese: re Umberto II li ha affidati all'Italia ed è dunque nostro dovere averne cura e farli conoscere. Parlano di una stagione della nostra storia millenaria, raccontano di una dinastia che ha regnato sull'unico stato transnazionale sopravvissuto per secoli sulle Alpi e poi capace di riunificare l'Italia, rendendo realtà un sogno accarezzato dalla caduta dell'Impero Romano, illustrano il talento e le capacità artistiche dei nostri designer e artigiani, ancora prima che il made in Italy si affermasse come marchio di qualità e di eccellenza. E per noi torinesi sono un motivo d'orgoglio e di vanto, all'essere la gioielleria Musy ancora in attività, in via Po 1.

Non ho mai apprezzato che la Repubblica neghi la storia d'Italia e la dignità millenaria di una dinastia, per affermare se stessa e i propri valori, e spero che prima o poi ci insegni a rispettare e ad amare i nostri 150 anni di storia comune, che non comprendono solo i 70 anni di Repubblica. Vienna ha saputo fare degli Asburgo e del loro Tesoro uno dei motivi di attrazione del grandioso Hofburg. E se trovassimo anche noi uno spazio a Roma (le Scuderie del Quirinale?) per mostrare i gioielli di quella che fu la Corona d'Italia per fare ammirare anche ai turisti stranieri i capolavori dell'oreficeria italiana e per iniziare a dare dignità alla storia d'Italia?


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