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martedì 28 marzo 2017

Il porto e il ponte vecchio nella Torino di Bernardo Bellotto, alla Galleria Sabauda

Ci sono quadri che quando li vedi finalmente nella Pinacoteca che li conserva pensi, wow, ma allora esistono davvero! Alla Galleria Sabauda succede non solo con i ritratti dei sovrani, visti tante volte tra i libri di storie e di architettura e il web. Al secondo piano, ci sono due Vedute di Torino firmate da Bernardo Bellotto, uno dei più celebri paesaggisti del Settecento veneto, nipote del Canaletto, alla cui scuola si era formato e che ha influenzato per anni la sua pittura. Poi zio e nipote presero strade diverse ed entrambi finirono per sviluppare una propria poetica: oltre Torino, Bernardo Bellotto visitò le grandi capitali dell'Europa orientale, Vienna, Dresda, Varsavia; di quella seconda parte della sua vita, a Torino potete ammirare due splendide vedute di Dresda alla Pinacoteca Agnelli, con un controllo dei chiaroscuri e un'attenzione per i dettagli paesaggistici che finirono con il differenziare il suo lavoro da quello del Canaletto; la cura dei paesaggi nei suoi quadri permise a Varsavia di ricostruire il proprio centro storico, dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale.


A Torino, Bellotto ha realizzato due Vedute, una nei pressi dell'unico ponte che attraversava allora il Po (tra la Gran Madre e piazza Vittorio Veneto, nella cittù odierna) e un'altra dal lato dei Giardini Reali. Entrambe permettono di avere un'idea realistica della capitale sabauda del XVIII secolo. Risale infatti al 1745 la Veduta dell'antico ponte sul Po, che ci regala numerosi dettagli sulla città. Il primo, più evidente, riguarda le condizioni fatiscenti dell'unico ponte che attraversava il Po; nel 1706, pochi mesi dopo la gloriosa fine dell'Assedio, con la cacciata dei Francesi, l'ennesima piena causò il crollo del sesto pilone, che trascinò con sé anche le ultime arcate verso la collina. Si decise di riparare il ponte con travi e pilastri di legno, che gli diedero l'aspetto provvisorio immortalato nel quadro; di lì a pochi decenni, nel 1810, Napoleone avrebbe fatto costruire il Ponte di pietra, arrivato a noi come Ponte Vittorio Emanuele I, il sovrano rimesso sul trono dal Congresso di Vienna, dopo la caduta definitiva dlel'Imperatore dei Francesi. Sulla sinistra, sulla cima del Monte dei Cappuccini, la chiesa di Santa Maria del Monte aveva ancora la sua alta cupola originaria, che avrebbe poi perso nel 1801. Ma a un'osservazione più attenta, quello che attira davvero l'attenzione è il forte contrasto tra la raffinata carrozza dorata che attraversa il ponte e la semplicità del suo intorno; un contrasto che racconta le pesanti disuguaglianze sociali del XVIII secolo e la vita semplice e povera dei torinesi di allora. Non solo il ponte restaurato alla meglio, ma anche le casupole delle lavandaie sulla riva di Torino, con tutti i panni stesi al sole, che non davano esattamente l'idea di decoro ed eleganza che ci si aspetterebbe da una grande capitale, quale i Savoia aspiravano fosse Torino; e anche la vita quotidiana di Borgo Po, sull'altra riva, con le botteghe, la legna accatastata all'esterno e, di nuovo, l'immagine così lontana da quella di una metropoli, seppure del XVIII secolo.


Sul fiume, sotto il Monte dei Cappuccini, il porto di Torino, con le imbarcazioni dei barcaioli e dei pescatori: era da lì che si partiva per navigare lungo il Po e verso la Granda (sull'altro lato si partiva invece per scendere il Po fino ai confini orientali del Regno). Sullo sfondo, all'epoca fuori città, la più vicina delle delizie, il Castello del Valentino, francesizzato dalla Madama Reale e con le quattro torri in bella evidenza, rispetto al loro attuale aspetto. C'è quasi niente in comune tra la Torino ritratta da Bellotto e quella che si osserva oggi dallo stesso angolo: quanta storia e quanti cambiamenti, eppure come è possibile riconoscersi ancora, in questo quadro.


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