domenica 26 marzo 2017

Nelle Cantine Bosca, innovazione e tradizione dello Spumante di Canelli

Delle famiglie storiche che fecero di Canelli (AT) la capitale della produzione dello spumante, solo i Bosca sono rimasti alla guida della propria azienda. Come ci sono riusciti? "Abbiamo sempre guardato fuori, alla ricerca di nuovi mercati e nuovi prodotti" sintetizza Pia Bosca, che con i fratelli Luigi e Polina rappresenta la sesta generazione della famiglia.


Canelli (sin) e Luigi, Polina e Pia Bosca (ds)

La storia di questa saga è raccontata in un bel video proiettato nelle splendide Cantine, parte di quelle Cattedrali Sotterranee diventate Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO: l'azienda è stata fondata nel 1831 da Pietro Bosca; a metà del XIX secolo, suo figlio Luigi attraversò l'Atlantico per ben 23 volte, grazie alla brillante intuizione di seguire gli emigrati italiani, per offrire loro i vini di casa e rendere meno dura la nostalgia; i suoi figli Pietro e Carlo furono spediti rispettivamente a Buenos Aires e a New York, dove aprirono le prime sedi d'Oltreoceano e impiantarono nuovi vigneti e nuovi stabilimenti (furono solo la morte prematura di Pietro e il Proibizionismo a fermare i progetti americani). Nel XX secolo, i Bosca portarono i loro prodotti in Svizzera, in Belgio e in Germania, per poi raggiungere, i numeri sono di oggi, ben 40 Paesi di tutti i continenti, (oltre che a Costigliole d'Asti, gli stabilimenti di produzione sono anche a Kaunas, in Lituania, e a Kaliningrd, in Russia); sono compresi Israele e l'India, dove è stata proprio la loro azienda a introdurre vino e alcol: "45 anni fa Luigi Bosca, chiamato dal governo indiano per risolvere un problema di surplus di uva, suggerì di fare vino, puntando sul suo valore di 'alimento'. Di lì nacque la partenrship che portò alla produzione dei primi vini indiani".

Non si è mai fermata neanche la ricerca di nuovi prodotti. "Quello che funziona è già obsoleto" dice Pia Bosca, spiegando la filosofia dell'azienda. Così sono nati i Toselli White e Red, che offrono il piacere delle bollicine senza una goccia di alcol; ho assaggiato il White sotto le splendide volte delle Cantine e ho potuto finalmente apprezzare le uve del Moscato, che però non hanno subito il processo di fermentazione, da cui si genera l'alcol. Se siete quasi astemi, come me, provatelo, per godervi il piacere di quei sapori con le bollicine e la sensazione di non essere più esclusi nelle feste e celebrazioni, con un bicchiere di aranciata in mano. Sono prodotti pensati anche per i mercati musulmani e infatti hanno ottenuto il Certificato di Qualità Halal; così come la linea Kosher è stata pensata per chi segue le regole ebraiche. "Solo il 10% della popolazione mondiale consuma alcol, chi pensa al restante 90%?" si chiede Pia Bosca per spiegare la nascita di questi prodotti (appartenendo al restante 90%, l'ho mentalmente ringraziata anche per lo spirito imprenditoriale, creativo e innovativo implicito nella domanda).


La sintesi della filosofia della famiglia è nelle sue Cantine. Sembrano davvero cattedrali, con alte volte di laterizio, lunghe navate in cui riposano migliaia di bottiglie, a seconda della fase del loro processo di affinamento. È qui che è stata vagheggiata per la prima volta l'idea dei Siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, che avrebbe poi coinvolto anche il paesaggio vitivinicolo di Langhe, Roero e Monferrato e gli infernot del Monferrato. Ed è stato dopo il riconoscimento dell'UNESCO, nel 2014, che la Cattedrale Sotterranea dei Bosca si è trasformata in un innovativo e fascinoso centro culturale.

Nel 2015, l'Anno Internazionale della Luce, è stato cambiato il sistema di illuminazione, basato adesso sulla tecnologia fotonica, in un suggestivo incontro multimediale di luci e suoni; lungo il percorso i visitatori incontrano vari video, proiettati sulle pareti delle cantine, che raccontano la storia della famiglia e il suo rapporto con Canelli. Un rapporto di affetto e di rispetto, che si è rivelato in tutta la sua forza nei giorni dell'alluvione del 1994, quando le cantine sono state invase da acqua e fango: "Dopo l'intervento dei vigili del fuoco, sono stati i canellesi, arrivati spontaneamente, ad aiutarci a liberare le cantine dal fango e a ripartire" A memoria di quei giorni drammatici, sono state lasciate decine di bottiglie infangate, così come sono state ritrovate allora, intatte ma ormai inutilizzabili. "Ci ricordano da dove siamo ripartiti" commenta Pia.Vent'anni dopo fanno ancora impressione, ma testimoniano l'intensità del legame con il territorio e i suoi abitanti.


Nelle cantine, modernità e tradizione si incontrano continuamente: le proiezioni, i giochi di luce delle tecnologie più moderne e le migliaia di bottiglie a riposo, secondo ritmi antichi. A sorpresa, poi, appare anche una magnifica installazione di Eugenio Guglielminetti, che rende omaggio allo spumante e al suo mondo e che rivela il gusto teatrale del celebre artista; un omaggio arriva anche dalla colonna sonora, dalla Norma di Bellini, che fu rappresentata per la prima volta nel 1831, l'anno di fondazione dell'azienda. Un anno che ritorna anche nell'atrio d'ingresso alle Cantine: ci sono centinaia e centinaia di bottiglie verdi, messe in fila una accanto all'altra quasi fino al soffitto; le si osserva e si pensa a un'originale installazione artistica, che ricorda l'attività familiare: ma non sono solo questo. "Sono bottiglie recuperate intatte dalle cantine allagate dall'alluvione, ma senza più le qualità necessarie per essere utilizzate, così abbiamo pensato di usarle in questo modo. Sono 1831 bottiglie e ricordano il 1994". Ed è come un cerchio che si chiude, in questo racconto di Pia Bosca, che unisce ancora una volta la capacità di guardare avanti con l'orgoglio di una tradizione lunga ormai due secoli.

C'è un'altra cosa di cui i Bosca sono orgogliosi e che dev'essere segnalata a chiunque voglia conoscere la loro storia: la visita alla loro Cattedrale Sotterranea è gratuita. "Le cantine sono Patrimonio dell'Umanità e siamo molto orgogliosi di questo, ma proprio per questo riconoscimento sono un luogo culturale e la cultura dev'essere accessibile a tutti. Per noi è importante che l'ingresso sia gratuito, a pagamento ci sono poi i nostri prodotti, per chi è interessato a degustarli e ad acquistarli" conclude Pia Bosca.

Sul sito www.bosca.it, tutta la storia di questa straordinaria eccellenza piemontese e tutte le indicazioni per prenotare le visite alle Cantine.


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